Una situazione destinata a degenerare settimana dopo settimana e che di costruttivo non ha niente. La dura "legge" non scritta del calcio a tutti i livelli, così come dello sport in generale, contempla anche la logica del mero risultato. Per molti è solo numero, per altri è una questione di vita o morte, per altri una conseguenza e per altri ancora una necessità per raggiungere uno scopo più alto. Soprattutto a livello giovanile e dilettantistico capita in tutto il mondo di vedere dei passivi ampissimi, risultati al limite del logico dove squadre nettamente più forti segnano a raffica dei gol per migliorare la propria classifica, venendo a volte accusate di essere "crudeli" o ingiuste.
Quando un avversario è inerme, è giusto rallentare o no? Un quesito che regge dall'alba dei tempi e che trova esempi a tutti i livelli calcistici, professionistici, dilettantistici e giovanili e che continuerà, volente o nolente, a far discutere tutti, a prescindere dalle motivazioni che ci sono dietro.
UN CASO DI STUDIO NEL NORD ITALIA
Il punto di partenza questa volta vuole essere un esempio. Siamo in Piemonte, dove nel campionato di Eccellenza, ovvero il quinto livello della piramide calcistica italiana (sotto la Serie D, per intenderci) si sta sviluppano una situazione da tratti grotteschi, che ha già danneggiato il campionato e che sta portando poche gioie anche a un gruppo di ragazzi che sta dando l'anima nonostante tutto. Nel girone B c'è la Luese Cristo, formazione sulla carta alessandrina ma che ha la sede a Torino, che da inizio 2026 (10 partite) ha segnato 2 gol e ne ha subiti 100 spaccati. Uno score decisamente pesante soprattutto per i calciatori che, pur di salvare la faccia al presidente della società che non ha voluto ritirare la squadra, stanno girando il Piemonte solo per non perdere 3-0 a tavolino, a costo di subire una pioggia di gol.
Una scelta di base che ha i limiti del sadico. Il presidente della Luese Cristo è anche presidente di un'altra società, con sede e campo base a Torino, che milita però in Seconda Categoria, ben 4 categorie sotto l'Eccellenza. Il divario tecnico è enorme, ma nonostante ciò la scelta è stata di trasferire i calciatori del Bacigalupo (la società di Seconda Categoria) alla Luese Cristo, squadra trovatasi senza tesserati intorno a dicembre. Una scelta dettata da motivazioni economiche, che però è stata valutata fin troppo bene: pur di non presentarsi per le canoniche 4 volte, con relative multe economiche e ritiro della squadra, la proprietà ha preferito mandare al "macello" questi ragazzi, salvare la società e ripartire da capo il prossimo anno, andando incontro a una retrocessione inevitabile.
I ragazzi, con grande orgoglio e onore, non hanno quasi mai battuto ciglio, salvando la faccia a chi invece di loro se n'è fregato altamente, continuando a resistere nonostante tutto. I risultati del 2026 parlano chiaro: 6-1, 16-0, 8-0, 5-0, 8-1, 11-0, 7-0, 7-0, 10-0, 22-0. Dieci sconfitte pesantissime, ma è l'ultima a fare clamore: la sconfitta della Luese Cristo contro la Pro Dronero (formazione della provincia di Cuneo) è la più pesante della storia dell'Eccellenza Piemontese, battendo lo stesso record siglato qualche settimana prima in Cuneo-Luese Cristo, terminata 16-0. Un risultato pesantissimo, che nasconde proprio il quesito iniziale: giusto fermarsi o giusto continuare?
In un campionato e in uno sport dove conta la differenza reti (il rapporto tra gol fatti e gol subiti) porta inevitabilmente le squadre a segnare più gol possibili, soprattutto se si stanno giocando una salvezza delicata. La Pro Dronero rientra proprio in questi parametri: naviga in una posizione di classifica delicata, sulla carta distante "solo" due posizioni dalla Luese Cristo e segnare tanto era necessario. Ma quale sarebbe la strada giusta da percorrere?
PERCHÈ È GIUSTO CONTINUARE
Al quesito del momento abbiamo provato a rispondere noi con 3 spiegazioni. Da addetti ai lavori e appassionati di questo sport, il confine tra rispetto, pietà e umiliazione sportiva è sottile e qualsiasi sia la strada intrapresa si è destinati, soprattutto nel 2026 e con il mondo dei social, ad andare incontro a feroci polemiche.
1) RISPETTARE LA COMPETIZIONE
Il primo motivo riguarda il rispetto della competizione. Il calcio, anche a livello dilettantistico, è prima di tutto una gara regolata da norme precise: si gioca per vincere, segnando più gol dell’avversario fino al triplice fischio. Fermarsi volontariamente significa alterare l’essenza stessa della partita, trasformandola in qualcosa di artificiale. Non esiste, nel regolamento, un limite oltre il quale smettere di giocare seriamente. Continuare a segnare non è accanimento, ma coerenza con lo spirito competitivo.
2) FERMARSI PUÒ ESSERE OFFENSIVO
Il secondo motivo è legato alla differenza tra rispetto e pietà. Può sembrare controintuitivo, ma fermarsi rischia di risultare più offensivo che continuare. Trattare l’avversario come incapace di reagire equivale a negargli dignità sportiva. Ogni squadra, anche la più debole, merita di essere affrontata con serietà. Giocare al massimo, senza deridere ma senza rallentare volutamente, significa riconoscere l’altro come parte della stessa competizione. Il vero rispetto sta nell’impegno pieno, non nella concessione.
3) CRESCITA INDIVIDUALE E COLLETTIVA
Il terzo motivo è pratico e riguarda la crescita individuale e collettiva. Anche in una partita già chiusa, ogni azione può essere utile: per migliorare automatismi, dare spazio a chi gioca meno, aumentare la fiducia degli attaccanti, testare soluzioni tattiche. Il calcio dilettantistico è fatto anche di questi momenti. Fermarsi significherebbe sprecare minuti preziosi di gioco reale. Inoltre, la differenza reti può avere un peso concreto in classifica.
PERCHÈ È GIUSTO FERMARSI
C'è pero l'altra parte della medaglia che merita tre altrettanto valide spiegazioni. È il ragionamento più pratico che viene in mente, quello di rallentare dopo che la vittoria è già in cassaforte, valutando come scelta più rispettosa quella di evitare di schiacciare ulteriormente l'avversario sul lato sportivo.
1) RALLENTARE È IL GESTO PIÙ UMANO POSSIBILE
Il primo motivo è umano, prima ancora che sportivo. Quando il risultato assume proporzioni eccessive, la partita smette di essere competizione e diventa sofferenza unilaterale. I giocatori della squadra in difficoltà restano in campo, spesso per dovere, vivendo un’esperienza che può essere frustrante e mortificante. In quel momento entra in gioco la sensibilità: capire quando basta. Non si tratta di falsare il risultato, ma di abbassare i ritmi, evitare esultanze eccessive, gestire il possesso senza cercare ossessivamente il gol. Il calcio è fatto di persone, non solo di numeri, e ignorare questo aspetto rischia di impoverire il senso stesso dello sport.
2) IL MESSAGGIO CONTA PIÙ DELLA STATISTICA
A questi livelli, il campo è anche una palestra di valori: per giovani, dirigenti, tifosi. Un 22-0 non è solo un dato statistico, ma un messaggio. Continuare a infierire può trasmettere l’idea che vincere conti più di tutto, anche della misura e dell’equilibrio. Fermarsi, o quantomeno gestire la partita con maggiore sobrietà, diventa un segnale diverso: che esiste un limite oltre il quale la vittoria perde significato.
3) UN RISULTATO CHE PUÒ LEDERE L'IMMAGINE
Il calcio regionale vive di passione, volontariato, sacrifici. Risultati estremi, amplificati dai media, rischiano di danneggiare la percezione esterna del campionato, facendolo apparire squilibrato o poco competitivo. Una squadra che continua a segnare senza misura può essere vista come dominante, ma anche come poco attenta al contesto. Al contrario, una gestione più equilibrata della gara può trasmettere maturità e consapevolezza.