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Serie D

12 mesi fa fu un pilastro nella cavalcata promozione, ora traina l'undici più prolifico del girone di ritorno

Fabrizio Valois è uno degli inamovibili dello Scanzo di Delpiano, giunto a 10 risultati utili e consecutivi

Valois Scanzorosciate

SERIE D SCANZOROSCIATE • Fabrizio Valois

Una partita di Kakà in televisione: qualche immagine che scorre sullo schermo, il tempo per innamorarsene, il desiderio di scendere al campetto e provare a replicarne le gesta. Da quel lontano giorno di ormai una ventina d'anni fa, quando si incrociarono per la prima volta, le strade di Fabrizio Valois e del pallone non si sono più lasciate. Classe 2000, duttile ed eclettico centrocampista in forza allo Scanzorosciate in Serie D, dopo il ruolo da protagonista nella promozione dello scorso anno Fabrizio ha deciso di ripetersi quest'anno, tra gol, assist e prestazioni di alto livello. Una carriera di successi e tante soddisfazioni, che non hanno però mai fatto venire meno quell'umiltà e quella dedizione al sacrificio che sono parte integranti della sua vita. Impiegato bancario durante il giorno, spento il computer la sera Fabrizio si trova al campo di allenamento di Scanzorosciate, sempre pronto a faticare e lavorare sodo come ha sempre fatto per superare i suoi limiti. Ai meritati complimenti che gli vengono tributati, lui risponde sempre che «il merito è dei ragazzi». Parole sincere, tutt'altro che di circostanza, che ci spiegano in modo inequivocabile perché Fabrizio Valois è diventato il giocatore e la persona che è oggi, sempre capace di farsi amare e stimare ovunque sia andato

GLI INIZI E I TRASCORSI GIOVANILI

I primi passi all'oratorio di Verdellino, per poi arrivare alla Stezzanese, fusasi poi qualche anno dopo con il Mapello: la carriera di Fabrizio è sempre stata una crescita, un'evoluzione continua, anno dopo anno, sino a giungere a dove si trova ora. Già ai tempi della formazione biancoblù, il centrocampista bergamasco aveva saputo mettersi in luce ogni anno tra reti e prestazioni di alto livello, che ne hanno fatto, uno dei trascinatori della sua squadra, sino ad arrivare all'exploit della stagione 2016-17, l'ultima di Fabrizio a Stezzano.

Aggregato principalmente alla formazione Allievi, il centrocampista classe 2000, con 15 reti in 27 apparizioni (a cui va aggiunta quella messa referto nelle tre apparizioni con la Juniores) è stato uno degli indubbi trascinatori di quella formazione capace di raggiungere i playoff regionali, prima di arrendersi all'Alcione, in un match di cui Valois serba ancora oggi un ricordo nitido: «Perdemmo 2-0, quella sconfitta fu fonte di grande amarezza. Anche oggi, a distanza di tanto tempo, mi ricordo ancora la delusione che provammo nel veder sfumare il nostro sogno di andare avanti nei playoff».

Può restare il rammarico per un finale di stagione sfortunato, ma la sconfitta con l'Aldini non pregiudica in alcun modo quello che è stato un grande cammino da parte della Stezzanese, capace, quell'anno, di valorizzare una serie di talenti: tra questi, anche Luca Maffioletti, oggi attaccante in forza all'Ospitaletto in Serie C, e laureatosi quell'anno capocannoniere della squadra con 20 timbri prima di passare, l'anno seguente, al Ciserano. Per Fabrizio, invece, si aprono le porte di quel ponte San Pietro capace di chiudere la stagione al quarto posto, in coabitazione con il Pavia. Traguardo reso possibile, tra gli altri, anche grazie al contributo dell'oggi centrocampista dello Scanzorosciate, capace con altre sei reti e una serie di ottime prove, di porsi per l'ennesima volta come sinonimo di garanzia e affidabilità: «Nel settore giovanile del Ponte ho avuto la fortuna di lavorare con Luca Mascaro, oggi allenatore del Mapello. Ne approfitto per salutarlo e ringraziarlo di cuore per la fiducia e l'aiuto che mi hanno permesso di diventare il giocatore che sono oggi».

L'ESORDIO IN PRIMA SQUADRA E LE PRIME ESPERIENZE COI GRANDI

Decisivo, duttile, continuo: il nome di Fabrizio Valois ormai non è più un segreto. Lo sa bene Giacomo Curioni, allora tecnico della prima squadra del Ponte, che decide di puntare sul giovane centrocampista in vista del derby contro il Caravaggio valido per la Coppa Italia Serie D. «Fu una bellissima emozione, ricordo ancora la gioia che provai il giorno del mio esordio con gli adulti. Inoltre, avevamo un gruppo di persone eccezionali, che annoverava giocatori di assoluto livello come Ferreira Pinto, Recino e Capelli: mi trovai benissimo con tutto l'organico e ancora oggi sono in contatto con qualcuno». 15 presenze, le prime esperienze nel complicato mondo della Serie D, in cui farà l'esordio nella gara contro la Pergolettese: per Fabrizio si tratta di un anno particolarmente significativo, foriero di insegnamenti per le avventure a venire. «Quando passi dalle giovanili alla prima squadra capisci subito che si tratta di un altro mondo. Avverti una pressione maggiore, soprattutto legata al raggiungimento dei risultati, i ritmi sono più intensi e fisicamente ti viene richiesto un lavoro importante. Sotto questo aspetto ero inizialmente più deficitario rispetto ad altri compagni e mi sono messo a lavorare duramente per crescere anche da quel punto di vista».

Una maturazione che Fabrizio continua a intraprendere anche l'anno successivo a Telgate, che, fusosi poi con l'Atletico Chiuduno Grumellese alla fine di quella stessa stagione, acquisirà la denominazione di Real Calepina. Per tracciare un bilancio della prima annata in biancoazzurro basta probabilmente il «fu un anno turbolento, ma bellissimo» con cui Valois riassume il tutto. In quell'infatti travagliata stagione per via dello scoppio della pandemia e della conseguente interruzione dei campionati, Fabrizio non esita a trovare un ruolo centrale sia con Alessio Pala prima che con Simone Carminati poi, subentrato all'attuale tecnico del Fossano nel corso del mese di dicembre. Il gruppo è unito e coeso e già a partire dal mese di settembre la squadra sa inanellare una serie di risultati che le permettono di insediarsi subito nei quartieri nobili della classifica, sino a raggiungerne la vetta. Ed è proprio in questa posizione che il Telgate si ritrova a febbraio, quando il diffondersi del Covid rende impossibile la prosecuzione della stagione: la squadra riesce dunque poi ad ottenere la promozione in Serie D, un traguardo che Fabrizio, a distanza di tempo, commenta così. «Quell'anno ho trovato un gruppo eccezionale, e lo stesso anche le due stagioni successive che ho fatto qui. Ho avuto la fortuna di conoscere e stringere nuovi rapporti nel mondo del calcio con persone straordinarie, amici sinceri ancora oggi, come Manenti, Bosio e Belotti».

Nella dunque neonata Real Calepina, alle prese con il primo campionato di Serie D della sua storia, Fabrizio continua a occupare un ruolo di prim'ordine, come dimostrato dalle 29 presenze messe a referto condite da due reti, peraltro decisive per sconfiggere NibionnOggiono e Brusaporto e ottenere punti fondamentali per raggiungere la salvezza, traguardo bissato l'anno seguente sotto la guida di Damiano Zenoni, con cui Fabrizio scende in campo in altre 35 partite. Una centralità, un essere indispensabile che si può spiegare alla luce della sua innata capacità di saper all'occorrenza leggere e interpretare ruoli differenti in più sistemi di gioco: una caratteristica indispensabile e non comune, che ci dimostra, ancora una volta, quando una pedina come Valois sia essenziale in ogni squadra. «Mi sono sempre messo a disposizione, giocando ovunque ci fosse bisogno. Ho spaziato dalla posizione di mezzala a quella di quinto, ma ho fatto anche il terzino su entrambe le corsie».

SCANZOROSCIATE: DOVE L'IMPRESA VIENE SCRITTA

«Il calcio è un processo» ha recentemente ricordato Cesc Fabregas, tecnico del Como, artefice della stagione superlativa dei lariani e centrocampista di assoluto livello nel corso degli scorsi decenni. Perché per arrivare a dove lo Scanzorosciate si trova oggi, per capire che cosa ha permesso ai bergamaschi di compiere, ormai un anno fa, quella straordinaria cavalcata che ha permesso loro di staccare il pass della Serie D, bisogna partire da lontano e tornare all'estate 2022, quando Fabrizio scende di categoria e approda nel club giallorosso, allora militante in Eccellenza.

Il primo anno sarà tutt'altro che semplice: un gruppo completamente nuovo, un inizio di stagione altalenante in termini di risultati, una continuità trovata soltanto con l'arrivare del nuovo anno, garante di una sofferta permanenza in categoria«All'inizio faticammo ad ingranare, rispetto all'anno precedente la squadra era cambiata tanto e, nelle prime fasi della stagione soprattutto, ci è mancata un po' di amalgama, di intesa a livello tecnico. Le cose sono però decisamente migliorate l'anno seguente, quando andammo ad un passo dai playoff: il gruppo si stava sempre più formando e sul campo si è visto». 

Arriviamo ora all'estate 2024, quando Alessio Delpiano si insedia sulla panchina dello Scanzorosciate. Tecnico d'esperienza, con campionati vinti alle spalle, l'ex Darfo Boario ha saputo sin da subito prendere in mano le redini della squadra e a diventarne l'insostituibile condottiero«Il mister ha saputo subito portare nell'ambiente una grande unità di intenti, elemento essenziale per lavorare bene. In allenamento ci chiede sempre molto, l'intensità è un cardine della sua idea di gioco: con lui mi trovo benissimo e ci tengo a ringraziarlo per tutto ciò che fa per noi».

Forte anche del cammino compiuto la stagione precedente, lo Scanzo si presenta dunque ai blocchi di partenza della nuova stagione con il chiaro obiettivo di recitare un ruolo da protagonista in un girone con numerose pretendenti alla vittoria finale. I ragazzi di Delpiano partono bene, insediano la vetta, ma la sconfitta rimediata a dicembre contro la RovatoVertovese, futura vincitrice del raggruppamento e autrice di uno storico triplete, sembra minare le certezze dei bergamaschi: «Fu una batosta dolorosissima, avevamo il morale a terra. Proprio in quel momento, però, abbiamo potuto contare sull'aiuto del mister e di una società che ci è stata sempre vicino nei momenti difficili».

Ritrovata la fiducia, Fabrizio e i compagni riescono a riscattarsi e a conquistare, tra dicembre e gennaio, due importanti vittorie rispettivamente contro Carpenedolo e Orcena che, ad oggi, possono essere interpretati come un importante crocevia per riprendere quello che si sarebbe poi rivelato un percorso trionfale: «Nel primo caso abbiamo affrontato una squadra che, a settembre, tutti davano per favorita. Avevano speso moltissimo, erano una corazzata con nomi importanti, e aver vinto contro di loro ci ha ridato consapevolezza dei nostri mezzi. Anche l'Orceana era una squadra ostica, ricordo che all'andata contro di loro perdemmo nettamente per 3-1; in noi crebbe allora una gran voglia di rivalsa, che mettemmo in campo a gennaio per riscattare quel ko di mesi prima».

Chiusa la stagione regolare al secondo posto, a un solo punto dalla capolista Rovato, lo Scanzo accede direttamente alla fase nazionale dei playoff in virtù degli 11 punti di vantaggio sul Carpenedolo terzo in classifica. Fabrizio ricorda ancora con trasporto quel periodo, con un aneddoto che, più di mille altre parole, contiene in sé il significato di quanto compiuto: «Arrivammo alla partita decisiva col Rivasamba. Pareggiammo l'andata in casa nostra e andammo in Liguria, con tantissimi tifosi al nostro seguito. Prima del fischio di inizio nella finalissima tutti loro cominciarono a urlare per noi: in quel momento capii che dovevamo vincere per forza, che bisognava a nostra volta regalare qualcosa di grande ad un pubblico rivelatosi, ancora una volta, speciale».

Detto fatto. Ferrari e Haoufadi schiantano gli avversari arancioneri e regalano allo Scanzo la meritata promozione in Serie D dopo anni di assenza. Il meritato ritorno nel massimo campionato dilettantistico non è stato subito semplice, con l'immediata eliminazione dalla Coppa Italia per mano della VirtusCiserano e un inizio di stagione in cui i risultati hanno stentato ad arrivare. «Le prestazioni ci sono sempre state, a mancare erano i punti: siamo in una categoria dove paghi ogni minimo errore e spesso abbiamo incassato dei gol nel recupero che ci hanno impedito nei primi mesi di ottenere qualcosa in più».

Era però soltanto questione di tempo, perché, col passare delle giornate, la bontà dell'ottimo lavoro compiuto da Delpiano e dal ds Campi, anch'egli tra i protagonisti assoluti del grande cammino dei bergamaschi, è infatti destinata a pagare con la lunga striscia di ben 10 risultati utili infilata in un 2026 che, ad ora, vede lo Scanzorosciate imbattuto e come squadra più prolifica in questo girone di ritorno. «Il mister ha sempre creduto in noi, da quando è arrivato da noi ci ha sempre lasciato in campo la libertà di svariare, trovare il colpo vincente sfruttando le nostre caratteristiche migliori. Ci ricorda sempre che lui può trasmetterci le sue conoscenze, ma che alla fine siamo noi a scendere in campo e dover trovare i colpi vincenti». 

La classifica parla di ottavo posto a 39 punti, una salvezza vicina, e prelude alla possibilità, con sette partite ancora da giocare, di potersi magari togliere qualche soddisfazione: «Stiamo facendo molto bene, se ti devo dire uno snodo cruciale di quest'anno penso alla vittoria esterna contro il Brusaporto, una squadra forte e di grande qualità, che ci ha permesso di capire il nostro vero valore. Non bisogna tuttavia dimenticarsi che il primo obiettivo resta sempre la salvezza, mancano ancora quattro-cinque punti e bisogna prima di tutto stare concentrati e raggiungere questo traguardo. Siamo un gruppo splendido, i nuovi si sono integrati alla perfezione, ora cerchiamo di chiudere al meglio la stagione». Parole di un condottiero, di un capitano, di un leader e riferimento in squadra, da sempre abituato a lasciare che sia il campo a emettere il suo verdetto. E il terreno verde, in questi anni, ha sentenziato: Fabrizio Valois è un grande giocatore, un baluardo di queste categorie, una parte imprescindibile di questa squadra. E anche oggi, come ci ha abituato a fare ogni anno, è pronto ad aggiungere un nuovo capitolo alla splendida storia della sua carriera.

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