Promozione
19 Febbraio 2026
PROMOZIONE POZZUOLO • Riccardo Costantino (foto Angelucci)
«Desiderio ringraziare mio papà Salvatore, mia mamma Cristina e mio fratello Andrea per tutto quello che mi hanno dato. Sono sempre stati presenti alle mie partite, hanno fatto molti sacrifici e mi sostengono in ogni momento». Quando Riccardo Costantino ricorda il ruolo centrale che la sua famiglia ha avuto nel suo percorso calcistico, la voce si carica di gioia, gratitudine e commozione. Il calcio per lui ha sempre avuto un legame profondo, indissolubile con quel nido familiare che ha infuso in lui la passione per questo sport sin dai lontani tempi delle partitelle in giardino col fratello Andrea, dei match in televisione dei suoi miti Kakà e Shevchenko, e dall'entusiasmo con cui ritornava a casa dopo che da piccolo andava coi genitori a vedere le sue partite allo stadio.
Quella del bomber monzese è la storia di un ragazzo con un talento indiscutibile, come dimostrato dalle piazze in cui ha militato, abituato da giovanissimo a bruciare le tappe con, forse, troppa rapidità, quando magari non era ancora completamente pronto per il salto di categoria. La paura avvertita a volte di non essere all'altezza, l'ansia di dover dare conferma di essere davvero meritevole dei livelli cui è stato a tratti possono averlo frenato, ma non sono mai riusciti ad arrestarne il percorso: perché con gli anni Riccardo Costantino ha affrontato ogni ostacolo con la grinta con cui duella ogni domenica con i difensori, tornando a riassaporare il piacere del gol, di vedersi centrale in un progetto. A Pozzuolo ha saputo in un mese scarso prendere in mano una squadra in difficoltà e trascinarla fuori dalla zona playout, facendo innamorare i suoi tifosi: e in quel nugolo di bandiere bianconere che sventolano anche per lui ogni domenica, ci sono sempre loro, papà Salvatore e mamma Cristina, sempre composti e meno rumorosi di altri sostenitori, ma la cui presenza e amore danno forza a Riccardo ogni domenica.
Originario di Monza, Riccardo muove i suoi primi passi nella Cantalupo, il cui campo sarà poi assorbito negli anni per far parte del centro sportivo del Monza di via Ragazzi del '99. Proprio quella società biancorossa di cui Riccardo è da sempre tifosissimo e di cui a 7 anni entrerà a far parte, prima di un fugace ritorno alla Cantalupo e del salto alla Pro Sesto, che già ai tempi si configurava come uno dei massimi settori giovanili della Lombardia. Con i biancoblù Riccardo mette insieme gol e buone prestazioni e lega a quel periodo uno dei ricordi più belli dei suoi trascorsi calcistici: «Correva l'autunno del 2009, affrontammo in Campionato il Brescia a cui rifilai una doppietta: fu un'emozione unica. Loro rimasero colpiti dalle qualità e mi proposero di svolgere un provino con loro, ma per ragioni di carattere logistico alla fine il mio passaggio da loro non andò in porto».
Dopo un anno a Seregno Riccardo giunge alla Luciano Manara, delle cui formazioni giovanili non esita a diventare un punto fermo: una scalata, quella dai Giovanissimi agli Allievi, che arriva a suon di gol e sempre nel segno di una presenza speciale che non lo lascia mai solo: «Mio papà mi ha sempre portato a ogni allenamento, è sempre stato il mio più grande tifoso. Pensa che molte volte si fermava anche a seguire la preparazione che facevamo in settimana; non potrò mai ringraziarlo abbastanza per quello che ha fatto per me». A Barzanò Riccardo continua a crescere e migliorare, tanto che quel Monza che anni prima lo aveva portato nel proprio settore giovanile sceglie esattamente 10 primavere più avanti di farne un elemento importante della Juniores: «Ricevere la loro chiamata fu un onore, come ti dicevo io sono un loro tifoso: è la squadra della mia città e del mio cuore».
A Monza Riccardo continua a trovare buoni numeri e, nel gennaio 2017, arriva per lui la possibilità di provare a misurarsi col calcio degli adulti: passato alla Pro Lissone, il centravanti contribuisce con tre reti alla salvezza della squadra arrivata al termine di un lungo duello con Desio, Barzago e Casati Arcore, per poi, dopo sei mesi trascorsi in biancoblù, avere la possibilità di fare il salto di categoria accasandosi al Saronno in Eccellenza, in cui però, Riccardo, complice anche una situazione societaria e di classifica complicata, non riesce a lasciare il segno. «A quei tempi avevo un procuratore che mi disse che si era profilata quest'opportunità, che a distanza di tempo credo non rifarei. Fu difficile ambientarsi e riuscire a far bene in quel contesto».
Le cose andranno decisamente meglio nel semestre seguente, quando, nell'estate 2018, il direttore sportivo del Cinisello Talluto sceglie di non farsi scappare quel ragazzo che aveva mostrato numeri e doti interessanti negli anni precedenti. Inizialmente arrivato come vice dell'esperto, intramontabile bomber Luca Lovece, Riccardo non esita però a dimostrare di non essere da meno, con 4 reti in appena 9 apparizioni. Rivelatosi in più di un'occasione l'asso nella manica del tecnico Quattromini, Costantino, pur partendo spesso dalla panchina, dimostra di avere un feeling privilegiato con il gol; e delle marcature messe a segno, non si può dimenticare la splendida doppietta messa a segno contro il Tribiano, sua futura squadra sette anni dopo, con due autentiche prodezze che permettono ai milanesi di portare a casa un punto importante per come si era messa la partita. «Uno dei momenti in assoluto più belli della mia carriera, un ricordo indelebile: non potrò mai dimenticare quello che ho provato quel giorno lì».
Un'ottima prima parte di stagione a Cinisello, tra continuità sottorete e prestazioni di livello, vale a Riccardo la possibilità di compiere il doppio salto di categoria a Seregno, ai tempi militante in Serie D. Una chiamata certamente importante, ulteriore certifica del valore di Riccardo, ma arrivata forse in maniera troppo improvvisa e prematura per l'oggi il bomber del Pozzuolo, che riesce a mettere a referto soltanto due presenze da subentrato con la prima squadra e una con l'Under 19, con la quale riesce peraltro a trovare il gol. «A distanza di tempo ti dico che forse avrei preferito aspettare e restare ancora a Cinisello, ma non capita tutti i giorni a un attaccante giovane, che giocava per di più in Promozione, di avere la possibilità di andare in Serie D». Pur senza avere spazio, alle prese con il doversi ambientare in una categoria di alto livello, Riccardo considera l'esperienza in Brianza particolarmente significativa, foriera di esperienze e insegnamenti da tenere bene a mente per il prosieguo della carriera: «Quando giochi in Serie D ti alleni tutti i giorni, capisci la fatica e i sacrifici che ci sono dietro il dover fare la vita da calciatore. A livello tattico e calcistico ho poi imparato tantissimo, in settimana si lavorava anche sui dettagli più piccoli: era un calcio totalmente diverso da quello cui ero abituato e che mi ha permesso di crescere molto».
L'esperienza in Serie D ha consegnato a Riccardo un bagaglio di esperienze importante, da portare e cercare di far fruttare in una nuova stagione che vede il centravanti partire tra le fila di un Muggiò, presentatosi ai nastri di partenza con il chiaro obiettivo di vincere la Promozione. Il feeling tecnico con la squadra, però, non scatta, e dopo 13 apparizioni e 2 reti messe a referto nel corso del girone d'andata Riccardo capisce che è forse giunto il momento di cambiare aria. Il bomber sente allora il richiamo di quella Cinisello in cui era diventato grande, ma anche in rossoblù le prestazioni, per quanto migliori sia in termini di gioco che sotto il profilo realizzativo, non riescono a decollare definitivamente. : «A Muggiò bisognava trionfare per forza, c'erano ogni giorno molte pressioni che mi hanno impedito di rendere bene, mentre nell'esperienza seguente abbiamo dovuto fare i conti con l'interruzione forzata dei campionati causa Covid. Ripensando ai trascorsi di quei periodi, penso che con la maggiore maturità di oggi avrei dovuto gestire alcune situazioni in maniera più leggera e tranquilla, cercando di avere un po' più di fiducia in me: spesso, infatti, ho pensato di non farcela e questo penso che non mi abbia giovato».
Malgrado il rendimento a tratti altalenante delle stagioni successive, Riccardo Costantino resta un profilo importante, un giocatore potenzialmente in grado di spostare e migliorare gli equilibri in una squadra. Lo sa bene Davide Pilat, allora direttore sportivo della Casati Arcore, che dimostra di puntare ancora con decisione sul centravanti monzese ingaggiandolo nel corso del mercato invernale e ponendolo al centro del progetto tattico che i biancoverdi stavano intraprendendo quella stagione. Ricevute le chiavi dell'attacco, Costantino ricambia la fiducia in lui riposta dalla società con 9 reti nei primi 6 mesi e 7 nella stagione seguente, oltre un discreto numero di assist; prestazioni di alta fattura, che tuttavia non bastano alla Casati per raggiungere i play-off, soltanto accarezzati e sempre sfuggiti per un soffio nel biennio tra 2021 e 2023. Un piccolo rammarico, certo, ma che non cambia il bel ricordo che Costantino serba ancora dei suoi trascorsi ad Arcore: «Ci tengo ancora oggi a ringraziare Davide Pilat per avermi portato ad Arcore, in un gruppo forte, di qualità, il giusto mix di giovani ed esperti. Ci allenavamo bene, c'era un ottimo rapporto tra noi e penso sia stato questo il segreto che ci ha permesso di avere questo rendimento nei due anni in cui ci sono stato».
L'estate 2023 coincide per Costantino con un altro banco di prova importante, vale a dire il passaggio in quel Cavenago che l'anno prima aveva per lunghi tratti accarezzato il sogno play-off e che era riuscito a confermare lo zoccolo duro della squadra, i protagonisti di quella stagione superlativa, tra i quali il perno del centrocampo Manno, i leader difensivi Carbone e Spadoni, il promettente Segato sulla sinistra e il genio del centravanti Gariboldi in avanti. Le tante attese e aspettative riposte da tanti tifosi e addetti ai lavori sulla squadra di Furgeri non vengono però rispettate dall'11 brianzolo, incorso in una stagione conclusasi con una salvezza assai lontana dai fasti dell'anno precedente. Costantino vi contribuisce con le sue 4 reti in 21 apparizioni, con un minutaggio limitato per via di un in infortunio rimediato nell'ottobre 2023: «Purtroppo mi sono rotto la clavicola e non sono riuscito a dare pienamente il contributo che volevo. È stata una stagione particolare, la rosa era forte, avevo un ottimo rapporto col gruppo, ma purtroppo non siamo riusciti a raccogliere quanto speravamo di più».
Nell'estate seguente Costantino cerca di rilanciarsi accasandosi al Grentarcadia, avventura oggi ricordata con queste parole:«Quella a Valgreghentino è stata sicuramente l'esperienza peggiore della mia carriera». Una frase, una constatazione, che riassume meglio di mille parole il sentimento di amarezza che Costantino prova ricordando i suoi trascorsi con i granata. Fortemente voluto dal direttore sportivo Andrea Esposito, che gli starà sempre accanto nel corso di quell'annata sfortunata, Riccardo fatica a lasciare il segno: in una stagione in cui i lecchesi riescono a conquistare una salvezza tranquilla chiudendo il difficile girone B in nona posizione a 47 punti, lo score di Costantino recita solo 3 gol in 30 presenze, complice anche un ambiente in cui, col tempo, per lui è diventato sempre più difficile esprimersi: «Non ho nulla da dire sul gruppo squadra, con il quale mi sono trovato benissimo, né riguardo il direttore Esposito, che mi ha sempre espresso tanta stima e fiducia, e che tengo a ringraziare molto. Il problema è stato una parte della dirigenza, da cui venivo massacrato per le mie prestazioni sottotono: ci sono periodi, come quello che stavo attraversando io, in cui un attaccante magari fatica a segnare con continuità e le critiche che immancabilmente ricevevo minavano la mia fiducia in campo e mi portavano più a far la scelta per non sbagliare che quelle per far gol».
Alla luce di quanto raccontato da Riccardo, non è dunque un caso che a fine anno le strade tra lui e il GrentArcadia si separino consensualmente, lasciandolo libero di ricevere e valutare nuove opportunità. Tra queste, la possibilità di raggiungere Oscar Furgeri, con cui aveva già lavorato a Cavenago e appena insediatosi sulla panchina del Tribiano in Eccellenza: un importante salto di categoria, un'opportunità per tornare a esprimersi con un tecnico che, nei loro trascorsi in giallorosso, aveva sempre mostrato di stimarlo e di proporre un gioco capace di esaltarne le qualità. «Era stato il mister a volermi a Tribiano, appena mi ha contattato non ho esitato ad accettare: mi sono sempre piaciute le sfide, la possibilità di mettermi in gioco». Se, almeno sulla carta, Riccardo avrebbe dovuto giocare un ruolo importante nello scacchiere tattico di Furgeri, la realtà dei fatti si rivelerà ben diversa: impiegato col contagocce, con appena 116 minuti all'attivo e una sola rete nel pesante k.o. interno per 1-5 contro il Seregno, Costantino comincia a maturare col passare del tempo l'idea di poter andare altrove per ritrovare continuità. «Non ho ancora capito perché Furgeri mi facesse giocare così poco: mi aveva chiamato lui e le poche volte che sono entrato ho sempre fatto bene. Ho provato a parlargli ma ogni volta ricevevo motivazioni poco convincenti, dunque non saprei neanch'io il vero motivo di tutta questa panchina».
Non sono certo 18 mesi bui a cancellare il valore che Riccardo Costantino ha negli anni dimostrato di avere e di esprimere, a spegnergli la fame e la voglia di incidere che negli anni lo hanno contraddistinto. Per questo motivo, nello scorso dicembre, Mattia Rizzello, direttore sportivo del Pozzuolo, alla ricerca di un centravanti per puntellare un attacco fin lì apparso spesso sterile, non si lascia sfuggire la possibilità di portare in bianconero il bomber ex Seregno, oggi più che mai convinto e soddisfatto della decisione presa: «Qui a Pozzuolo mi hanno fatto tutti una bellissima impressione sin da subito, sono stato accolto calorosamente e fatto sentire una parte importante del loro progetto: dopo aver parlato con Brivio, Sottocorno e la dirigenza non ho esitato ad accettare. Sono una società all'avanguardia, che guarda al futuro; non so quante squadre in Promozione possono disporre di una struttura, campi e centri sportivi come quello che c'è qui».
Fatto il suo esordio con la nuova casacca nel pareggio a reti bianche di dicembre contro il Casati Arcore, Riccardo continua non esita a diventare in brevissimo tempo la punta di diamante, il condottiero, trascinatore indiscusso di questo Pozzuolo del quale è spesso una decisiva arma in più: perché una volta trovato il gol nel delicatissimo scontro salvezza contro il Segrate, il numero 9 da allora ha continuato a gonfiare la rete realizzando i sigilli che stendono le due prime della classe, con la doppietta per espugnare con un secco 0-2 il campo della Scarioni e il perfetto rigore che ha steso il Lissone la settimana seguente. E pur non essendo riuscito a trovare la rete nella partita contro la Millanese, Riccardo è stato comunque autore di un'ottima prestazione, segno di un ruolo ormai centrale nello scacchiere tattico di Sottocorno, lodato dall'ex Cavenago per le sue conoscenze e capacità di allenatore: «Ha una grande preparazione, studia le partite nei minimi dettagli, riesce a gestire il gruppo in maniera eccellente». Dopo una prima fase di adattamento al 5-3-2, ormai marchio di fabbrica del tecnico bianconero, Costantino ha saputo ben contribuire anche alla costruzione della manovra offensiva, giocando spesso spalle alla porta e abbassandosi per dialogare con i suoi centrocampisti: «Mi trovo bene col gioco di Sottocorno, anche se il mio habitat naturale è però negli ultimi 16 metri, essendo anche alto 190 centimetri e discretamente bravo nel gioco aereo».
Il futuro? Quello che accadrà nei prossimi mesi resta ancora un punto interrogativo. Riccardo a Pozzuolo si sente bene, ha ritrovato gol, sorrisi, continuità e prestazioni: e se è vero che l'obiettivo dei bianconeri, resta, almeno formalmente, il centrare la terza salvezza consecutiva, per molti è lecito credere e aspettarsi qualcosa in più. Perché con un Costantino così, tutto appare più semplice e alla portata e quel sogno chiamato playoff che alberga nella mente di molti tifosi non è più soltanto un'utopia.