Serie D
19 Febbraio 2026
Alessandro Aceti (foto Brusaporto)
Si è fatto grande, ha cambiato squadra, vissuto gioie e sofferenze, ma lo vediamo ancora lì, in quella corsa forsennata per abbracciare papà accalcato alla recinzione dopo un rigore parato al 95'. In un frame luminoso che ha bucato la nebbia di quel giorno, che nessuna panchina, nessun collaterale o clavicola potranno mai cancellare, trasmettitore di una felicità contagiosa che traspare quando lo vedi giocare e che ti fa capire perché Alessandro Aceti è a suo modo un portiere unico, con qualcosa di speciale: lo capisci dalla stupefatta serenità con cui ha affrontato il debutto in D a soli 17 anni, da quella sana spregiudicatezza con cui va all'1 contro 1 con gli avversari che provano a rubargli palla, da quel suo stile inconfondibile nelle uscite alte. Un ragazzo che al calcio ha dato tutto e continua a dedicare gran parte della sua vita, anche dopo dubbi, infortuni e panchine che sembrano averne minato la scalata, ma che al contempo porta avanti l'ambizione di poter diventare un tatuatore di successo: sempre con quella sana sicurezza e consapevolezza dei propri mezzi e dei limiti che lo ha portato a imporsi come titolare da giovanissimo, a partecipare a un torneo di Viareggio, a vivere emozioni uniche. E ora, acquisito un bagaglio di esperienze da far fruttare, rimasto sempre sé stesso nonostante tutto, ma diventando ancora più forte e maturo, Aceti è pronto ad affrontare nuove sfide e riprendersi tutto quello che merita.
Un papà portiere, ritiratosi dopo i 40 anni dopo una lunga carriera tra i dilettanti: normale che l'avvicinamento di Alessandro al mondo del calcio avvenisse già da piccolo, anche se, inizialmente, Alessandro gioca a centrocampo nell'oratorio della sua Bagnatica. La metamorfosi si realizza verso i 10 anni a Cassinone, quando si trasforma da centrocampista a portiere per un motivo assai particolare: «C'erano due campi distinti, quello in sabbia, per i giocatori di movimento, e uno bello in erba dove si allenavano i portieri: io li invidiavo perché potevano giocare su un campo assai migliore di quello dove c'eravamo noi. Così un giorno, anche un po' stufo di fare il centrocampista, chiesi se potevo diventare portiere e da lì cominciò il tutto». Da talentuoso mediano Alessandro diventa un portiere di grande prospettiva, lo sa bene l'Atalanta, che lo contatta e sceglie di girarlo al Brusaporto per due anni: «Ero tesserato gialloblù, mi allenavo però anche una o due volte a settimana nel Centro Oriens di Brembate con l'Atalanta». Il biennio convincente col Brusaporto non convince tuttavia l'Atalanta a portare Aceti definitivamente nel proprio settore giovanile, cosicché il giovane portiere può continuare la sua esperienza in una società con cui si trova ormai molto bene e di cui non esiterà a diventare un cardine nelle stagioni a venire.
Poco prima del Covid, però, Alessandro vive il primo momento difficile della sua carriera: «Era il periodo tra i 15 e i 16 anni, ero molto abbattuto perché non stavo giocando bene e ho meditato persino di smettere: scrissi ai responsabili del settore giovanile Tommy Rizzoli e Dario Martinelli informandoli del mio intento di ritirarmi, e loro mi dissuasero immediatamente convincendomi a tornare a giocare. Insieme al preparatore dei portieri Roberto Ferraroli, sono tre figure a cui sono legatissimo, devo ringraziarli moltissimo per ciò che hanno rappresentato».
Inizialmente aggregato con la Juniores, Alessandro disputa ottime prestazioni e continua ad allenarsi con la prima squadra, con la quale lavorava ormai da più di un anno. Affidabile, preciso, una garanzia: motivo per il quale, una volta infortunatisi Brevi e Gavazzeni, la società sceglie di dar fiducia ad Aceti, che a 17 anni può dunque esordire in Serie D. Un debutto nel massimo campionato dilettantistico che avviene il 16 dicembre 2021 contro la Virtus Ciserano, per recuperare quei 45 minuti rimasti in sospeso dopo l'interruzione subìta dal match, inizialmente in programma per l'Immacolata, causa forte neve. «Ero felice ma tranquillo, pensavo solo a scendere in campo e fare bene; erano molto più tesi ed emozionati i famigliari e gli amici che hanno sempre seguito ogni tappa della mia carriera». Un esordio atipico, che spiana però la strada al giovane portiere, capace di collezionare 19 presenze di alto livello tra campionato e playoff e di non far rimpiangere i pur quotati Gavazzeni e Brevi. Tra queste partite, ce n'è una, in particolare, che merita un ricordo speciale e che, a distanza di tempo, continua a far emozionare Alessandro: «Era la partita con il Sona, vincevamo 3-2 e all'ultimo minuto fu fischiato un rigore ai nostri avversari: riuscii a pararlo, e a regalare la vittoria alla squadra. La cosa speciale, però, è stata la presenza di mio padre allo stadio: mi ricordo ancora lui che mi chiama da dietro la recinzione e l'abbraccio che ci siamo dati dopo il fischio finale. Neanche a 90 anni potrò dimenticare quella gioia».
A Brusaporto una nuova stella sta brillando, in Lombardia tutti si accorgono che un nuovo, promettente estremo difensore due anni sotto il limite della quota sta stupendo partita dopo partita, i dubbi di molti scettici ormai fugati. Una squadra che giorno dopo giorno lo ha accolto come uno di loro, facendolo sentire una parte importante del progetto: «Ho un bellissimo ricordo dei miei compagni, ma una menzione per Alessandro Consonni, mio carissimo amico, e capitan Davide Ondei, che mi ha aiutato tanto sin dal primissimo istante». E anche nel corso della stagione, Alessandro è uno dei maggiori punti di forza della formazione bergamasca, l'ultimo, a tratti invalicabile, baluardo per ogni attaccante, anche grazie alla stima e alla continuità garantitagli dall'allora tecnico Filippo Carobbio. «Ci tengo a ringraziarlo perché è stato lui ad avermi permesso di esordire, ha sempre avuto tanta fiducia in me. Anche quando quell'anno mi sono infortunato, il mister c'è sempre stato e mi ha aspettato: è sicuramente una figura importante del mio percorso». Sì, perché in occasione della partita contro il Ponte San Pietro del dicembre 2022, uno sfortunato incontro in cui il portiere gialloblù rimedia un infortunio alla clavicola che lo tiene fermo ai box per circa due mesi.
Al ritorno in campo, le prestazioni continuano ad esserci, ma arriva anche qualche fisiologico svarione dopo il periodo inattivo: «Mi ricordo di uno svarione nella sconfitta con il Lumezzane, purtroppo quando sono rientrato giocavo bene ma non ero più quello di prima. Qualcuno sugli spalti commentava, la gente purtroppo si ricorda di te soprattutto per gli errori che commetti, specie nei momenti finali di una stagione e soprattutto se fai il portiere. Penso però che questo sia anche come dire il bello di questo ruolo, la pressione che ti fa sentir vivo, le responsabilità che hai per la tua squadra». Un talento che, nei mesi precedenti, era arrivato fino agli occhi di Giuliano Giannichedda, selezionatore della Rappresentativa della Serie D, che sceglie di convocare Aceti per la Viareggio Cup: «Fu un'esperienza bellissima, per quanto non sia mai sceso in campo mi ricorderò sempre la nostra avventura».
Confermato con successo da una società che sembra avere ancora tanta fiducia nel giovane numero 1, in quella stagione 2023-24 il Brusaporto puntella il parco portieri col rientro a casa del promettente classe 2005 Massimiliano Passeri, oggi estremo difensore al Villa Valle, reduce dall'importante esperienza in prestito in Promozione ad Almé; nel mentre, saluta Filippo Carobbio, artefice della superlativa stagione appena passata e rimpiazzato dall'ex tecnico del Sant'Angelo Stefano Brognoli. Nel corso delle amichevoli estive, se il nuovo arrivato conferma le ottime impressioni della stagione precedente, Alessandro, pur facendo comunque alcune buone prestazioni, incappa nuovamente in qualche errore, naturali difficoltà visto l'infortunio dell'anno prima in attesa di riprendere completamente la forma: «So far autocritica, sono consapevole che potevo fare meglio, però comunque si trattava di partite non ufficiali e sinceramente credevo che in campionato avrei avuto le chance per mostrare il mio valore e che mi venisse data fiducia».
Eppure, venerdì 8 settembre 2023, a due giorni dall'esordio in campionato contro il Villa Valle e cinque dopo la sconfitta per 2-4 in Coppa al cospetto della Real Calepina, in cui Aceti era titolare, si consuma un incontro che delinea uno spartiacque nel rapporto tra Alessandro e il Brusaporto: «Fui chiamato dall'allora direttore del Brusaporto Rolando Lorenzi (oggi, ironia della sorte, ds del Villa Valle) per comunicarmi che, a seguito di un confronto tecnico con Brognoli, era stato deciso che il titolare per il derby bergamasco sarebbe stato Passeri, e così per le prime partite stagionali. Al contempo, però, Lorenzi mi aveva rassicurato e invitato a continuare ad allenarmi perché sarebbe arrivato anche il mio momento». Le cose, tuttavia, non andranno come promesso: il Brusaporto inaugura la stagione in maniera ottimale, conquistando subito un filotto di risultati importanti che lo proiettano ai vertici della classifica e anche Passeri, benché all'esordio assoluto in categoria, mostra una continuità importante di rendimento, con prestazioni di livello. E come spesso avviene nel calcio, squadra che vince non si cambia.
Aceti si trova dunque relegato immancabilmente al ruolo di vice e, pur continuando a lavorare duramente, con l'impegno e la dedizione che da sempre lo contraddistinguono, la domenica per lui arriva puntualmente la panchina: una situazione stressante, specie per chi, come lui, è ormai una bandiera del Brusaporto, una certezza affidabile per la società, capace di farsi trovare sempre pronto e togliere le castagne dal fuoco in più situazioni. «A dicembre, stufo di questi mesi, andai a parlare con Brognoli e gli feci presente che nel mentre mi erano arrivate diverse offerte che stavo prendendo in considerazione nell'ottica di trovare maggior minutaggio e, la domenica successiva, ebbi la possibilità di debuttare quell'anno nella sfida con la Clivense». Una prestazione positiva per Alessandro, sceso in campo anche nelle successive gare contro Varesina, Castellanzese e Villa Valle, dove quel meccanismo sorprendente e quasi perfetto che il Brusaporto era stato nel girone d'andata comincia ad incepparsi e incombere nei primi scivoloni stagionali: per il portiere classe 2004 registriamo due clean sheet e due poker incassati dalla formazione rossoblù di Spilli e nel derby bergamasco con gli uomini di Sgrò, dove malgrado tutto, Aceti con i suoi interventi evita ai suoi un passivo maggiore.
Poi, un altro mese di panchina, il fugace ritorno con Folgore Caratese e Arconatese sul finire di gennaio, gare in cui Aceti ha continuato a mostrare di poter competere a pieno titolo in una categoria come la D, per poi scomparire letteralmente dal radar del terreno verde sino a fine stagione. La possibilità di giocare non arriva nemmeno nelle ultime giornate di campionato, quando il Brusaporto, ormai ottenuto l'obiettivo minimo della salvezza, ma al contempo tagliato fuori anche dalla zona per i playoff, poteva dedicarsi con tranquillità a provare a migliorare la classifica nelle ultime giornate senza la pressione di dover raggiungere uno specifico traguardo. Mesi di delusione, di profonda amarezza, ma anche di dubbi e interrogativi per una situazione a cui Alessandro, per quanto messo in campo, fatica a dare una spiegazione: «Mi dispiace per quello che è successo, tanto più che ho sempre avuto e provo ancora molta stima di Brognoli per le sue conoscenze e per il modo di gestire la squadra e ora che è a Sondrio non posso far altro che augurargli di salvarsi e ottenere altre soddisfazioni nei prossimi anni di carriera. Dopo il primo colloquio ci sono stati altri momenti in cui ho provato a parlargli ma le motivazioni che ricevevo ogni volta le ritengo insensate e prive di qualsiasi fondamento. Purtroppo, come ci sono allenatori che ti stimano, ce ne sono altri che preferiscono altri giocatori: il calcio è così».
Nonostante una stagione per la quasi totalità da comprimario, Alessandro sembra inizialmente destinato a dover restare a Brusaporto, anche in virtù della sua situazione contrattuale; eppure, alcune vicissitudini nei mesi successivi lo portano, dopo ormai sette lunghi anni, a chiudere la sua storia d'amore con i gialloblù. «Alcuni accordi tra me e la società purtroppo non sono stati rispettati e io sono stato lasciato a piedi sul finire di luglio. Per un giocatore non è semplice trovare una squadra quando ormai i ritiri estivi sono iniziati e gli organici sono in buona parte definiti». La delusione per essere stato messo fuori da tutti i giochi da quella società per cui ha sempre profuso un grande attaccamento alla maglia e miracoli nel weekend viene comunque lenita nei giorni successivi quando si profila l'opportunità di accasarsi al Crema, alle prese con l'allestimento di una rosa di buona caratura per ottenere la salvezza: «Io e il mio procuratore abbiamo fatto un primo incontro con la società, ci avevano subito fatto una bella impressione, e nei giorni successivi ho deciso di firmare». A Crema Alessandro sembra aver ritrovato una nuova gioia, anche grazie alla fiducia che il tecnico bianconero Vullo sembra nutrire in lui sin dall'inizio, affidandogli sin da subito le chiavi della porta a partire dagli impegni in Coppa; in cambio, Aceti sforna prestazioni da portiere affermato, tra voli improbabili all'incrocio e uscite coraggiose che solo chi ha il coraggio e la genialità per far questo ruolo può pensare di compiere.
Crema sembra l'inizio, o meglio, il prosieguo di quel sogno che l'ultimo anno a Brusaporto sembrava aver interrotto; eppure, nella gara contro la Pro Sesto, Alessandro, fino a lì probabilmente il migliore della stagione bianconera assieme all'implacabile attaccante Franklyn Akammadu, è costretto a dare forfait all'intervallo a causa di un infortunio che lo tiene lontano dai campi per quasi 4 mesi: «Mi sono rotto il collaterale, è stato un infortunio serio. Non era la prima volta che mi facevo male, ma questa volta psicologicamente è stato durissimo, la lontananza dal campo si faceva sentire: è arrivato in un momento in cui andava tutto bene, e doversi accomodare ogni weekend sugli spalti era molto complicato». Il rientro, arrivato sul finire di marzo in occasione della gara contro il Sant'Angelo, viene nuovamente interrotto da un altro colpo, questa volta una lussazione alla spalla rimediata nella gara con il Desenzano: «Il dolore l'ho sentito quasi subito, ma l'adrenalina della gara mi ha spinto a restare in campo fino alla fine. Quella sarà la mia ultima partita della stagione». Già, perché questo nuovo sfortunato infortunio costringe Alessandro a chiudere anzitempo la stagione, che a fine anno vede il Crema conquistare, dopo un grande girone di ritorno, una fino a pochi mesi prima quasi insperata salvezza diretta grazie al pirotecnico 3-3 maturato in extremis contro l'Ospitaletto, che permette di mantenere il +8 sul Magenta, a sua volta incappato in un pari contro la Varesina, e di condannare gli altomilanesi alla retrocessione in Eccellenza. A prendere il posto di Alessandro tra i pali in quelle partite è Christian Maianti, con il quale l'ex Brusa stabilisce sin da subito un legame bellissimo: «A Crema mi son trovato molto bene con tutti, però ci tengo a spendere qualche parola per quello che è un fratello calcistico. Mi è sempre stato vicino, è una persona splendida e lo ringrazio per l'anno che abbiamo passato».
Che gli sfortunati eventi di Brusaporto o i più infausti infortuni alla corte di Vullo possono aver frenato l'ascesa di Alessandro e averne bloccato la strada? Come dice il portiere di Bagnatica, «la storia non si scrive con i se e con i ma. Io però mi sono infortunato a Crema in un ottimo momento e sono sicuro che questo abbia influito in qualche modo sul futuro».
Conclusosi l'accordo annuale con il Crema e ancora alle prese con i postumi degli infortuni, Alessandro si ritrova senza squadra. Nel mentre, però, per lui arriva il raggiungimento di un traguardo di alto livello per il suo futuro professionale al di fuori del rettangolo verde: «A ottobre ho ottenuto il diploma dopo aver frequentato un importante centro a Milano per diventare tatuatore, e per averlo negli ultimi mesi dovevo frequentare i corsi con una continuità che rendeva anche difficile conciliare lo studio con l'attività calcistica. Legalmente ora potrei aprire un mio studio, ma voglio continuare a imparare e migliorare per diventare un professionista di successo nel settore». Anche in campo, a suo modo, Alessandro è un artista: non di rado, infatti, pur essendo un portiere lo si vede cimentarsi con successo in dribbling funambolici sui centravanti che lo pressano, ispirare con millimetriche geometrie la corsa dei suoi esterni, dialogare con la calma di un regista con i centrocampisti, forse anche al suo trascorso giovanile in mezzo al campo. «Il gioco coi piedi è sempre stata una delle mie caratteristiche migliori assieme alla lettura delle uscite alte. Sono tifoso interista, ma il mio riferimento è sempre stato Gianluigi Buffon, mentre adesso mi piace molto guardare le partite dell'Arsenal per David Raya, estremo difensore che stimo in maniera particolare».
Da qualche mese Alessandro ha ricominciato ad allenarsi, dapprima con la Forza e Costanza in Promozione, nel cui staff tecnico è presente anche il padre; poi, dopo uno stop forzato di alcune settimane complice con una piccola ricaduta, da settimane l'ex Crema svolge la preparazione con il Torre De' Roveri, primo nel suo girone di Promozione: una piazza tranquilla ma al contempo ambiziosa e che quest'anno vuole sognare in grande, il posto ideale per potersi riprendere in attesa di tornare ai livelli di qualche tempo fa: «Voglio ringraziarli per avermi permesso di allenarsi con loro, il gruppo è molto bello, mi trovo bene con tutti i componenti del club; grazie ai preparatori e ai portieri mi sto concentrando per migliorare ogni minimo aspetto, come ad esempio potenziare la muscolatura e la potenza delle gambe, dove magari ero carente».
Sul futuro invece ad oggi non c'è nulla di definito: quasi impossibile vederlo in campo con il Torre De' Roveri quest'anno, «anche per rispetto degli altri portieri che hanno iniziato questa stagione», mentre «potrei riflettere, se arrivasse, su un'ipotesi di tesseramento qualora andassimo in Eccellenza insieme alle altre offerte che mi sono arrivate. Quando avevo 19 anni potevo magari sognare il professionismo, ora che ne ho 22 sono "vecchio" da un punto di vista calcistico e sono consapevole che è molto difficile che una società in Serie D scelga di puntare su di me dopo questi anni. Per questo, spero di trovare un'Eccellenza il prossimo anno, lavorare duro, mettermi in mostra nella speranza di ritrovare certi livelli». Una cosa è però certa: anche ora che non sa quando tornerà, con futuro nebuloso ricco di punti di domanda, Alessandro Aceti tornerà a volare tra i pali, continuando a tuffarsi per inseguire i suoi sogni, colorando il cielo di arcobaleni disegnati col compasso per lanciare i suoi attaccanti. E allora sì che un giorno la sua stella tornerà a brillare e a riempire di luce tutti i suoi tifosi a suon di miracoli come ha dimostrato di sapere fare da quel magico 21 dicembre di ormai 4 anni orsono.