Serie D
25 Febbraio 2026
SERIE D CASATESE MERATE • Francesco Lionetti (foto Casatese)
I guanti come penna, un pallone come inchiostro e un campo come pagina bianca. Quel rettangolo verde su cui Fancesco Lionetti ha scritto fiumi di esperienze, a cui circoscrive la sua vita sin da quando, ormai 16 anni fa, si apprestava ad entrare nel mondo del calcio nella squadra del suo paese. Ne è trascorso di tempo da allora: Francesco si è fatto grande, diverse sono state le squadre in cui ha militato e che hanno avuto la fortuna di averlo tesserato, numerosi i momenti di gioia ed emozione così come non sono mancati quelli più complicati, in cui qualche panchina e amari infortuni lo hanno messo a dura prova. Tanto è cambiato, ma lui è rimasto sempre se stesso, con quella fame, quella voglia di crescere e migliorarsi che lo ha sempre portato ad arrivare al campo con il sorriso, che gli ha fatto cogliere ogni sessione di allenamento come un'opportunità per superare i propri limiti. E quel sorriso che dicevamo, quella gioia che ha portato in ogni spogliatoio in cui è stato, la si può vedere ora sulle tribune del Comunale di Merate, sui volti festanti di numerosi tifosi rossoblù, che possono anche quest'anno sognare in grande grazie ai suoi miracoli.
Originario della cittadina monzese, Francesco si avvicina al mondo del calcio a circa cinque anni, spinto da alcuni amici, nel settore giovanile del Taccona, società della città in cui abita: «Provai più ruoli, dall'attaccante al difensore, poi essendo il più alto e robusto del gruppo mi misero in porta. Il ruolo mi piacque sin da subito, anche se magari c'erano delle occasioni in cui invidiavo i miei compagni fuori dalla porta che segnavano e sembravano divertirsi».
Nel 2017 arriva invece per lui la prima esperienza importante, con la partecipazione assieme ad alcuni amici di Muggiò all'open day organizzato dalla Pro Sesto: «Andammo e al termine dell'allenamento un dirigente della società si avvicinò a mio padre e gli chiese se fossimo interessati a passare da loro». Concretizzatosi il passaggio in biancoblù, Francesco si dimostra subito un portiere con qualità superiori alla media, capace di essere decisivo e togliere le castagne dal fuoco in più occasioni: non è dunque un caso che il portiere monzese attiri su di lui le attenzioni di società del calibro di Inter e Milan, che si dimostrano interessate ad acquisirne le prestazioni. La scelta su Lionetti, però, alla fine ricade sui rossoneri, tra le cui fila entra però stabilmente a far parte solo l'anno successivo: «Sono tifoso nerazzurro, ma il progetto del Milan mi sembrava più interessante. In settimana mi allenavo tre volte con la Pro Sesto e una volta con il Diavolo, in attesa di entrarne a far parte la stagione seguente».
Nell'estate 2018 Francesco diventa a tutti gli effetti un giocatore del Milan, divenendone parte della formazione Under 14: in rossonero il numero 1 trascorre cinque anni importanti, con la possibilità di confrontarsi con pari età del calibro di Bartesaghi, Zeroli e il collega di ruolo Torriani: «Ragazzi fortissimi, gli anni in rossonero furono molto importanti, malgrado sia potuto scendere in campo soltanto in poche occasioni». Già, perché Francesco viene spesso relegato al ruolo di vice Torriani e, a seguito dello stop forzato dei campionati causa pandemia di Covid-19 che comporta il dover disputare soltanto dei test matches, il portiere deve fare i conti con una fastidiosa appendicite e una serie di problemi fisici che ne limitano la convocabilità.
Al Milan Francesco avrebbe certamente desiderato di avere qualche possibilità in più, ma l'avventura in rossonero è stata per lui foriera di esperienze significative e indimenticabili, come la possibilità di potersi allenare con la prima squadra. E l'emozione che il portiere monzese sprigiona rievocando quei giorni vale più di qualsiasi altra cosa: «Per me fu un grande onore, avere la possibilità di vedere da vicino un portiere come Mike Maignan ti fa rendere conto quanto sia un fuoriclasse, la dedizione e l'approccio al lavoro che gli ha permesso di arrivare a certi livelli: l'incontro con lui è stato molto significativo. Ricordo con grande piacere anche Brahim Diaz: un campione, veniva dal Real Madrid, eppure fu lui il primo ad accogliermi e aprirmi le porte del campo, e anche Gabbia e Pioli vennero a parlare con me. Al contrario, gente come Theo Hernandez e Rebic non mi degnò nemmeno di uno sguardo, rimasero molto concentrati su quanto stavano facendo». A ciò va inoltre unita l'opportunità di poter crescere sotto l'ala di eccellenti professionisti del calibro di Gigi Ragno, Abate, Invernizzi e il leggendario Dida, solo per citarne alcuni: «Preparatori bravissimi, ci tengo a ringraziare di cuore ognuno di loro. Tutti mi hanno dato qualcosa sia a livello tecnico che umano».
Nell'estate 2023 la società offre a Francesco la possibilità di restare in rossonero nel ruolo di terzo portiere della formazione Primavera, ma le sue ambizioni son ben altre: «Volevo giocare, mettermi alla prova, avere la possibilità di migliorarmi magari nel calcio dei grandi». Desideroso dunque di poter compiere un salto importante per la propria carriera, Francesco riflette su alcune offerte dalla D nel mentre pervenutegli. Tra queste, a meritare particolare attenzione, c'è quella dell'ambiziosa Arconatese, da un paio d'anni consolidatasi ai vertici del massimo campionato dilettantistico con il chiaro obiettivo di allestire una rosa che unisse una gioventù promettente ed esperti che ben conoscevano la categoria. «Il ragazzo che all'epoca curava i miei interessi conosceva il DS Enio Colombo: ci incontrammo, discutemmo e accettai convinto di passare da loro. Arconate è un ambiente molto tranquillo, senza pressioni, l'ideale per un giovane come me».
Gli altomilanesi, protagonisti di un ottimo girone d'andata concluso con la vetta della classifica, subiscono un fisiologico calo nel corso del girone di ritorno, complice anche diversi infortuni; il sesto posto finale a quota 68 punti, che impedisce loro di centrare i playoff per via della differenza reti sfavorevole contro la Varesina, non cancella quella che resta un'annata importante a livello di squadra e, per Francesco, una stagione fondamentale per la propria crescita: «L'anno ad Arconate mi ha formato in maniera importante, qui ho trovato un gruppo squadra coeso col quale mi sono trovato bene. Ho avuto la fortuna di essere allenato da un grandissimo mister come Giovanni Livieri, fa giocare benissimo le tue squadre e ti aiuta tanto a migliorare».
Lo storico allenatore pugliese dimostra inoltre sin da subito di credere in Francesco, affidandogli le chiavi della propria porta in ben 29 occasioni tra Campionato e Coppa, preferendogli al contrario Giroletti tra dicembre e febbraio complice qualche errore di troppo in qualche gara: «Non posso che ringraziarlo per la fiducia che mi ha dato, ho disputato una stagione importante anche grazie al suoi aiuto. La panchina è stata importante: mi ha fatto capire che dovevo ritrovare quel qualcosa in più e tornare a dare il massimo».
Approdato a Palazzolo l'anno successivo con l'intento di recitare un ruolo da protagonista, Francesco si ritrova invece a fare i conti con quello che si rivelerà un semestre complicato nel bresciano: titolare nel vittorioso derby con il Ciliverghe valido per il Primo Turno di Coppa Serie D nello sfortunato esordio in campionato conciso con la sconfitta esterna per 2-3 al cospetto della Varesina, al termine dello scontro con la formazione rossoblù Francesco rimedia una lesione che lo costringe a restare lontano dai giochi per un mese. Un momento difficile, acuito senza dubbio dall'amara realtà che si ritrova costretto ad affrontare una volta ritornato disponibile: «Doldi, l'altro portiere che c'era in rosa, aveva fatto benissimo in mia assenza e per questo gli faccio ancora i complimenti: in virtù delle sue prestazioni, lo staff tecnico aveva a quel punto deciso che sarebbe stato lui il titolare e io fui relegato in panchina».
Intorno alla metà di ottobre, però, anche lo stesso Doldi si ritrova costretto a dare forfait: Francesco rientra dunque nell'11 iniziale, ma le prestazioni fornite non saranno purtroppo all'altezza delle aspettative e delle speranze iniziali, anche per via di un ambiente e di un'atmosfera spesso pesanti: «Sono consapevole di aver fatto alcune prestazioni non all'altezza, ma quando sono tornato titolare non sentivo la fiducia della società, perché sapevo che giocavo solo per via dell'assenza di Doldi. Un giorno ebbi un colloquio con Didu, che mi spiegò che mi teneva fuori perché si aspettava di più da me, ma da allora non ho più avuto occasione di parlargli. Era come se fossi completamente fuori dal progetto, e per me, trovarmi lontano da casa in quella situazione non fu per nulla semplice».
Qualche riserva anche sul gruppo squadra: «Non mi sono trovato malissimo, ma era un gruppo con tante personalità molto forti e poi come dicevo il clima era spesso teso per via della scarsa continuità di risultati che ci stava tenendo lontani dalla vetta della classifica. L'obiettivo conclamato di quell'anno era vincere il campionato, ce lo disse lo stesso presidente in estate». Una serie di situazioni che, sul finire di novembre, in concomitanza con l'insediarsi del nuovo direttore sportivo Zanardini, spingono Francesco a meditare sulla possibilità di cambiare aria e trovare un progetto che potesse meglio valorizzarlo: «Ero alla ricerca di maggiore continuità e nella sessione invernale si profilò l'opportunità di passare alla Pro Sesto, ma fui liberato dalla Palazzolo e potei passare da loro soltanto sul finire di gennaio».
Fortemente voluto dal direttore sportivo dei milanesi Scandola, nella sua esperienza in biancoblù dopo quella compiuta nel loro settore giovanile, Francesco non esita a conquistarsi subito una maglia da titolare e giocare una serie di partite di buon livello: un filotto che si interrompe tuttavia a seguito della partita contro la Folgore, dopo la quale Francesco rimedia suo malgrado una frattura scomposta all'anulare destro, che lo costringe a chiudere anzitempo la sua stagione. «Mi è dispiaciuto perché ero venuto a Sesto per cercare di fare il salto di qualità, l'infortunio era arrivato in un buon momento. Ringrazio il direttore, che già nel luglio precedente mi aveva cercato per la fiducia e l'opportunità datemi, per me è stato un onore poter tornare in una squadra di questa storia e prestigio; purtroppo, anche qui il clima non era semplice, vista la precaria situazione di classifica e punti che non arrivavano».
Un anno difficile non cancella le indubbie qualità che Francesco ha saputo mostrare nel corso degli anni, quel suo saper spesso essere decisivo dimostrato in quel di Arconate; il suo talento non può dunque passar inosservato agli occhi del direttore sportivo della Casatese Merate Alberto Rho, confermatosi anche quest'anno abilissimo nel saper scovare e valorizzare i talenti del nostro territorio: «Ci fu questa possibilità grazie al mio procuratore, voglio ringraziare il direttore per avermi portato nel lecchese: non era scontato che qualcuno volesse puntare su di me dopo l'ultimo anno». E se, almeno nella primissima parte della stagione, Lionetti vive un'alternanza con Bragotto per scelta tecnica, giornata dopo giornata Commisso sceglie con sempre maggiore frequenza di puntare sull'ex Milan, concedendogli una fiducia puntualmente ripagata a suon di ottime prestazioni. L'ambiente è unito, compatto, tranquillo, l'ideale per poter ritrovare sicurezza e continuità: «Pian piano sto tornando quello di Arconate, ma voglio in primis ringraziare il mister, il direttore e il gruppo squadra che ho trovato a Merate, il migliore di tutta la mia carriera. Mi sono trovato benissimo con tutti sin dal primo giorno e sono felice di far parte di questa società».
Nell'ottimo cammino fin qui compiuto dalla formazione rossoblù, confermatasi anche quest'anno come una delle realtà calcistiche più consolidate della Serie D, c'è dunque anche e in ampio spazio la firma di Francesco Lionetti, perché è anche attraverso le sue parate che la Casatese ha potuto assestarsi al secondo posto in classifica, con un ruolino di marcia in cui spicca, tra le altre, la vittoria contro il Milan: «Poter affrontare il mio passato è stato un momento emozionante e non ti nego che la vittoria è stata per me anche una bella rivincita». L'entusiasmo nel lecchese c'è eccome, la voglia di fare qualcosa di grande anche quest'anno è tanta, ma il numero 1 monzese preferisce come d'abitudine lasciare da parte i proclami e pensare con razionalità ed equilibrio sulla situazione presente: «Pensiamo a far bene da qui sino alla fine della stagione e vedere che cosa ha in serbo per noi il futuro. La squadra ha qualità importanti, Commisso è un bravissimo allenatore, ed esprimiamo anche un ottimo gioco: secondo me tra noi e la Folgore non ci sono 10 punti di distacco». Piedi per terra anche per quanto riguarda il proprio futuro: «Sono molto scaramantico, se sono ancora in Serie D significa che ho ancora molto da imparare». Sempre con quell'umiltà che lo ha contraddistinto nel corso del tempo, con la voglia di imparare e crescere, quell'ingrediente che ti permette di diventare grande e superare i tuoi limiti: sempre, rimanendo, se stesso, e continuando a mostrare di meritare, più che mai, di spiccare il volo verso nuovi, importanti traguardi.