Serie D
18 Febbraio 2026
Dalla Riviera dei Fiori a Sesto San Giovanni: il figlio d’arte cerca minuti, fiducia e un ruolo da protagonista in una squadra ambiziosa
La prima immagine è uno stadio “Ernesto Breda” d’inverno, erba scura e fiato che si condensa nell’aria. A bordo campo un diciottenne con un cognome ingombrante, ma un’idea semplice in testa: giocare. È lì che Tobias Del Piero, esterno destro classe 2007, riparte con la Pro Sesto, da svincolato, dopo una prima parte di stagione alla Sanremese senza esordio ufficiale. La mossa è di quelle che raccontano un progetto sportivo: il ragazzo sceglie un ambiente dove la strada verso il campo è più corta e dove la classifica racconta ambizioni vere, con i biancocelesti stabilmente in zona alta nel Girone D di Serie D. La decisione è stata annunciata nelle scorse ore: «La Pro Sesto è lieta di annunciare che Tobias Del Piero, classe 2007, è un nuovo giocatore biancoceleste», si legge nella nota ripresa dagli organi d’informazione. Un segnale chiaro: più che al cognome, qui si guarda al campo, alla continuità e a un percorso da costruire settimana dopo settimana.
Figlio primogenito di Alessandro Del Piero, Tobias nasce il 22 ottobre 2007 e muove i primi passi con la palla nella Juventus Academy di Los Angeles, dove vive con la famiglia negli anni successivi all’addio del padre al calcio europeo. Le sue punizioni “a giro” diventano presto virali: un video del 2021 – quando aveva 14 anni – mostra il gesto tecnico tanto caro al papà, parabola morbida e preciso incrocio dei pali. Un flash di talento, ancora acerbo ma riconoscibile. Poi la scelta di crescere in Spagna, tra i vivai di Getafe e Alcorcón, esperienza formativa che lo porta all’attenzione di addetti ai lavori curiosi di capire come quel cognome si traduca in campo. Nel 2023 il rientro in Italia, Under 18 dell’Empoli, con la consacrazione di un’etichetta che non aiuta ma responsabilizza: figlio d’arte, ma prima di tutto giovane da formare. Anche Coverciano lo incrocia da vicino: nell’ottobre 2024 la Nazionale di Luciano Spalletti disputa un allenamento con l’Under 18 dell’Empoli, e c’è anche Tobias. Segnali di un percorso dentro strutture di alto livello, pur senza salti di tappa. L’estate 2025 è quella del passaggio alla Sanremese in Serie D (Girone A), insieme ad altri “figli d’arte”. Le aspettative, inevitabilmente, crescono: il nome attira, ma il campo pretende. E lì, sfortunatamente, arrivano i guai fisici: una fastidiosa pubalgia limita il ragazzo, fino alla risoluzione del contratto, senza minuti ufficiali in campionato. Il presidente Alessandro Masu chiarisce pubblicamente che la scelta è condivisa e basata su criteri tecnici e gestionali, non sul cognome. È la fine di un capitolo mai davvero aperto; la necessità di ripartire altrove diventa l’unica strada.
La Pro Sesto non nasconde le proprie ambizioni: lotta nelle zone nobili del Girone D (è quinta, a 9 punti dalla capolista Calcio Desenzano), dentro un campionato dove i margini sono stretti e i dettagli pesano. La fotografia della classifica recente parla di biancocelesti in piena corsa playoff e a contatto con Lentigione e Pistoiese. Il dato-chiave: 44 punti per i sestesi nel segmento aggiornato più di recente, -9 dalla vetta, con un rendimento che ha consolidato la squadra nell’élite del raggruppamento. Numeri che raccontano un ambiente pronto a inserire profili utili subito, ma anche una concorrenza interna che stimola chiunque arrivi a guadagnarsi il posto. In panchina c’è un’idea precisa: costruzione ordinata, ampiezza sfruttata per alzare il baricentro, attacco con riferimenti interscambiabili. In questo disegno, un esterno capace di puntare l’uomo, stringere dentro il campo e calciare può diventare un’arma tattica in più. La firma di Tobias Del Piero va letta così: non marketing, ma integrazione funzionale. L’obiettivo è continuità – parola chiave – in un ciclo di partite dove ogni pallone pesa.
Qual è l’identikit tecnico del nuovo arrivo? Tobias nasce trequartista/esterno: destro naturale, gli piace ricevere largo, attaccare il terzino nello spazio breve e rientrare verso il mezzo per il tiro o l’ultimo passaggio. La formazione mista – scuola italiana, parentesi spagnola – spiega un mix tra disciplina tattica e abitudine alla gestione in spazi stretti. Non è (ancora) un velocista puro, ma ha passo per attaccare il lato cieco, pulizia nella conduzione e un primo controllo in progressiva maturazione. La palla inattiva? Tema affascinante: quel modo di “spazzolare” il pallone nei calci piazzati resta un tratto distintivo, coltivato fin dall’adolescenza. Dentro la Pro Sesto, Tobias potrà giocare da esterno nel 4-2-3-1 o nel 4-3-3, ma non è escluso uno sviluppo da mezzala offensiva in gare bloccate, dove serva una linea di passaggio in più tra le linee. La sua crescita passerà anche da questo: diventare multipurpose senza snaturarsi, aggiungere minuti e “contatti palla di qualità” per alzare efficienza e decision making negli ultimi 30 metri.

L’addio alla Sanremese non è un marchio: è un incidente di percorso. La pubalgia è una noia tecnica e psicologica, perché spezza il ritmo e logora la fiducia. Quando il presidente Masu ribadisce che la decisione è presa “nel rispetto dell’etica sportiva”, si afferma un principio semplice: il progetto collettivo viene prima delle attese individuali, anche se portano un cognome celebre. La stessa società ha confermato altri “figli d’arte”, ricordando che le valutazioni restano tecniche. È in quel contesto che la ripartenza a Sesto San Giovanni acquista senso: meno luci, più lavoro; meno storytelling, più sostanza.
Il Girone D è tradizionalmente corto in alto: quattro-cinque squadre raccolte in pochi punti, calendario fitto, scontri diretti che valgono doppio. I riferimenti statistici recenti confermano la compattezza: Pro Sesto e Lentigione tra le difese meno battute, Desenzano con la miglior proiezione realizzativa, Pistoiese solida nel mantenere “partite a punteggio basso”. Dentro questo perimetro, l’aggiunta di un esterno che sappia creare superiorità e xG aggiuntivo può muovere l’ago. La stagione scorsa ha insegnato che bastano 2-3 giornate di flessione o brillantezza per ribaltare la griglia playoff. Quest’anno la forbice è simile: i biancocelesti hanno il dovere – e la possibilità – di scegliere il lato giusto della storia.
“Cercare continuità” significa una cosa molto concreta: totalizzare minuti e presenze consecutive che permettano di sedimentare letture e automatismi. Per un classe 2007 la variabile tempo è amica, ma solo se accompagnata da carichi controllati e una periodizzazione che protegga da ricadute (soprattutto dopo la pubalgia). Su questo fronte, la scelta Pro Sesto offre vantaggi: staff strutturato, competizione interna sana e un obiettivo di classifica che impone standard elevati in settimana. L’asticella alta, per i giovani, è spesso un acceleratore.
Portare il cognome Del Piero in Italia significa magnetizzare attenzione. La cronaca recente lo ha mostrato perfino fuori dai campi: la visita al J|Medical di Torino per accertamenti clinici ha acceso speculazioni social. È il prezzo (e talvolta il vantaggio) di crescere all’ombra di un’icona del calcio. Ma, tecnicamente, la pressione si disinnesca col campo. Inserito in una struttura dove contano principi di gioco e merito, il cognome può diventare benzina buona: apre conversazioni, ma alla fine convince solo la performance. La Pro Sesto ha scelto di provarci con intelligenza: profilo giovane, costo contenuto, upside potenzialmente alto.
Nel calcio dei dilettanti di vertice, un innesto giovane e mediatico sposta anche dinamiche interne. Se gestito bene, diventa un volano: attenzione mediatica che si converte in stimolo competitivo per i coetanei, in “mentorship” per i senatori e in un esercizio di identità per il club. Comunicativamente, la Pro Sesto può capitalizzare senza eccessi: raccontare il percorso del ragazzo come case study di sviluppo, più che come colpo da copertina. È il modo giusto per trasformare un cognome in cultura di lavoro.
Timing: arriva a metà febbraio, quando molte squadre hanno già definito gerarchie. Qui può inserirsi come “variabile nuova” senza stravolgere equilibri. Coerenza: la Pro Sesto da mesi profila un progetto aggressivo ma sostenibile; inserire un 2007 con formazione internazionale è coerente con l’idea di alzare qualità senza sforare budget. Prospettiva: per il ragazzo, una piazza lombarda storica, struttura organizzata, obiettivo tecnico alto; per il club, una opzione patrimoniale se il rendimento decolla. In fondo, il calcio resta una lingua semplice: intensità, tecnica, ripetizione. Tobias Del Piero, cognome pesante e scarpe leggere, ha di nuovo un campo su cui camminare. La Pro Sesto gli offre chilometri e una direzione. Il resto – finalmente – dipende dai suoi piedi.