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Gol del portiere all'ultimo secondo: a 37 anni segna su punizione e tiene in vita l'ultima in classifica

Il classe 1988 trova il suo secondo gol in carriera dopo 14 stagioni: «Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato»

Gol del portiere all'ultimo secondo: l'ultima della classe resta in vita grazie al suo numero uno

VERBANO • Andrea Chiodi

Una punizione al 95' permette al Verbano di restare in vita, acciuffando un pareggio insperato in inferiorità numerica. Ma no, non si tratta di un semplice finale al cardiopalma, perché su quel pallone scaraventato in porta c'è l'impronta di Andrea Chiodi, il portiere classe 1988 che per un pomeriggio ha deciso di togliersi i guanti e travestirsi da eroe. Un miracolo? Non proprio, ma il frutto di una storia e di un personaggio che rendono un finale del genere meno casuale, o addirittura inevitabile.

UN PASSO INDIETRO

Quella di Andrea Chiodi è una carriera lunga e ricca di sfumature. Dopo aver militato per diverse stagioni in Serie D, l'attuale portiere del Verbano ha cominciato il suo percorso in Eccellenza, campionato che per lui è diventato come il giardino di casa: tredici stagioni e dieci maglie indossate, il tutto coronato da un campionato vinto con la Castellanzese. E poi un dato. C'è un numero che compare nell'archivio del portiere, che fa da ponte tra passato e presente. Un'anticipazione, un piccolo indizio che il destino ha voluto lasciare nella sua carriera: un gol.

Correva la stagione 2011-12, il match era Sestese-Corbetta. 4-1 il risultato finale, ma il 2-0 porta proprio la firma del portiere, che tuttavia spiega: «Fu un rinvio che scavalcò il portiere. Nulla a che vedere con quanto successo domenica, ma sapevo che prima o poi sarebbe potuto arrivare anche un gol del genere». Sì, perché quello tra Andrea e le punizioni è una sorta di rapporto a distanza, uno di quelli che difficilmente entra nel vivo, ma non è mai davvero chiuso. «In carriera mi è capitato spesso di calciare punizioni. Alcuni allenatori me lo lasciano fare, altri no. Poi ci sono quelli che sul pallone mi ci mandano». Uno di questi è sicuramente Contaldo, tecnico del Verbano: «Quando ho saputo che aveva bisogno di me, non ho esitato nemmeno un secondo e ho accettato. Lui è un grande allenatore e una grande persona. A volte ci scontriamo, è successo anche poco prima del mio gol, ma abbiamo un rapporto fraterno. Quando al 95', con una punizione appena guadagnata, si è messo a urlare il mio nome, mi sono caricato». E il risultato si è visto.

IL MOMENTO 

La partita era finita, o almeno così sembrava. Pochi minuti prima era stato proprio Chiodi a sprecare una punizione da posizione laterale, rischiando di innescare la ripartenza avversaria. La stanchezza e la paura, in quel caso, si erano messe di traverso, facendo scivolare via quella che pareva essere l'ultima possibilità. Ma il destino aveva altri piani, l'appuntamento era solo rimandato. E allora, meno di trecento secondi dopo, eccolo di nuovo. Altra punizione, questa volta da posizione centrale. Chiodi esita un istante, ma Contaldo non ha dubbi: «Chiodi! Chiodi! La batte Chiodi!». D'altronde in settimana si prepara spesso, sia come battitore che come giocatore di movimento. Quindi sì, un'altra chance. Questa volta davvero l'ultima.

Andrea parte col passo pesante e le gambe consumate da novanta minuti e più di centoventi rinvii. Attraversa il campo, da area ad area, solo, come un soldato nella terra di nessuno. Arriva, sistema il pallone e guarda la porta. Non pensa a niente. L'arbitro fischia. La rincorsa è breve, l'impatto è violento, l'esito è storico. Il destro del portiere è un proiettile che buca la barriera e persino le mani del numero uno avversarioSì, è successo davvero. Per un attimo la realtà è sospesa. Poi un battito di palpebre e un respiro all'unisono seguono l'apnea. Il Verbano non è più ultimo in classifica, non esistono più il sudore, la fatica, la tensione. Esiste soltanto un momento che si fa eterno e una storia da raccontare, una di quelle che soltanto il calcio, fedele alla sua natura, ci sa regalare. E, ovviamente, un protagonista all'altezza della trama, che ha riacceso la luce quando sembrava troppo tardi. Ma è proprio lui, classe 1988, a insegnarcelo: non è mai troppo tardi.

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