Eccellenza
13 Febbraio 2026
ECCELLENZA RHODENSE • Andrea De Toni
«La parata più bella è quella che salva il risultato, quella più adrenalinica è parare un calcio di rigore». Una soglia di per sé grandiosa che diventa immensa quando le neutralizzazioni dal dischetto diventano due. Nella stessa partita. Un evento che consente al portiere Andrea De Toni l’ingresso esclusivo nel ristretto “club del dischetto”, tra coloro che hanno compiuto l’impresa di respingere due tiri di rigore all’interno della stessa sfida. Perché, se la Rhodense è riuscita a strappare un punto nella partita casalinga contro il Vigevano, è anche grazie all’estremo difensore classe 1994, abile ad aggiudicarsi per ben due volte il duello con Giovanni Terrani e a congelare un 1-1 prezioso nella rincorsa orange ai playoff.
Nato il 4 novembre 1994 a Carate Brianza, Andrea De Toni sfonda nel mondo dello sport attraverso il judo. Poi, all’età di 6 anni, la sliding door che svolta la vita di Andrea: «Un giorno mio papà arriva a casa con una maglietta di Dida. I miei occhi brillavano di gioia, essendo un tifoso milanista. Da quel momento ho iniziato ad avvicinarmi al calcio giocato, muovendo i primi passi nella Polisportiva Di Nova». Primo ruolo? Portiere, ovviamente, l’habitat naturale di un ragazzo alto 1,96 che fin da subito mostra una notevole capacità di coprire lo specchio della porta e un’estrema abilità negli interventi in presa bassa.
La progressione tecnica di De Toni attrae gli osservatori di numerose squadre, tra cui quelli del Renate, che all’età di 14 anni lo introducono nel mondo del professionismo. A dare una netta sterzata alla sua carriera, però, è l’annata nella Primavera del Novara: «È stata la stagione spartiacque della mia carriera, perché mi ha permesso di cambiare mentalità. In particolare, l’incontro con il preparatore dei portieri Renato Redaelli mi ha fatto capire l’importanza del lavoro, della preparazione fisica e dell’allenamento quotidiano. A quei livelli tutti i portieri sono forti, non si può vivere di rendita: se vuoi ottenere qualcosa devi lavorare duro per guadagnartelo».
L’insegnamento di Redaelli si traduce in realtà quando, nella stagione 2013-2014, Andrea De Toni ritorna a Lecco per completare la rosa della prima squadra, in un reparto portieri che comprendeva Federico Frattini e Andrea Ghislanzoni: «In quella stagione ho incontrato varie difficoltà. La principale è stata rapportarsi con il calcio dei grandi. Quando sei nel settore giovanile gli allenatori puntano a far crescere i ragazzi; in prima squadra non solo devi dimostrare quanto vali, ma anche conquistare risultati positivi. A maggior ragione in una piazza calda ed esigente come quella di Lecco. Sentivo il bisogno di maturare ancora a livello mentale, non ero pronto a reggere le pressioni di quell’ambiente».
Nella stagione da rookie, De Toni totalizza 10 presenze e due reti inviolate, la prima delle quali il 20 ottobre a Borgomanero, in uno 0-3 in favore dei blucelesti. Tuttavia, il portiere ritiene di dover ancora completare il processo di maturazione e, nell’estate successiva, firma un contratto per il Pavia, disputando il primo dei tre campionati di Serie C, di cui due all’ombra di Davide Facchin: «Era una macchina. Davide si allenava con voglia, grinta e fame tutti i giorni. È stato il calciatore da cui ho attinto di più: per me è stato come un fratello maggiore, come un maestro durante un apprendistato».
De Toni dovrà aspettare la giornata numero 36 della stagione 2016-2017 per siglare il debutto tra i professionisti con la maglia del Taranto. La squadra pugliese, prossima alla retrocessione, è ospite del Melfi e Andrea diventa protagonista al minuto 49, quando neutralizza un calcio di rigore a Gianluca De Angelis. Tuttavia, il portiere non può opporre resistenza a Ciro Foggia, che trasforma in rete il secondo penalty di giornata a favore del Melfi: «L’esperienza a Taranto la ricordo con orgoglio: è stata la prima volta in cui mi sono allontanato da casa e ho dovuto adattarmi a un nuovo contesto. Ero il secondo di Roberto Maurantonio, un altro portiere da cui ho imparato tanto. Vivere in una città come Taranto è fantastico: il mare e il calore della gente allo stadio sono due fattori che porto nel cuore, seppure quell’anno non tutto è andato per il verso giusto». Il riferimento è a una questione di calcioscommesse ipotizzata da un settore del pubblico locale nei confronti di tre calciatori. Accuse mai provate che hanno sconquassato lo spogliatoio, generando la cessione dei giocatori più pregiati durante la sessione invernale di mercato.
Archiviata la parentesi Taranto, De Toni torna per la seconda volta a Pavia. In due stagioni raccoglie 55 presenze – di cui alcune con la fascia da capitano al braccio: «Ho stretto un legame fortissimo con Christian Berretta (ora preparatore di Elia Caprile e degli altri portieri del Cagliari, nda). Lui ha giocato un ruolo tanto fondamentale quanto quello che ebbe Facchin durante la mia prima esperienza a Pavia. È un ragazzo splendido, con cui mi sento ancora spesso non solo per questioni di campo».
In seguito, De Toni si accasa alla Vogherese dove matura l’esperienza più duratura, quattro stagioni in Eccellenza: «È stato sicuramente il periodo più bello della mia carriera, non solo per i risultati ma soprattutto per i rapporti umani che abbiamo creato. Nell’estate del 2019 una parte consistente dello spogliatoio del Pavia, tra cui Franchini, Riceputi e Selmi, si era trasferito a Voghera per provare a riconquistare la Serie D sul campo». Due piazzamenti ai playoff e una salvezza tranquilla nelle prime tre stagioni. Infine, nel 2023-2024, il successo più iconico, il trionfo nel girone A con 75 punti conquistati: «Penso sia una vittoria che parte da lontano, in particolare dalla stagione antecedente, quando raggiungemmo i playoff scontando una penalizzazione in classifica. La compattezza del gruppo è stata la forza trainante di una squadra che aveva grandi qualità. Il momento più bello? La vittoria nel derby col Pavia al Parisi (1-0 rete di Riceputi, nda). L’intera città di Voghera si è recata sulle tribune per spingerci alla vittoria, fino a creare un’impressionante onda rossonera: una cornice degna almeno di uno stadio da Serie C, un’immagine indimenticabile per un tifoso milanista come me. È stato stupendo condividere lo spogliatoio per tre anni con Dario Bollini (il fratello della sua compagna Giulia, nda)».
Se sul campo le soddisfazioni non mancano, anche lontano dal rettangolo verde Andrea De Toni taglia traguardi importanti: il portiere, infatti, consegue la laurea in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano con il massimo dei voti, 110 e lode. Un percorso necessario per poter entrare nell’azienda fondata da papà Armando e mamma Angela, la ADT Meccanica di Nova Milanese: «Per me è un grande orgoglio lavorare nell’azienda di famiglia, perché i miei genitori hanno dedicato tutta la vita per poter aprire e sviluppare questa realtà e so quanti sacrifici hanno fatto per realizzare questo sogno».
Per poter portare avanti il doppio impegno, De Toni decide di rimanere in Eccellenza, vestendo le maglie di Leon (per sei mesi) e Ardor Lazzate (da gennaio 2024 a giugno 2025). Con la formazione gialloblù si spinge fino al secondo turno playoff: «La scelta di cambiare aria a metà stagione è stata ripagata. A Lazzate ho avuto la fortuna di inserirmi subito nel gruppo storico formato da Fogal, Marioli, Guanziroli e Giangaspero, con cui ho un’ottima sintonia. In queste categorie la compattezza del gruppo e la predisposizione al sacrificio fanno la differenza, ancora di più del mero aspetto tecnico. I primi sei mesi a Lazzate li reputo vincenti, perché abbiamo guadagnato i playoff, eliminando una squadra forte come il Pavia in semifinale e arrendendoci al Magenta per una sola rete».
Al termine della stagione 2024-2025, conclusa a margine della zona playoff, De Toni viene contattato da Francesco Allodi, direttore sportivo della Rhodense e suo ex compagno di squadra alla Vogherese: «Io e Allo siamo diventati grandi amici a Voghera e quando mi ha chiamato a giugno per propormi di raggiungerlo alla Rhodense non potevo dirgli di no. Francesco è una persona molto intelligente che sta gestendo un progetto molto importante: è una garanzia». Il nuovo spogliatoio orange – in cui ritrova per la terza volta Simone Selmi, tra gli altri – fatica a ricalcare l’andamento lineare tenuto nel campionato del ritorno in Eccellenza: «A inizio stagione avevamo messo in preventivo questo tipo di percorso. Quando stravolgi la rosa e scegli un allenatore nuovo hai bisogno di tempo per amalgamare tutte le componenti. Fortunatamente la Rhodense è una società modello perché non ci fa mai mancare niente, dalle sessioni d’allenamento al pomeriggio alle questioni finanziarie fino a quelle di campo».
Tra i tratti distintivi che più condivide De Toni vi è sicuramente quello di puntare sui giovani: «La Rhodense ha under di grandi prospettive, come Renner, Moro e Comelli, tutti cresciuti nel proprio settore giovanile. È un pregio di cui la dirigenza può vantarsi, perché non tutti decidono di lavorare in questa direzione. Per ottenere risultati prestigiosi ci vuole tempo: qui alla Rhodense noto che la società non vuole fare il passo più lungo della gamba, bensì spendere soldi in maniera oculata». Un monito che sembra trovare riflessi anche in campo, con una Rhodense reduce da tre vittorie e un pareggio nelle ultime quattro giornate che hanno consentito agli orange di risalire sul treno playoff. E De Toni è stato uno degli attori più rilevanti in questo piccolo filotto di partite, intercettando ben due tiri dal dischetto a Giovanni Terrani nell’1-1 contro il Vigevano: «Parare un rigore ti inietta nel corpo un livello di adrenalina immenso; dopo il secondo ero al settimo cielo. Peccato per il punteggio finale: se avessimo vinto sarebbe stata una soddisfazione doppia, ma comunque mi ritengo soddisfatto per aver difeso il pareggio e dato un grosso contributo alla squadra. Per un portiere la sfida dagli undici metri rappresenta una situazione di perenne svantaggio: quando riesci a prevalere è una gioia immensa, una delle migliori che puoi provare».
Già, una delle migliori. Perché l’euforia più grande per Andrea è arrivata nel marzo 2025, quando la compagna Giulia ha dato alla luce il piccolo Aureliano: «Penso che non ci sia soddisfazione migliore di quella di diventare genitore, una gioia così grande che solo chi l’ha provata sulla propria pelle può comprendere a pieno. Non esiste appagamento più bello di quando ti svegli al mattino e vedi tuo figlio ridere».
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