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Terza Categoria

Entra in campo vestito da prete e colpisce un calciatore avversario: stagione finita per l'allenatore

La ricostruzione della Procura: segue la partita su una scala, poi a fine gara torna nel recinto di gioco e insulta gli avversari

Terza Categoria Lodi

TERZA CATEGORIA LODI • Immagine creata con l'IA

Prima il posizionamento di una scala per assistere alla partita vestito da prete, poi l'ingresso in campo per colpire con un calcio un calciatore avversario: è questa una delle condotte tenute da un allenatore di Terza Categoria e riportate dalla Procura Federale, che ha deciso di porre fine alla stagione del tecnico con una squalifica di più mesi.

L'ACCADUTO

Il caso avviene nel campionato lodigiano di Terza Categoria, dove un allenatore, squalificato all'epoca dei fatti, non ha rispettato varie norme del Codice di Giustizia Sportiva, delle NOIF e del Regolamento del Settore Tecnico della FIGC. Innanzitutto, secondo la ricostruzione della Procura Federale, il tecnico «ha radunato i propri calciatori, prima dell'inizio dell'incontro, in un'area adiacente l'impianto sportivo per comunicare loro la formazione, e impartito, durante la gara, disposizioni tecnico-tattiche alla propria squadra, posizionandosi su una scala con indosso un abito talare al di fuori e a ridosso del recinto di giuoco». Una scena proseguita con l'ingresso non consentito in campo. Dall'ultimo comunicato ufficiale, infatti, si evince che l'allenatore «dopo la realizzazione di una rete da parte della squadra avversaria, ha fatto ingresso all'interno del recinto di gioco e colpito con un calcio il calciatore avversario». Questo a una decina di minuti dalla fine del match, mentre, durante il recupero, il tecnico «dopo la realizzazione di una rete da parte della sua squadra, ha fatto ingresso nuovamente all'interno del recinto di gioco festeggiando con i propri calciatori e insultando quelli avversari, nonostante gli fossero preclusi la direzione della squadra e l'accesso all'interno del recinto di gioco». La guida della squadra, infatti, doveva ancora finire di scontare una squalifica lunga un mese. A pagare dei gesti dell'allenatore, però, è anche il presidente della società, reo di «aver acconsentito o comunque non impedito» l'accaduto.

LE SQUALIFICHE

Da qui la decisione della Procura Federale di punire i due uomini e il club con le seguenti sanzioni:

  • 4 mesi di squalifica all'allenatore;
  • 2 mesi di squalifica al presidente;
  • 500 euro di ammenda alla società.

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