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Serie D

Per il club in difficoltà ecco un allenatore capace di far resuscitare le squadre, è l'ultima spiaggia

Un tecnico navigato per una compagine ferita dalle 6 reti incassate: serve ricucire la testa prima di ridisegnare il campo

CELLE VARAZZE SERIE D - RICCARDO BOSCHETTO

CELLE VARAZZE SERIE D - Riccardo Boschetto subentra a Mario Pisano a 7 giornate dal termine con l'obiettivo di mantenere la categoria

La scena è questa: spogliatoio del Vittorio Pozzo-La Marmora, sera di domenica, odore acre di erba bagnata e delusione. Il tabellone ha appena decretato un verdetto brutale: 6-1. Per il Celle Varazze è un colpo allo stomaco. Poche ore dopo, nel silenzio che spesso segue le sconfitte pesanti, arriva la scossa: la panchina passa a Riccardo Boschetto. Il tecnico piemontese non promette formule magiche, ma una priorità netta: «testa, gruppo, responsabilità». E un obiettivo senza fronzoli: «fermare subito l’emorragia». Perché, a 7 partite dalla fine di un campionato di Serie D diventato improvvisamente a rischio con un terz'ultimo posto con 25 punti, il tempo delle carezze è finito: servono punti, ordine e una coesione che valga più di qualsiasi lavagna tattica.

IL PROFILO: CHI È BOSCHETTO E PERCHÈ IL SUO CURRICULUM PARLA DI RISALITE
Nato nel 1967, Riccardo Boschetto è un profilo rodato del calcio dilettantistico del Nord-Ovest: ha guidato, tra le altre, la Cairese, con cui ha firmato la risalita in Serie D dopo 33 anni d’assenza, capitalizzando la spinta nata dai playoff di Eccellenza e completata nel giugno 2024. La sua esperienza racconta di salvezze complicate e gruppi rimessi in carreggiata con lavoro quotidiano e gestione della pressione. Nel suo percorso più recente spicca la parentesi al Tuttocuoio in Serie D: esperienza breve e chiusa consensualmente dopo alcune giornate. Una tappa che, paradossalmente, ne amplifica il bagaglio su come intervenire in corso d’opera dentro contesti critici. Ora la chiamata del Celle Varazze lo rimette esattamente dove è più a suo agio: a lavorare sul «qui e ora» per trasformare un trend negativo in una sopravvivenza possibile. 

LA DIAGNOSI: PRIMA LA TESTA, POI I NUMERI DEL MODULO
Nel suo primo messaggio pubblico da tecnico biancoblù, Boschetto ha tolto alibi e fornito una rotta semplice. Le sue parole, «dobbiamo fermare subito l’emorragia», fanno il paio con un concetto chiave: il recupero mentale del gruppo precede qualunque scelta di lavagna. Tradotto: 1) Restituire «sicurezze» ai calciatori dopo un passivo tanto pesante. 2) Ritrovare «compattezza» difensiva e ridurre gli errori non forzati nei momenti-chiave. 3) Rimettere al centro «sacrificio», «responsabilità» e «cooperazione» tra reparti.Sul piano degli schemi, il tecnico ha lasciato spiragli a sistemi alternativi, dalla linea a tre al 4-2-3-1,ma ha chiarito un principio non negoziabile: senza la corretta «connessione mentale» alla partita, i numeri del modulo valgono zero. È la riaffermazione di un metodo: prima il linguaggio comune, poi la grammatica tattica. 

COSA CAMBIERÀ DAVVERO
La traccia è tracciata. Cosa aspettarsi, punto per punto, dal Celle Varazze nella gestione Boschetto: 1) Linea difensiva più corta e scaglionata, con «principi» prima che «schemi»: densità centrale, accorciamenti immediati sulla palla, riduzione degli uno contro uno a campo aperto. 2) Possesso più prudente e «funzionale»: meno «sterilità»orizzontale, più verticalizzazioni per sorprendere la prima pressione avversaria, specie contro squadre che «portano gente» sul pallone. 3) Palle inattive come strumento di sopravvivenza: curare «calci piazzati» a favore e contro, perché nelle partite tese spesso un corner battuto bene vale un’azione manovrata. 4) Scelte di formazione «per stato di forma» e non per gerarchia anagrafica: chi sta bene gioca, a prescindere. È un segnale al gruppo e uno stimolo per gli under che hanno gambe e entusiasmo. 5) Gestione degli ultimi 20 minuti: con squadre stanche e tensione alta, serviranno cambi «tematici» (gamba sugli esterni, centimetri in area, un regista fresco per il primo passaggio pulito). Sono interventi minimi ma impattanti, in una finestra temporale in cui non si può «rifare la squadra»: si può, però, renderla più razionale nelle cose semplici che spostano il risultato.

LA PROSSIMA TAPPA: SANREMESE, AVVERSARIO SCOMODO NEL MOMENTO MENO COMODO
La Sanremese è un banco di prova ostico. La squadra matuziana arriva da risultati capaci di dare fiducia e, soprattutto, di sporcare le partite altrui con intensità e attenzione ai dettagli. Per il Celle Varazze la priorità è «portare la gara dove vuole»: ritmi gestibili, evitare il palleggio prolungato avversario, colpire nelle transizioni corte quando si recupera palla tra le linee. Inizio di gara «protetto»: primi 15 minuti senza concessioni gratuite (nessun fallo laterale «regalato» in zona difensiva, nessun calcio d’angolo evitabile). Pulizia sull’uscita bassa: meglio un lancio «percentuale» per risalire e accorciare, piuttosto che un retropassaggio forzato che innesca pressione e palloni persi.

LA SALVEZZA È ASSOLUTAMENTE POSSIBILE
Il girone è corto in coda: bastano due risultati pieni per cambiare aria e spostarsi da playout a zona franca. Con scontri diretti ancora in arrivo, la classifica può muoversi rapidamente. La squadra ha dimostrato, in diversi momenti, di saper stare in partita con avversari strutturati, portando a casa punti e prestazioni di carattere. Il crollo di Biella è un’eccezione nella gravità, ma non un destino. Il contributo degli under non è un vezzo, è un asset: corsa, aggressività, minuti pesanti. Se integrati con le scelte giuste dei «senior», possono dare l’energia che spesso decide i finali di stagione. La condizione: tenere la barra dritta per 630 minuti più recuperi. Vuol dire accettare partite «brutte», giocare il pallone «giusto» anziché quello «bello», gestire i momenti. È la grammatica della salvezza.

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