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Alessandria in Serie D: dalla riva dell'abisso alla rinascita che riaccende la città

Nel 2003 i Grigi sono falliti e ripartiti tra i dilettanti, ora la società di Antonio Barani compie un altro passo verso il ritorno tra i prof

ALESSANDRIA CALCIO NEWS

ECCELLENZA PIEMONTE • Scatta la festa al Moccagatta, i Grigi compiono il doppio salto dalla Promozione alla D in due anni (foto Cassarà)

Ci sono domeniche che sembrano durare più di novanta minuti. Non perché consegnano una coppa, o perché mettono in bacheca l’ennesimo trofeo. Ma perché chiudono una ferita e ne aprono un’altra, più luminosa: quella della rinascita. A luglio 2025 l’Alessandria era di nuovo sul bordo dell'abisso, con il pericolo concreto di sparire dai radar. A marzo 2026, invece, i Grigi sono una macchina che viaggia a pieno regime e festeggia la promozione in Serie D con quattro gare d’anticipo. È il passo decisivo verso il ritorno “da lassù”, e insieme il simbolo di un popolo che non ha mai smesso di riconoscersi in una maglia, anche quando la maglia sembrava non bastare più.



Il sigillo definitivo arriva contro l’Albese, al Moccagatta: la vittoria che certifica una stagione fuori scala e chiude il discorso campionato nel modo più diretto, davanti alla propria gente. E non è un dettaglio: perché questo non era un’Eccellenza qualunque, ma uno dei gironi più forti degli ultimi dieci anni in Piemonte, con piazze e roster da categorie superiori. Eppure Alberto Merlo non ha lasciato neppure le briciole: dietro, corazzate come Cuneo, Fossano e la stessa Albese si sono ritrovate a inseguire una squadra capace di non concedere varchi, di controllare il ritmo e di colpire quando serve. Dentro questa corsa c’è tutto: i numeri del bomber Modou Diop, sempre lì, con una regolarità feroce e una media sotto il gol a partita; la qualità e la leadership di uomini come Tos, Nicco e Pellegrini, abituati a palcoscenici più alti e scesi in Eccellenza per amore della maglia grigia; e la sostanza di Morganti, motore in mezzo al campo, quello che accende e spegne la partita quando gli altri stanno ancora cercando il fiammifero. Sopra a tutto, la figura di Merlo: uno dei pochi allenatori del “calcio di ieri” capace di reinventarsi nel calcio di oggi, tenendo insieme identità, gestione e risultati. L’Alessandria non ha semplicemente vinto: ha costruito un’idea di superiorità, settimana dopo settimana, fino a renderla inevitabile.


UN DEJA VU DEGLI ANNI 2000

E quando una storia torna, raramente lo fa per caso. Ad Alessandria, i corsi e ricorsi sono quasi un marchio di fabbrica: sembra di rivivere il 2003, con il fallimento in estate, il ritorno tra i dilettanti, la fase di transizione con un nome diverso — lo scorso anno, va ricordato, la vittoria della Promozione era arrivata sotto l’etichetta “Forza e Coraggio Alessandria” — e poi il rientro del marchio e del titolo sportivo l’estate successiva, fino alla vittoria dell’Eccellenza. Dal 2004-2005 al 2025-2026: ventuno anni in cui è cambiato il calcio, sono cambiate le regole, sono cambiati i tempi. Ma non lo spirito: quello di una città “sui generis”, orgogliosa, capace di brontolare e stringersi, discutere e trascinare, ma sempre presente quando conta davvero. E con un presidente ambizioso come Antonio Barani, l’idea è chiara: la scalata non si ferma qui. Perché la stagione può ancora diventare irripetibile: la Coppa Eccellenza del Piemonte è già in cassaforte, il campionato è chiuso, e adesso il mirino è puntato su un obiettivo che sa di leggenda: la Coppa Italia di categoria a livello nazionale, per inseguire un triplete storico che in Piemonte non è mai riuscito a nessuno.


UN CAMPIONATO ACCESISSIMO

Intanto, dietro alla locomotiva grigia, il campionato continua a produrre scosse e storie, tra ambizioni playoff e lotta salvezza. Il Cuneo piazza un allungo pesante nella corsa agli spareggi: 3-0 al Chieri, con Nacci che torna ad essere realmente decisivo e con Danilo Bianco che allunga a +5 sull’Albese, fermata al Moccagatta dall’Alessandria. Un risultato che pesa anche per come si incastra con le giornate degli altri: il Fossano, ad esempio, vive un turno “semplice” solo sulla carta e dilaga con 11 gol contro la Luese, in una gara che però lascia soprattutto una fotografia destinata a rimbalzare ovunque: il primo gol in Eccellenza di un classe 2010, il giovane Treves. Un nome che, al di là di tifo e colori, racconta la parte più romantica del pallone: quella in cui l’età si azzera e resta solo la scintilla di un momento.



Sul fronte playoff, invece, si complica la strada del Centallo: la sconfitta contro la Monregale lo fa scivolare a -7 dal Cuneo secondo, una distanza che diventa un campanello d’allarme perché mette a rischio il margine utile per disputare i playoff all’interno del girone. E se in alto si fanno i conti con le ambizioni, in basso si balla sul filo dei dettagli. Il Vanchiglia si prende una gioia last minute in una partita che è un riassunto perfetto di emozioni e ribaltoni: Ramin Binandeh “schianta” l’Ovadese al termine di una gara divertentissima, con i granata avanti di due gol e poi ripresi da un avvio di ripresa eccezionale dei biancostellati. Ma alla fine è Ciociola, in contropiede, a regalare la vittoria e a rendere ancora più avvincente la corsa playout.

La fotografia della lotta salvezza, infatti, resta apertissima e si aggiorna di minuto in minuto: Chieri e Ovadese ora sarebbero salve, ma Pro Dronero e Acqui rosicchiano terreno e punti utili. I Draghi vincono sul Pinerolo, mentre i Bianchi strappano un pari su rigore all’ultimo: quei risultati che non fanno rumore come una goleada, ma spesso valgono come oro perché spostano inerzie, umori, pressioni. In un girone così, ogni rete è una sentenza e ogni domenica può cambiare la mappa.


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