Eccellenza
20 Marzo 2026
ECCELLENZA VIGEVANO • Gabriele Gambazza
Tre titoli regionali giovanili conquistati e un campionato di Eccellenza in bacheca. Un percorso costruito sfidando giovani promesse come Raoul Bellanova, Marco Brescianini e Alessandro Plizzari, e crescendo nello stesso ambiente di Nicolò Rovella e Gabriele Zappa. Nomi importanti, che fanno rumore. Come quello del pallone calciato in porta al 95’, quello della rete metallica a cui si è aggrappato per festeggiare, o quello delle urla dei tifosi biancazzurri, esplose per celebrare l’eroe di giornata. Perché, dopo tanto lavoro, sacrifici e una carriera spesso al servizio dei compagni, Gabriele Gambazza si prende la scena con un gesto tecnico che vale l’1-1 sul campo della capolista Arconatese e tiene vive le speranza di salvezza del Vigevano.
Nato il 15 aprile 2000, Gabriele Gambazza si avvicina al mondo del calcio a quattro anni, quando entra nella sezione dei primi calci dell’Accademia Inter: «Mi ritengo un ragazzo fortunato. La formazione calcistica che ti fornisce l’Accademia è da squadra professionistica. La società ti aiuta a crescere sia come calciatore sia come persona. Il presidente Marco Messerotti è riuscito a creare un’ambiente eccellente a livello umano: lui, come tutti i collaboratori, ti fanno sentire come a casa e non ti fanno mancare niente, dai fisioterapisti alle attrezzature alle strutture. Il centro sportivo di via Cilea rappresenta un’eccellenza del panorama calcistico della Lombardia».
Una virtù che si traduce sul campo con una caterva di campionati vinti, come i tre consecutivi – con titolo regionale annesso - conquistati tra il 2014 e il 2016 nelle categorie Giovanissimi e Allievi: «Quel tris consecutivo è stato un traguardo inimmaginabile, specialmente alla vigilia della prima stagione, quando siamo riusciti a creare un amalgama ben preciso. Il titolo regionale Giovanissimi fascia B è stato quello di cui conservo i ricordi più belli: in campionato siamo arrivati secondi dietro all’Aldini, perdendo in ogni occasione contro di loro. In semifinale battemmo la Lombardia Uno con un gol all’ultimo secondo, mentre in finale riuscimmo a prenderci la rivincita contro l’Aldini in rimonta».
Indimenticabile come l’esperienza alla Bracco Cup 2015, quando l’Accademia Inter eliminò Aldini, Novara, ChievoVerona e Genoa, prima di cedere in semifinale al Milan di Raoul Bellanova, Marco Brescianini e Alessandro Plizzari: «Perdere ai supplementari è sempre una grande delusione, a maggior ragione contro un avversario di quel livello che ha sfornato ottimi talenti. Marcare Bellanova sulla mia fascia è stata una sfida allenante, oltre che un onore, ma se abbiamo raggiunto quei risultati è soprattutto grazie a mister Matteo Orlandini e al suo secondo, Massimiliano Abate. Con loro svolgevamo sedute di allenamenti in cui studiavamo gli avversari alla perfezione».
Smaltita l’annata a Piacenza – in cui totalizza dieci presenze da comprimario in Berretti – Gambazza sbarca nel calcio dei grandi grazie alla chiamata di Giuseppe Commisso, che gli affida uno degli slot da under nel cannibale NibionnOggiono. Infatti, la squadra lecchese domina il girone B di Eccellenza conquistando 72 punti, 15 in più della Tritium seconda: «Nel 2018 desideravo un’esperienza in prima squadra. Quando ricevetti la proposta da Nibionno non ho pensato due volte ad accettare. Essere allenati da Commisso è un onore: lui mi ha fatto da chioccia, ha avuto pazienza nel farmi crescere e mi ha dato sia fiducia sia l’opportunità di sbagliare».
Un aspetto non scontato per chi arrivava da una finale playoff persa contro il Sondrio, ma Commisso intravede un grande potenziale in Gambazza: nella stagione della promozione in D, il terzino sinistro gioca 29 partite e mette a referto un gol nel 6-0 di Vimercate; in quella successiva ne raccoglie 25 e sfiora l’accesso ai playoff per un punto dopo aver chiuso il girone d’andata in testa: «Avevamo una rosa forte: Isella, Perego, Baldan sono tutti giocatori di ottima caratura, ma non mi preoccupavo di quelle voci: io volevo affermarmi tra i grandi e inanellare ottime prestazioni per mettermi in mostra».
E pazienza se la rottura del malleolo arrivò nella famigerata prima settimana di marzo 2020. Gambazza si ristabilì completamente alla Casatese di Danilo Tricarico nella stagione seguente: «È un allenatore da cui ho imparato tanto. Il suo miglior pregio è quello di saper trasmettere energia alla squadra e portare tutte le idee in campo. La tappa di Casate lascia un grande rammarico nella mia carriera. A dicembre eravamo primi a +4 sulla seconda, ma nel girone di ritorno la squadra perde contatto con la vetta e io registro un andamento altalenante: non metabolizzavo tutte quelle panchine e non riuscivo a cogliere il significato di quelle scelte».
Dopo un’altra sfortunata annata a Giussano, in cui si rompe la mano destra ed è costretto a subire uno stop di tre mesi, nell’estate del 2022 Gambazza si trasferisce al Borgomanero, dove contribuisce a portare la squadra fino al primo turno nazionale dei playoff: «Avevamo creato un ottimo gruppo, anche se la concorrenza di Biellese, RG Ticino e Borgaro era importante. È stata un’esperienza bellissima, ma ai playoff nazionali siamo arrivati contati. Per esempio, Orlando era acciaccato, Di Cesare anche, io ho giocato dopo aver saltato quasi tutta la seconda parte di stagione e con soli due allenamenti nelle gambe».
L’allenatore dei rossoblù, Giuseppe Molinaro, continua a seguire i progressi del terzino, che nell’annata all’Accademia Pavese fa segnare il record personale di gol (5) e assist (4), entrando in campo in tutte le 38 partite di campionato. È lui a riportare in Piemonte Gambazza, all’Oleggio: «Con Molinaro ho instaurato un ottimo rapporto. Si fidava ciecamente di me e fu lui a convincermi a sposare il progetto dell’Oleggio. Arrivavo da una retrocessione cocente e avevo bisogno di un’ambiente tranquillo per ritrovare fiducia e serenità». L’ex Accademia Inter scende in campo 25 volte con la casacca arancione, prima di salutare nuovamente il Piemonte e riavvicinarsi a casa.
La scorsa estate Gambazza sceglie di ripartire dal neopromosso Vigevano, una squadra con grande tradizione e seguito alle spalle: «È fantastico giocare qui. La città è elettrizzante e giocare in uno stadio così grande davanti a questa tifoseria appassionata è un privilegio che non tutti i nostri avversari hanno». Tuttavia, l’inizio di campionato non è dei migliori. I biancazzurri si trovano sul fondo della classifica e la dirigenza opta per un cambio allenatore: «Cataldo ha preso in mano una situazione delicata e difficile. All’inizio è stato più uno psicologo che un allenatore: ha lavorato tanto sull’aspetto mentale, inculcando il presupposto che potessimo provare a fare la partita con tutti gli avversari. Poi è arrivato il mercato invernale e gli innesti hanno aumentato la qualità della rosa».
Terrani, Crosta, Capano, Kambo e Granziera hanno implementato un roster che annoverava già, tra gli altri, i nomi di Della Volpe, Limiroli, Arioli, Menegaldo, Xhani e Gambazza: «La squadra per fare bene c’è. Nel girone di ritorno abbiamo trovato la solidità che ci mancava ma, se ripenso alle ultime partite, ritengo che abbiamo raccolto meno di quanto meritassimo: abbiamo perso diversi punti preziosi a Rho, a Legnano e in casa contro la Vis Nova». Un segnale di crescita in cui il terzino si ritrova anche a livello personale: «Dalla partita contro la Vis Nova sentivo che il gol era nell’aria. Nelle scorse domeniche l’ho sfiorato più volte, ma gli episodi non giravano mai dalla mia parte». Fino a domenica scorsa, quando Gambazza ha realizzato la rete dell’1-1 ad Arconate: «Ho avuto la forza mentale di inseguire quel pallone e mettere il piede sulla respinta del portiere. Quanto pesa quel gol? Tantissimo, perché corona la grande prestazione fatta da tutta la squadra. Loro hanno un organico fortissimo e siamo fieri di aver tenuto testa a un grande avversario. Dobbiamo capire, però, che non abbiamo ancora fatto niente e continuare a lavorare per portare a casa la salvezza».
Un traguardo che Gambazza sa come raggiungere e che vuole tornare a tagliare anche grazie all'aiuto della famiglia: «Mamma Anna e papà Marco sono un'ancora di salvezza. La loro vicinanza e il loro sostegno sono fondamentali. A volte subiscono i miei momenti negativi, ma il loro supporto è una delle cose più preziose al mondo».
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