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Serie D

Eroico! La squadra di un intero quartiere sogna assieme al bomber una storica promozione in Serie C

Marco Pastore è l'uomo copertina di un Ligorna voglioso di sfondare il mondo dei professionisti

26 anni, più di 200 presenze in Serie D, ora sta trascinando la squadra di un piccolo quartiere a sognare una storica promozione in C

SERIE D LIGORNA• Marco Pastore, trascinatore dei liguri a suon di magie (foto Zenaeneration, MVN NEWS)

Una storia di riscatto. Quella di chi non si è mai arreso, di chi non ha mai rinunciato a esprimere l'unicità del suo calcio in un mondo in cui siamo abituati a valutare il valore di un giocatore dietro a freddi e parziali numeri. Quella di un talento precoce, che ha esordito in Serie C a 17 anni, che ha scritto indimenticabili pagine di storia calcistica a Varese e Lentigione e che ora sta guidando la squadra di un piccolo quartiere di Genova a sognare uno storico approdo tra i professionisti. Marco Pastore, l'inesauribile e geniale jolly offensivo del Ligorna, che ogni weekend dà forma e colore al più grande desiderio del suo pubblico, sta finalmente conoscendo quella meritata ascesa che da tempo aspettava: in Liguria ormai tutti si sono innamorati delle sue giocate, lui non vede l'ora di conquistare quello che sarebbe un titolo storico che, ora, potrebbe finalmente consegnarlo alla storia di una Serie D in cui già da anni sta incantando.

I TRASCORSI GIOVANILI E L'ESORDIO IN C

Napoletano di origine, ma trasferitosi all'età di 2 anni a Como assieme alla sua famiglia, Marco, innamorato del pallone sin da piccolo, comincia la propria trafila nella formazione lariana, nel cui settore giovanile si sa mettere in luce a suon di gol e grandi prestazioni. Tuttavia, a 15 anni, Pastore riceve il benservito da parte dei biancoblù, che, nonostante le grandi doti fatte intravedere ai tempi dei Giovanissimi, scelgono di investire su altri profili in vista del campionato Allievi: «Ero ancora molto gracile fisicamente, purtroppo mi sono sviluppato soltanto gli anni seguenti. Quella bocciatura mi spinse a cominciare a lavorare molto su me stesso, per migliorarmi e potenziarmi anche sotto il profilo atletico».

Per Marco arriva un'importante opportunità per rilanciarsi al Monza: una società storica e di grande prestigio, che quegli anni conosce tuttavia le difficoltà del fallimento. «Fu la prima volta che pensai di smettere di giocare, non avevo la motivazione di dover disputare dei campionati provinciali visto il fallimento. Fortunatamente, quando fui aggregato alla Juniores Nazionale, riuscii a segnare una doppietta da sotto età alla Pro Piacenza, nel cui settore giovanile passai l'anno successivo».

Nuova avventura tra i professionisti, la prima lontano da casa «Esperienze di questo tipo ti permettono di crescere, impari ad occuparti di alcuni aspetti legati alla vita quotidiana che quando sei a casa sono gestiti principalmente dai genitori. Nonostante la distanza, però, non mi hanno mai lasciato solo, con mio padre che mi ha seguito ovunque e viene a tifarmi tuttora. Ci tengo a ringraziare tutta la mia famiglia, così come i miei amici e il mio ex compagno ai tempi della Reggiana Luca Zamparo. Tutte persone fondamentali per me». L'anno seguente è invece quello del passaggio alla Triestina e dell'esordio in Serie C con i friulani sotto mister Sannino, che a 17 anni sceglie di buttarlo nella mischia«Fu una grande soddisfazione, ma all'epoca ero molto giovane e forse non mi ero pienamente reso conto dell'importanza di quella sera. In questi anni sono cresciuto molto a livello caratteriale, lavorando su quei limiti che a tratti credo mi abbiano frenato nella mia carriera».

LE PRIME ESPERIENZE IN D

L'anno successivo Pastore passa in prestito alla Reggiana, con cui riesce a trovare le prime due reti con i "grandi" e mettere a referto 19 presenze, mentre l'anno successivo si trasferisce a Inveruno, dove, però, le cose non riescono invece a svoltare: «Fu un periodo complicato, sentivo poca fiducia, e arrivai addirittura a pensare di smettere di giocare e cominciare a lavorare con mio padre». Eppure, nel corso della stagione seguente, Marco riesce definitivamente ad affermarsi in Serie D con il passaggio ad Arconate, fortemente richiesto dal tecnico Giovanni Livieri, che riesce a capirne e sfruttarne le potenzialità offensive trasformandolo in una macchina da gol e assist«Lo ringrazio per aver sempre creduto in me, con lui ho avuto la possibilità di migliorare molto in fase realizzativa: il mister mi vedeva infatti come uno dei due terminali offensivi del suo 3-5-2, sapeva esaltare con questo modulo le caratteristiche di tutta la squadra».

Dopo l'anno in oroblù, un biennio intenso a Varese: «Il primo anno fu bellissimo, riuscimmo a vincere i play-off, mentre nel 2022-23 avemmo alcune difficoltà in più che ci portarono a salvarci solo attraverso i ripescaggi dopo i play-out. Giocai bene entrambi gli anni, al termine dei quali capii di aver dato tutto e fatto il mio tempo a Varese, dal quale scelsi perciò di separarmi».

CASTELLANZA E L'IMPRESA SOLO ACAREZZATA DI ARCONATE

Liberatosi dal club biancorosso, Marco resta in provincia di Varese accasandosi alla Castellanzese, dove si rende protagonista di prestazioni di livello, che gli valgono nel corso del mese di dicembre la chiamata del tecnico dell'Arconatese Giovanni Livieri, rimasto suo grande estimatore anche tre anni dopo: «Mi telefonò e mi chiese se fossi interessato a tornare all'Arconatese, che allora si stava giocando la promozione diretta in C. Gli risposi: "Per te mister tornerei subito". Mi disse che aveva bisogno anche di me per provare a centrare quel sogno». 

Dopo un grande girone d'andata, gli oroblù accusano loro malgrado un fisiologico calo nel ritorno, complice una serie di infortuni e un calendario non agevole che avrà un impatto determinante sulla conclusione del campionato: «A febbraio ritornammo primi in classifica, in attesa degli scontri diretti con Varesina e Piacenza, che per via del Viareggio furono giocate a distanza ravvicinata. Perdemmo entrambe le gare, e questa fu una batosta psicologicamente durissima, che influì negativamente sul prosieguo della stagione».

Gli altomilanesi concludono la stagione al quinto posto in classifica a pari punti con la Varesina, che riesce ad accedere ai play-off in virtù degli scontri diretti favorevoli. L'amarezza per il sogno sfumato resta tanta, ma le prodezze realizzate da Marco restano impresse nella mente di tutti ancora oggi a distanza di ormai due anni, da quello splendido colpo di testa che decise la sfida di Brusaporto, sino ad arrivare all'eurogol sotto l'incrocio nella dolorosa sconfitta di Piacenza, passando per precisi passaggi chiave: un rendimento che certifica, ancora una volta, il valore dell'ex Como e di come, sotto la sapiente guida di Livieri, gli attaccanti riescano sempre a trovare colpi e giocate da campioni: «Il mister è fortissimo sotto tutti gli aspetti, mi ha insegnato ad effettuare dei veli e dei movimenti in alcune situazioni di gioco che effettuo ancora oggi. Curava ogni minimo dettaglio e spesso anche quando era finito l'allenamento ci fermavamo con lui per migliorare».

LENTIGIONE: ANCORA PROTAGONISTA

Che il club della piccola frazione di Brescello sia ormai da anni una delle realtà più all'avanguardia del girone D del massimo campionato dilettantistico non lo scopriamo certo oggi e non è un caso che il ds dei romagnoli Sandro Cangini scelga di puntare fortemente su Pastore, autore di 5 gol e 7 assist spalmati su 35 presenze complessive: un contributo importante, fondamentale per centrare i play-off in virtù del terzo posto in classifica ottenuto al termine della stagione regolare. «Qui mi sono trovato benissimo, stretto amicizie che mi porto dietro ancora oggi, con un gruppo di calciatori forti e di persone bellissimeCi tengo inoltre a spendere un ringraziamento per mister Cassani, giovane, ma preparatissimo, lo vedevi già dalla precisione con cui gestiva ogni dettaglio degli allenamenti». 

Titolare inamovibile dello scacchiere tattico del Lentigione, pedina fondamentale grazie ad una duttilità straordinaria e doti tecniche non comuni, in Romagna Marco ha occupato qualsiasi posizione dell'11 titolare servisse, spaziando dalla mezzala offensiva al centravanti: un elemento dunque di cui è impossibile privarsi ed è per questo che, una volta terminata la stagione, la società offre a Pastore la possibilità di rimanere. Lui, però, preferisce prendere comprensibilmente tempo, nella lecita speranza che qualcuno magari dal professionismo potesse accorgersi di lui«Dissi al Lentigione che attendevo delle offerte per provare a fare il salto di qualità, purtroppo però non arrivò nessuno. Nel frattempo la società si stava giustamente muovendo in modo precauzionale sul mercato e quando manifestai loro la mia intenzione di restare, ormai si erano portati avanti e coperti nella mia posizione». 

A GENOVA PER REGALARE UN SOGNO A UN QUARTIERE

Senza squadra, con un mercato che sembra essersi totalmente dimenticato di lui, un mondo del calcio che sembra avergli voltato un'altra volta le spalle«Trascorrere l'inizio estate senza sapere se e dove sarei tornato in campo fu bruttissimo. Settimane cariche di tristezza e dolore, ma ancora una volta Marco ce l'ha fatta. Con quell'indole da lottatore, che in campo lo porta a essere l'ultimo a mollare, a rincorrere e sradicare con tempestivi tackle palloni su palloni agli avversari, il napoletano non si è arreso, continuando a lavorare duramente con la stessa, forse con ancora maggiore intensità. Per fortuna, però, c'è ancora chi crede in lui: l'ambizioso Ligorna, formazione di un quartiere di Genova reduce dall'ottimo campionato dell'anno prima chiuso a ridosso della zona play-off, sceglie di puntar forte sull'ex Arconatese e di regalare al tecnico Pastorino un jolly offensivo di importanza assoluta. 

Le cose con i rossocrociati sembrano andare a meraviglia: la squadra, dopo un buon inizio di campionato, ha saputo nel mese di novembre intraprendere un'inarrestabile progressione verso i piani alti della classifica, a suon di vittorie e prestazioni spesso da incorniciare. Il 3-5-2 di Pastorino è un orologio perfetto, dai meccanismi ben rodati, una sinfonia di gioco e qualità che sta trascinando il Ligorna in vetta alla classifica, disputando un appassionante testa a testa con il quotatissimo Vado, che a settembre in molti avevano indicato come favorita per la vittoria finale: «Sono una corazzata, ma noi stiamo riuscendo a fare qualcosa di straordinario, dimostrando che nel calcio non ti basta essere il più forte sulla carta per vincere». Di quella splendida orchestra che la schiacciasassi Ligorna si sta dimostrando, Marco, autore di tre assist e 10 gol che lo fanno capocannoniere del club, ne è uno dei tenori migliori, anche grazie all'abito tattico che Pastorino ha saputo cucirgli«In fase di costruzione partiamo con un 3-4-1-2, che si trasforma in 3-5-2 quando siamo in non possesso: Pastorino mi lascia molto libero di svariare e giocare quando abbiamo il pallone, mentre in fase difensiva mi chiede di abbassarmi come mezzala all'altezza del centrocampo e dare una mano a recuperare palla». 

Un gruppo solido, coeso, «composto da persone eccezionali», che ogni domenica sta provando a trasformare il sogno di un piccolo sobborgo di Genova in una realtà sempre più vivida: ad oggi la classifica vede il Ligorna in testa con 57 punti, a +1 proprio sul citato Vado, in attesa del decisivo scontro diretto in programma tra due settimane. A prescindere però di come andrà, a febbraio il Ligorna ha già conquistato un primo, traguardo che vale più di ogni titolo: «Siamo partiti in estate che a volte nessuno veniva a vederci a domeniche dove le tribune sono gremite di gente che ci sostiene. Vogliamo fare di tutto per regalare una gioia indimenticabile a queste persone». 

Qui a Genova, oltre a confermarsi il tuttocampista che sa spesso rivelarsi l'uomo in più nella partita, Marco è tornato a sorridere. Quando parla si sente tanta gioia, quella che i suoi tifosi sono abituati a provare vedendo le sue pennellate, i tocchi di classe di un artista che intravede corridoi e giocate invisibili per i giocatori comuni. Al contempo, però, ci sono le le corse forsennate per recuperare palla, l'inesauribile grinta, quell'incontenibile voglia di giocare che lo porta a scendere in campo anche quando fisicamente non è al massimo. E in quel suo: «Gioco ogni partita come se fosse l'ultima», si può vedere l'essenza di Marco Pastore, di come quella storia di riscatto abbia ormai preso forma. E se è vero che non serve avere bacheche ricolme di titoli per essere considerato un vincente, oggi più che mai il jolly offensivo napoletano può considerarsi tale: un ragazzo che, pur tra mille difficoltà, ha saputo negli anni costruire il suo sogno. Quello di diventare un professionista, di esportare il suo calcio di genio ed emozioni anche a categorie superiori: perché ora che ha spiccato il volo, Marco Pastore non vuole più fermarsi.

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