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Promozione

Calvario terminato! A 14 mesi dal grave infortunio, l'ex Atalanta riassapora il campo

Francesco Arrigoni vuole scrivere nuovi capitoli di storia a Paullo: «Cercherò di guidare la squadra»

La bandiera giallonera è tornata! Domenica il rientro post-infortunio, ora è pronto a far sognare i tifosi

PROMOZIONE PAULLESE• Francesco Arrigoni (foto Bozzetti Luca)

«Ogni giorno mi dicono che avrei potuto fare molto di più, che sono sprecato in Promozione, che ho un mancino come in pochi. Forse ho il rammarico di aver perso qualche treno, ma la verità è che sono felice del mio percorso». Per Francesco Arrigoni, la parola "calcio" è qualcosa che va al di là dei semplici successi sportivi e delle laute offerte che ogni anno gli pervengono da categorie superiori; si tratta di qualcosa di più profondo, legato alla gioia, allo stare bene, che lo hanno portato a rifiutare offerte anche dalla Serie D.

Genio e sregolatezza, consapevole con grande onestà di non aver mai avuto la volontà e l'ambizione di stare ad alti livelli, Arrigoni è un artista che ha saputo colorare Paullo di magia bolidi sotto il 7, con funambolici dribbling a sinistra, con traversoni millimetrici per i compagni. Esponente di un modo di concepire il calcio che sta ormai scemando, che ha conosciuto il sapore della delusione, come quando si vide scartato perché troppo magro, che sa cosa significa soffrire e lottare contro un ginocchio rotto e che a tratti sembra non voler guarire. Il ritorno in campo domenica scorsa, lo sguardo carico di emozione, che tradiva inequivocabilmente il profondo amore che questo ragazzo ha destinato al calcio, dopo essere ritornato a Paullo per riportare la squadra in alto: Francesco Arrigoni è finalmente tornato. E il suo rientro ha ridato al calcio quel qualcosa in più che solo i talenti come lui hanno e sanno regalare, di cui si è sentita la mancanza.

GLI INIZI NEL PROFESSIONISMO E UN CAMMINO DI ALTO LIVELLO

Dopo i primi calci nella sua Trucazzano, per Francesco è tempo di misurarsi con i principali settori giovani della nostra regione: Atalanta, Pro Sesto e Tritium, di cui è stato capitano, sono solo alcune delle esperienze che lo hanno forgiato e sgrezzato il suo talento. Avventure in cui Francesco ha avuto la possibilità di confrontarsi con personalità di alto livello, tecnici che hanno puntato su di lui e ne hanno comprese le qualità: «Ho avuto la fortuna di lavorare con professionisti del calibro di Gabriele Carluccio, ai tempi alla Pro Sesto e passato ora al Lecce, o Alessandro Artusa, oggi passato al Milan, quando ero alla Tritium». Gli anni di Trezzo sono però quelli in cui Francesco, ormai giovane affermato e conosciuto nel panorama lombardo, comincia a comprendere che ciò che comporta la carriera di alto livello non fa per lui: «A 16 anni pensavo forse più a far serata che ad intraprendere una vita di chi vuole fare magari il professionista». E sono anche i periodi in cui sorgono le prime delusioni calcistiche, perché, dopo essere rimasto appiedato dopo 3 anni di Pro Sesto per il fisico gracilino, Francesco riceve lo stesso benservito anche dalla Tritium, il ché gli impedisce di poter passare alla Giana e provare a rientrare nel professionismo. «Fu una delusione che inizialmente ho fatto fatica a smaltire. Non ho mai contemplato l'ipotesi di smettere ma è stato un periodo in cui avevo perso la voglia di giocare: per questo ho scelto di passare a Pozzuolo, dove conoscevo tanti futuri compagni e dove credevo sarei potuto tornare finalmente a divertirmi».

TOCCATA E FUGA A POZZUOLO, E L'ESORDIO COI GRANDI

Una scelta di cuore, fatta per ritrovare il sorriso e quella voglia di giocare che il mancato trasferimento alla Giana gli aveva in parte tolto, per stare assieme agli amici di sempre; accasatosi a Pozzuolo tra gli Allievi Regionali, Francesco non esita a figurare come l'implacabile trascinatore e leader tecnico della squadra. Dominante in un campionato comunque di livello, Francesco col tempo nutre il desiderio di ritornare a quei livelli che sente di poter meritare: «La categoria mi stava stretta. Sono venuto per stare con i miei amici, ci divertivamo, però dopo i primi mesi ho pensato di meritare di più, magari in una prima squadra, per stare ad un livello che mi potesse competere». 

Singolare come avvenne la trattativa che nel post-pandemia lo porta a far parte della Paullese:«Mia mamma conosce molto bene mister Furlanetto, che ai tempi allenava la Paullese. Un giorno lo incontrò e gli spiegò la mia situazione e lui le propose di farmi prendere parte a una sessione d'allenamento della squadra. Riuscii a convincerlo ed entrai in rosa». Ritagliatosi un discreto spazio nel corso della prima stagione giallonera, per Arrigoni l'exploit arriva l'anno successivo, dove riesce a conquistare un posto da titolare fisso sulla corsia mancina, incantando puntualmente ogni weekend col suo magico sinistro, tra 5 reti e una serie di assist al bacio per i compagni«Qui a Paullo mi son sempre trovato benissimo con tutti, ho capito il calcio di Furlanetto col quale ho sempre avuto un ottimo rapporto e che ringrazio per la fiducia che ha riposto in me. Ti senti a casa, in una società che non ti fa mai mancar nulla e dove la dirigenza fa il possibile perché possiamo lavorare bene».

Un giocatore fantasioso, un esterno potremmo dire atipico, a cui piace avere il pallone per poi rientrare verso il centro del campo e dunque svariare con i suoi colpi: sarà dunque anche grazie a lui, malgrado nel 23-24 sarà soltanto una la rete realizzata, se due anni fa la Paullese sarà a lungo in lotta per un posto playoff

Anche l'anno dopo Arrigoni continua a macinare chilometri a sinistra e a far strabuzzare gli occhi al pubblico, prima che a dicembre un gravissimo infortunio ponga anticipatamente fine alla sua stagione: un colpo tanto fortuito quanto doloroso per il trucazzanese, che a distanza di tempo ricorda così quel maledetto giorno di allenamento. «Stavamo giocando un'amichevole in vista del girone di ritorno. Dopo poco, c'è stata un'azione confusa, un groviglio di gambe tra cui si trovava la mia; il ginocchio ha ruotato e sono crollato». Quella che dai primi esami sembrava una distorsione si rivela in realtà qualcosa di ben più grave: ginocchio e legamenti rotti e addio alla stagione.

Una situazione che anche a livello psicologico potrebbe destabilizzare i più, minandone tranquillità e certezze, facendoti meditare sulla possibilità di lasciare il calcio; ma come in campo Francesco è un leone, il primo a scherzare negli spogliatoi, ma a dare tutto sul rettangolo verde, così è nella vita, pronto a combattere di fronte a ogni difficoltà per tornare più forte di prima. «Il ritiro è una ipotesi che non ho mai preso in considerazione, sarebbe stato come perdere una sfida con me stesso. Chiaro che il primo mese, quando non riuscivo a camminare, è stato complicato, ma ho sempre pensato che ce l'avrei fatta e sarei tornato».

POZZUOLO: UN'ESPERIENZA AMARA

Dopo quattro anni con la Paullese, alle prese con l'infortunio al ginocchio, Francesco sente il bisogno di cambiare aria, di provare nuovi stimoli in vista del suo rientro in campo per cercare di mettersi nuovamente in gioco: l'ex Tritium sceglie dunque di accasarsi all'ambizioso Pozzuolo, che, dopo aver centrato due salvezze in altrettanti anni di Promozione, stava allestendo una formazione per compiere un campionato maggiormente di vertice«Per me si trattava di un ritorno, conoscevo in parte l'ambiente visto che avevo fatto da loro gli Allievi prima del Covid. Loro, tra l'altro, mi avevano cercato insistentemente negli ultimi 3 anni e la fiducia che sembravano avere in me mi ha spinto a sposare il loro progetto»Un arrivo che inoltre sembrava poter significativamente poter spostare gli equilibri e che si prefigurava come di assoluto rilievo a livello tattico nel 3-5-2 di Sottocorno, nel quale Arrigoni avrebbe dovuto agire come quinto: le sue caratteristiche permettevano allo storico condottiero bianconero di poter disporre di una pedina capace di dare imprevedibilità offensiva e maggiore elasticità a un modulo che, in diverse circostanze, appariva quasi un 5-3-2, vista la presenza in rosa di elementi bravi in fase difensiva ma allo stesso tempo privi di quelle doti tecniche possedute al contrario da Arrigoni.

Quello che sembrava un sodalizio destinato a durare a lungo si rivelerà in realtà un'esperienza che lascia non poco amaro in bocca a Francesco: un feeling mai sbocciato, dovuto, secondo il terzino della Paullese, ad accordi non rispettati«Quando sono arrivato ho parlato con il direttore tecnico e la società, i quali non hanno mantenuto le promesse che mi erano state fatte: io ho firmato un contratto con delle clausole che però poi sono state ignorate. A un certo punto mi sono stufato e ho scelto di andarmene: un peccato, anche perché con la squadra mi son subito trovato bene». Le cose non sembrano andare meglio sul terreno di gioco, dove Francesco incappa in un nuovo infortunio sul finire di ottobre«Credevo di essermi rotto nuovamente il ginocchio, all'inizio ho avuto molta paura. Non è stato così per fortuna, ma questo colpo ha posticipato il mio rientro in campo».

IL RITORNO ALLA PAULLESE

A dicembre, per l'appunto, tra Arrigoni e il Pozzuolo le strade si separano anzitempo; rimasto appiedato, il laterale di Trucazzano sente il richiamo di quella Paullese di cui è stato spesso un trascinatore negli ultimi 4 anni, un ambiente che per lui è sinonimo di casa, dove può finalmente tornare a esprimere tutto il suo talento e sprigionare quella gioia che il suo calcio sa sempre suscitare. «Ho parlato con il direttore, il presidente e l'allenatore e tutti e tre sarebbero stati felicissimi di riavermi con loro e io in primis sono stato contentissimo di tornare: come dicevo prima, Paullo è una società di persone eccezionali». Francesco continua a lavorare sodo, in attesa di poter ritrovare quella condizione necessaria per tornare in campo e risollevare una squadra incappata in una stagione complicata: per lui il tanto atteso momento del rientro in campo arriva domenica 1 febbraio, nella sconfitta interna per 1-4 contro il Sancolombano.

Un pomeriggio no per la Paullese, autrice di una buona prestazione sotto il profilo del gioco e delle occasioni, ma anche di grande gioia per Arrigoni, riuscito a mettersi finalmente alle spalle un momento difficile: «Le emozioni che ho provato quando sono rientrato in campo sono inspiegabili, era come se fosse la prima volta che mettevo piede su un campo di calcio e ricevere il calore e l'affetto dei paullesi è stato speciale. Purtroppo la partita non è andata come speravamo, anche oggi siamo stati poco cinici davanti e sfortunati come dimostrano il palo e la traversa che abbiamo colpito, mentre dietro abbiamo commesso alcune leggerezze». Malgrado l'ultimo posto in graduatoria, però, Francesco si mostra molto fiducioso, consapevole del potenziale di una squadra forte ma incappata forse in un difficile anno di transizione: «Se andiamo a guardare le rose degli ultimi anni, questa è indubbiamente la migliore. Abbiamo giocatori forti, esprimiamo un bel gioco, e se venissi allo stadio a vederci capiresti che questo ultimo posto è immeritato per quanto mettiamo in campo». 

Costruire un progetto calcistico di livello richiede tempo, pazienza; serve quell'ambizione che a Paullo da tempo si sta cominciando a respirare, figlia di una dirigenza di larghe vedute. Lo sa bene Arrigoni, sicuro che un domani questa formazione, una volta acquisita maggiore coesione, potrà stazionare stabilmente nelle posizioni di vertice. Una cosa, però, è certa: da quando è tornato a casa, Paullo si è riaccesa di luce nuova, quella che il diamante di Trucazzano ha irradiato domenica dopo domenica, stagione dopo stagione, tirando fuori il coniglio dal cilindro quando serviva. E che ora è pronto a trasformare i sogni di un paese, di una dirigenza, di tifosi e famiglie in una realtà.

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