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Eccellenza

Tre ribaltoni in panchina in una settimana: il ritorno dell'allenatore della storica cavalcata infiamma il comune da 6mila abitanti

Una panchina che chiama, una città che risponde: il tecnico della promozione torna dopo tre anni per rimettere in carreggiata i gialloblù

Casteggio, l’ora del ritorno: Matteo Landini riaccende il Comunale

Una panchina che chiama, una città che risponde: il tecnico della storica promozione torna dopo tre anni per rimettere in carreggiata i gialloblù

Il cancello del Comunale di via Dabusti si apre all’alba. L’aria è tagliente, i seggiolini gialloblù ancora umidi di brina. Un uomo entra con passo rapido, una cartellina sotto il braccio, lo sguardo lungo sul rettangolo di gioco. È il ritorno di Matteo Landini, l’allenatore che ha inciso il suo nome sull’ultima impennata d’orgoglio del Casteggio. Lo stadio lo riconosce, come si riconosce un odore di casa dopo un viaggio troppo lungo. A tre anni dalla storica cavalcata del 2021/2022, il tecnico torna in panchina con un compito semplice da dire e complicato da fare: trasformare una crisi in un nuovo inizio. È ufficiale: la società gli ha riaffidato la guida tecnica nella mattina di giovedì.

TRIPLO RIBALTONE IN POCHI GIORNI

Per comprendere il peso del ritorno di Landini bisogna attraversare la settimana più convulsa della stagione gialloblù. Dopo un avvio di girone di ritorno sofferto, la dirigenza ha interrotto il rapporto con Paolo Barbieri (confermato in estate dopo la salvezza dell'anno scorso), optando per l’esperienza di Giampaolo Chierico, richiamato a 74 anni per tentare una scossa immediata con la squadra invischiata nella zona playout. L’effetto, però, è durato lo spazio di qualche allenamento e di una partita: il tecnico ha rassegnato le dimissioni, spiegando di “non sentirsela più”. Nel giro di pochi giorni, il Casteggio ha così riaperto il dossier panchina, individuando in Matteo Landini il profilo capace di garantire conoscenza dell’ambiente e una rotta chiara.

PERCHÉ PROPRIO LANDINI: IDENTITÀ, MEMORIA E PRAGMATISMO

Per la società gialloblù, puntare su Landini significa riscoprire un’identità che aveva fatto la differenza nel recentissimo passato. La sua prima avventura a Casteggio si era chiusa con il successo nel campionato di Prima Categoria 2021/2022, tappa che ha riattivato l’ascensore sportivo del club e riacceso l’entusiasmo della piazza. Il percorso successivo, proseguito con la promozione in Promozione e quindi l’approdo in Eccellenza, ha riportato il Casteggio nella geografia che gli compete. Ma c’è un altro elemento: la capacità del tecnico di lavorare su gruppi eterogenei, giovani e con fame. La sua esperienza più recente all’APOS Stradella – due stagioni costruite sull’ordine e sull’energia – lo conferma come profilo di campo, pragmatico, senza fronzoli.

UN CURRICULUM CHE PARLA PAVESE

Al Varzi, tra 2015 e 2016, Landini ha vissuto da protagonista un ciclo competitivo ambizioso in Promozione: squadra corta, pragmatismo e obiettivi chiari a medio termine, come testimoniano le cronache provinciali dell’epoca. Al Città di Sangiuliano, l’allenatore ha intrecciato una parentesi intensa: l’esonero del settembre 2019 arrivò dopo un avvio difficile, ma resta negli archivi anche il biennio precedente, in cui il club – allora in rapida ascesa – ha centrato il doppio salto dalle categorie inferiori, un segno di efficacia nei contesti progettuali. E poi Casteggio: qui il tecnico ha firmato la pagina più recente e luminosa, la vittoria del campionato di Prima Categoria 2021/2022 (girone O), primo tassello di un percorso che ha riportato i gialloblù nei quartieri alti del calcio regionale fino all’Eccellenza. Una “riconnessione” con la storia del club, che in passato aveva navigato tra Serie D e categorie inferiori, e che dopo la rifondazione ha ricominciato a macinare promozioni.

IL PRESENTE DEL CASTEGGIO

Il contesto è chiaro: Eccellenza Lombardia molto competitiva, margini ridotti e un girone che non perdona le pause. Nell’ultimo anno e mezzo, i gialloblù hanno alternato strappi di qualità a passaggi a vuoto, culminati in un recentissimo filotto negativo che ha riaperto lo spettro dei playout. C’è però una memoria operativa su cui ripartire: la “salvezza leggendaria” del maggio scorso, timbrata all’ultima giornata a Mariano con un rigore al 94’ trasformato dal portiere Marco Murriero. È una foto da spogliatoio, un simbolo d’identità che Landini può usare come leva motivazionale. Il primo ciclo di lavoro di Matteo Landini – e chi lo conosce lo sa – non sarà un laboratorio di tatticismi, ma una riprogrammazione delle basi. Ordini semplici, ripetuti: occupazione del corridoio centrale in non possesso, raddoppi codificati sugli esterni, coperture preventive pronte a “spegnere” la transizione avversaria. Palla inattiva come acceleratore: con 3-4 soluzioni su palla ferma, i gialloblù possono monetizzare situazioni a costo tecnico contenuto. Gerarchie chiare: i giocatori d’esperienza a fare da “cerniera” ai classe 2005-2006, con la spinta regolamentare sugli under che in Eccellenza pesa e va sfruttata, non subita. Less is more: taglio delle rotazioni estemporanee, valorizzazione di 12-13 elementi per dare continuità di automatismi. Sono punti che il tecnico ha già applicato a Stradella e nelle sue esperienze pavesi, dove l’aderenza del gruppo al piano partita ha spesso fatto la differenza quando i centimetri contavano più dei proclami.

    UNA COMUNITÀ DIETRO LA SQUADRA

    Il ritorno del tecnico ha un valore che supera il campo: Casteggio è una comunità calcistica che investe emotivamente sulla propria squadra, e riconosce in alcuni volti – allenatori, dirigenti, giocatori-bandiera – un filo rosso di appartenenza. In tempi veloci e performanti, la scelta di richiamare chi conosce già l’ambiente non è nostalgia: è strategia. Serve qualcuno che sappia accendere quella “fiamma” che, come ha ammesso con onestà Chierico, non sempre si riaccende. Oggi tocca a Matteo Landini provarci, con il suo modo schietto, la sua lavagnetta e quel passo svelto che, al Comunale, non si era mai davvero dimenticato.

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