Serie D
25 Febbraio 2026
LAVAGNESE SERIE D - Giacomo Avellino, classe 1985, è stato giocatore bianconero fino al 2024
La scena si consuma quando il giorno è già corto e il Riboli è tornato silenzioso: i cartelloni spenti, il manto sintetico ancora segnato dai tackle, e quella sensazione sospesa che accompagna sempre i cambi di guida tecnica. In città si mormora da ore; alle 18 e poco più, il dado è tratto. La Lavagnese annuncia di aver sollevato dall’incarico Manuel Scalise e affida la squadra, ad interim, al suo vice Giacomo Avellino. Non un nome qualsiasi: una bandiera bianconera, l’uomo che conosce meglio di chiunque altro corridoi, spogliatoi, tic e rimedi della casa. La scossa arriva martedì 24 febbraio 2026, due giorni dopo una sconfitta in casa con il Derthona che ha riacceso tutte le spie d’allarme. La scelta è netta ma misurata: dentro i confini di un club che si muove nel solco della propria identità, senza fughe in avanti e senza proclami, con una decisione che guarda al breve ma tiene il medio periodo bene in vista.
PERCHÈ LA SVOLTA PROPRIO ORA
1) La classifica. Alla voce «urgenze», la graduatoria del Girone A di Serie D parla più di qualsiasi discorso: secondo i dati ufficiali del club, dopo 22 giornate la Lavagnese è penultima con 21 punti (4 vittorie, 9 pareggi, 9 sconfitte; differenza reti -10), con margini di errore ormai ridottissimi. Davanti corrono realtà organizzate come Ligorna (53 punti) e Vado (51), mentre il gruppetto che lotta per la salvezza si compatta e rende ogni passo falso più pesante del precedente. 2) La dinamica recente. La squadra è arrivata al cambio dopo un filotto povero: ko con Celle Varazze e Sanremese, pari a Saluzzo e, infine, la caduta interna col Derthona. Una traiettoria che ha congelato l’entusiasmo e compresso il tempo a disposizione per risalire. 3) Il calendario a breve. Il derby con il Sestri Levante incombe e ha il peso specifico delle gare che spostano l’inerzia, dentro e fuori la classifica. Serviva una scelta immediata, ma coerente con l’ecosistema bianconero.
AVELLINO, IL CAPITANO CHE TORNA A SEDERSI AL POSTO DI COMANDO
Chiamarlo semplicemente «vice» sarebbe riduttivo. Giacomo Avellino, 39 anni, è prima di tutto un pezzo di storia viva della Lavagnese: 465 presenze ufficiali in bianconero, record assoluto di club, condite da 60 reti. Numeri che raccontano un giocatore simbolo e un tecnico cresciuto dentro la casa, conoscendone le stanze una a una. E non è un debuttante assoluto: nel finale della stagione 2024-2025 ha già guidato la prima squadra, subentrando dopo l’esonero di Giorgio Roselli il 25 marzo 2025 e trascinando il gruppo fino al 5º posto e ai playoff (poi persi in semifinale con la NovaRomentin). Una parentesi che pesa adesso, perché accredita Avellino come figura capace di gestire emergenze senza snaturare il tessuto della squadra. Sul piano operativo, le sue squadre hanno mostrato in passato tratti di ordine e compattezza, con predilezione per sistemi razionali e linee corte.
IL PERCORSO DI SCALISE A LAVAGNA
Arrivato il 13 gennaio 2026 al posto di Vincenzo Ranieri, a sua volta esonerato dopo un avvio complicato, Manuel Scalise portava in dote una conoscenza profonda della categoria e un curriculum da tecnico «di campo», forgiato tra Caronnese, Castellanzese, Club Milano, l’esperienza in Serie C al Piacenza e il recente passaggio alla Sanremese. La scommessa, dichiarata, era dare una scossa rapida. La realtà, però, si è rivelata più ostica: in 6 gare sono arrivati soltanto 3 punti, un ruolino che, complice la coda affollata, ha finito per schiacciare i bianconeri nella zona più calda della classifica. In casa Lavagna, dove la bussola resta puntata sulla permanenza, i margini per attendere oltre si sono azzerati. Per completezza, il profilo di Scalise resta quello di un professionista qualificato (Licenza UEFA A), capace in passato di dare organizzazione e identità ai suoi gruppi. Ma, come spesso accade in Serie D, quando il contesto competitivo stringe e la salvezza si gioca sul filo, la tempistica diventa tutto. In questo caso, il club ha scelto di cambiare rotta prima che il calendario si accorci ulteriormente.
LA MAPPA DEL CAMPIONATO: DOVE SI GIOCA LA SALVEZZA
Per capire la portata della decisione, bisogna tornare alla classifica. Dopo 22 turni, la Lavagnese è a 21 punti: penultima, ma non staccata irrimediabilmente. Sopra, a breve distanza, si muove un piccolo drappello che comprende squadre come Gozzano, Club Milano, Asti e Cairese, tutte entro un fazzoletto di lunghezze. In alto, invece, galoppano Ligorna e Vado sopra quota 50, con un passo da promozione. È un torneo a due velocità: chi sbaglia meno in coda si salva. Per la Lavagnese, questo significa trasformare in punti le prossime gare «pari livello» e strappare ordine tattico e convinzione anche contro le prime della classe. Il tema della produzione offensiva, insieme alla gestione dei momenti delle partite, è il primo dossier sul tavolo del nuovo tecnico.
CHIUSURA: IL MOMENTO DELLA VERITÀ
Il cambio in panchina non è mai la bacchetta magica. Ma, quando arriva con un tempismo chirurgico e dentro una narrazione condivisa, può ridare ossigeno. La Lavagnese ha scelto la via della casa: Giacomo Avellino al comando, una classifica che non ammette distrazioni, un derby da trasformare in trampolino. La partita, ora, si gioca nel dettaglio quotidiano: un’uscita più pulita, un blocco sul primo palo, una palla «sporca» spinta dentro. Nel calcio dei margini, sono questi i granelli che fanno la differenza tra una primavera di ansia e una salvezza conquistata di mestiere. E proprio su questo terreno la Lavagnese è chiamata a far valere il proprio DNA.