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Un compagno viene insultato, la squadra lascia il campo con lui: ecco la decisione del giudice sportivo

Una frase ancora da accertare, 2 mesi di squalifica al presidente avversario per insulti all'arbitro: si apre un nuovo caso

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PRIMA CATEGORIA IRIS-BRESSO

Un insulto rivolto da un avversario a un proprio compagno e tutta la squadra che lascia il campo. È così che si interrompe la sfida tra Iris e Bresso, con i padroni di casa che decidono di non proseguire il match per una frase ritenuta discriminatoria, ma non avvertita dal direttore di gara. Un gesto che comporta la sconfitta a tavolino, solo una delle sanzioni inflitte in una partita che vede punito anche il presidente ospite per aver rivolto «espressioni irriguardose contro l'Arbitro e AIA». Un caso ancora aperto, perché resta da accertare la natura dell'offesa da cui è scaturito tutto.

L'ACCADUTO E LE DECISIONI

Secondo quanto riportato nel referto arbitrale e nella riserva scritta presentata dall’Osservatore Arbitrale, la gara tra Iris e Bresso valevole per il campionato di Prima Categoria è stata interrotta a seguito dell’abbandono volontario del terreno di gioco da parte della squadra ospitante. Una decisione presa dall'Iris dopo aver sentito «una frase ritenuta di contenuto offensivo e discriminatorio» rivolta da un avversario a un proprio calciatore, che «si allontanava dal campo seguito da altri compagni, si toglieva la maglia e si sedeva sulle panchine poste appena fuori dal terreno di gioco». Una tesi sostenuta dal Presidente dell'Iris, che «dichiarava di aver personalmente udito l'insulto dalla parte opposta alla tribuna e riferiva che il calciatore era rientrato in lacrime». Tuttavia, il Direttore di Gara ha dichiarato nel proprio referto di non aver udito direttamente alcuna espressione di tale contenuto, ribadendo in una successiva comunicazione del 24 febbraio 2026 (ore 15:56) di non aver percepito frasi discriminatorie, così come le circostanze fatte presente dal Presidente di casa.

Comunicazione aggiuntiva è anche quella riportata dall'Osservatore Arbitrale, che «riferiva di essere stato avvicinato in tribuna da persona qualificatasi come Presidente del Bresso, che protestava in modo irruente e con espressioni irriguardose contro l'Arbitro e AIA, reiterando le contestazioni anche nei pressi degli spogliatoi. Successivamente, tre soggetti riconducibili alla Società Bresso entravano nello spogliatoio arbitrale e inizialmente rifiutavano di firmare il foglio notizie chiedendone la modifica; solo il Dirigente accompagnatore, dopo le correzioni, provvedeva alla sottoscrizione». Nel deliberare, il Giudice Sportivo ha richiamato il principio secondo cui il referto arbitrale costituisce fonte primaria e privilegiata di prova. Non essendo stata direttamente percepita dall’arbitro la presunta frase discriminatoria, e risultando la sospensione determinata dall’abbandono volontario del campo da parte dell'Iris, è stata applicata la normativa vigente. In particolare, l’art. 53, comma 2, delle NOIF stabilisce che la società che rinuncia alla disputa o alla prosecuzione di una gara subisce la perdita dell’incontro con il punteggio di 0-3.

Da qui le seguenti sanzioni:

  1. Sconfitta a tavolino (0-3) per l'Iris.

  2. Ammenda di 150 euro a carico dell'Iris.

  3. Squalifica per 2 giornate effettive per l’allenatore dell'Iris, per condotta antisportiva legata all’invito rivolto ai propri giocatori ad abbandonare il campo.

  4. Inibizione per 2 mesi al Presidente del Bresso, per comportamento gravemente irriguardoso e offensivo nei confronti dell’Osservatore Arbitrale e dell’Istituzione Arbitrale.

  5. Ammenda di 100 euro al Bresso per il comportamento dei propri dirigenti e collaboratori e per l’ingresso non autorizzato nello spogliatoio arbitrale.

  6. Trasmissione degli atti alla Procura Federale, al fine di accertare l’effettivo contenuto della frase del giocatore del Bresso e verificare se essa abbia avuto natura offensiva e discriminatoria.

Se sul piano sportivo la partita è stata dunque omologata con la sconfitta a tavolino per l’Iris, resta aperto il fronte disciplinare relativo alla presunta frase discriminatoria. La Procura Federale sarà chiamata a fare piena luce sull’episodio.

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