Serie D
06 Marzo 2026
BIELLESE SERIE D - Jabir Naamad, attaccante classe 2002, nel campionato in corso conta 26 presenze e 13 reti con la maglia bianconera
C’è un attimo, dentro lo stadio «Pozzo–La Marmora», in cui il tempo sembra davvero fermarsi. Il tabellone segna una vittoria netta, ma non è il risultato a far rumore. Dalle gradinate si alza un applauso che diventa standing ovation: Jabir Naamad stringe il pugno, sorride appena e si volta verso la sua gente. Ha appena tagliato il traguardo delle 150 presenze con la Biellese, e quel boato è il suono di un patto rinnovato: la maglia prima di tutto, la squadra prima di sé. Poi la partita ricomincia, e lui torna a fare il suo mestiere: guidare i bianconeri a suon di gol. Oggi Naamad è il capocannoniere del Girone A di Serie D con 13 gol in 26 partite, motore di una neopromossa che non si limita a restare a galla ma punta la parte alta della classifica. Numeri, certo; ma soprattutto una traiettoria: quella di un attaccante del 2002, nato e cresciuto calcisticamente in casa Biellese, capace di attraversare l’Eccellenza, conquistare la promozione e impadronirsi della D con la naturalezza di chi sa dove vuole arrivare e con chi vuole farlo.
UN BOMBER FATTO IN CASA
La differenza, in un calcio spesso dominato da passaggi rapidi e cambi di casacca, Naamad l’ha creata con una scelta semplice e radicale: rimanere. È nel vivaio della Biellese che affina i primi fondamentali, ed è con la maglia bianconera che si misura contro difese più esperte, anno dopo anno. A Biella imparano presto a riconoscerlo: corsa lunga, primo controllo che «pulisce» il pallone, capacità di giocare spalle alla porta e poi di strappare. I tecnici che lo hanno seguito fin dalle giovanili parlano di un ragazzo «allenabile», umile, metodico, uno che nella routine trova sicurezza. L’etichetta di «bandiera precoce» non è un cliché ma una constatazione: 23 anni, 150 presenze e una crescita che ha coinciso con la rinascita del club. Prima la maturazione nelle categorie regionali, poi l’esplosione in Eccellenza, quindi l’impatto in Serie D senza tremiti. Non un viaggio solitario: con lui, una base di compagni usciti dallo stesso territorio e un ambiente che ha smesso di accontentarsi.
I NUMERI DELLA STAGIONE: EFFICIENZA E PESANTEZZA DEI GOL
Il dato secco è chiaro: 13 gol in 26 gare. Ma è dentro le partite che la cifra di Naamad prende sostanza. Molti dei suoi centri sbloccano o indirizzano le gare, “gol-peso» che incidono sulla distribuzione dei punti. La sua è una produzione costante, non un picco isolato: segna in casa e in trasferta, contro avversari diretti e in sfide sulla carta meno scintillanti. 1) Media realizzativa attorno a un gol ogni due partite: un rendimento da riferimento offensivo per il livello. 2) Capacità di concludere con entrambi i piedi e di attaccare la profondità sui cambi gioco che la Biellese costruisce dal suo 3-5-2. 3) Qualità nel primo controllo e nella «ripulitura» della palla spalle alla porta, dettaglio chiave per far salire la squadra nei momenti di pressione. Non è solo finalizzazione. Naamad usa bene il corpo, apre varchi per i compagni, sa ricevere tra le linee o allargarsi per liberare il corridoio interno alla seconda punta. In un contesto dove i margini sono stretti e la transizione può valere l’intera giornata, il suo gioco «di cucitura» è diventato un moltiplicatore.
LE 150 PRESENZE: UN RITO DI APPARTENENZA
Il giorno delle 150 presenze non è solo un numero incorniciato. La standing ovation racconta un legame reciproco: il pubblico riconosce in Naamad non solo il terminale offensivo ma il volto più riconoscibile di una squadra che ha ricostruito la propria identità. Il ragazzo che «non voleva altre maglie» ha visto in quel giro di campo la conferma che il suo investimento emotivo ha avuto un ritorno inestimabile. Quel traguardo, raggiunto in gennaio 2026, è anche una pietra miliare statistica per un giocatore che, salvo imprevisti, ha davanti anni in cui consolidare record interni e riscrivere le gerarchie delle graduatorie di club. Per una piazza che vive di memoria, è ossigeno nuovo.
DALL'ECCELLENZA ALLA SERIE D: UN'ASCESA COLLETTIVA
La promozione dall’Eccellenza alla Serie D è stato il passaggio-chiave della recente storia Biellese. Una cavalcata costruita su un’idea semplice: un telaio di giocatori identitari, competenze tecniche portate dal lavoro settimanale e scelte coraggiose sul piano della gestione. In quell’annata, Naamad segna, lavora e cresce: il suo contributo non si misura solo nelle reti ma nel peso specifico dentro i 90 minuti. Quella stagione ha acceso una convinzione: la Biellese non vuole più essere di passaggio. Gli investimenti sono rimasti sobri, il progetto tecnico si è consolidato e la squadra ha fatto fronte anche alle difficoltà (infortuni, inevitabili flessioni) senza snaturarsi. Il salto di categoria, spesso trappola per le neopromosse, è stato invece un punto di ripartenza.
IDENTITÀ TATTICA E LEADERSHIP SILENZIOSA
Nel 3-5-2 di Luca Prina, un allenatore che a Biella conoscono bene, Naamad gioca da centravanti o da seconda punta. I principi sono chiari: squadra corta, densità in mezzo, uscite pulite sugli esterni e attacco della profondità quando l’avversario concede campo. In fase di non possesso, l’attaccante guida il primo pressing sul palleggio avversario, indirizzando le linee di passaggio. È qui che emerge la sua leadership silenziosa: poche parole, molta disponibilità al lavoro «sporco». Se c’è da fare una corsa in più all’indietro, la fa; se serve tenere un pallone difficile in una zona complicata, non si tira indietro. La reazione del gruppo, il linguaggio del corpo dei compagni, gli abbracci dopo i gol, gli sguardi nelle fasi delicate, dice quanto la squadra riconosca in lui un riferimento.
LA PROSSIMA CURVA: L'OBIETTIVO PERSONALE E QUELLO DELLA SQUADRA
Sullo sfondo, un piccolo traguardo simbolico già conquistato: con 13 centri già registrati e ancora diverse giornate da giocare, il classe 2002 è nella migliore stagione realizzativa della carriera. Ma l’obiettivo personale viaggia in coda a quello collettivo: restare in zona playoff, migliorare la gestione dei momenti di sofferenza, trasformare lo stadio Pozzo-La Marmora in un fortino. Tra le partite cerchiate in rosso, quelle contro le squadre di metà classifica che spesso fanno la differenza tra una stagione buona e una stagione da ricordare. È lì che servono le qualità che Naamad sta perfezionando: concentrazione, lettura dei ritmi, spietatezza nei 30 metri finali.