Eccellenza Femminile
05 Dicembre 2022
L'esultanza da spogliatoio della Doverese, che conquista tre punti d'oro in ottica classifica
È una notte buia e tempestosa al «Bione» di Lecco: un clima da urlo, nel vero senso della parola, per un big match da urlo, quello tra il Lecco delle sorprese, in grado, da neopromossa, di affrontare i campi più importanti e rispondere con una valanga di punti accumulati e grandi aspettative per il futuro; e la Doverese in ascesa mistica, fin dall'incipit della stagione aggrappata con le unghie e con i denti ai primi due posti della classifica e, tra alti (tanti) e bassi (pochissimi), dimostratasi corazzata inscalfibile, in grado di beffare anche la stella più luminosa, quella del Monterosso dal profumo del riscatto per lo storico salto di categoria. Così, tra gioie e dolori, influenze ed acciacchi, ad un passo dalla conclusione della tornata d'andata, quella in scena è una sfida in piena regola: per la supremazia, per la gloria, ma anche per la concretezza. Una partita che non delude nemmeno in termini di bel gioco e guizzi talentuosi, sospiri dagli spalti e ribaltoni, nonostante l'arbitraggio rischi di minare a più riprese l'effettiva regolarità dello svolgimento: alla fine, è la formazione di Dovera ad avere la meglio, con grinta e coraggio, portandosi a casa tre punti fondamentali in ottica classifica (e morale), contro un Lecco certo rammaricato e – viste anche le difficili condizioni di partenza – piuttosto sfortunato ma comunque positivo, bello nelle modalità e propulsivo nel carattere e nella volontà di rivalsa.
Il primo tempo è, come da attesa, un bel concentrato di grinta e bel gioco, da una parte e dall'altra, senza esclusione di colpi. In tal senso, l'inizio è tutto delle ospiti: con uno schema tutto concentrato sul lato sinistro del campo, le ragazze di Maraschi – che qualche compito a casa paiono averlo fatto, perché c'è dello studio attento in quest'avvio – partono con pressing alto che spaventa, e confonde, le retrovie lecchesi che, seppur attente, soffrono l'incipit aggressivo delle avversarie, con qualche pallone di troppo perso in zone pericolose. Gatti e Mandelli sono le direttrici del primo tempo giallonero, finché non è il Lecco in tenuta total white a rialzare la testa e riacquisire metri perduti. In un clima di sostanziale fair-play ed equilibrio, il primo trillo – che più che una singola tromba d'allarme fa risuonare un'intera orchestra – è proprio per il Lecco: è il 14', quando un fallo di mano in area consegna a capitan Galbusera la palla del potenziale vantaggio; dal dischetto, però, la numero 10 tenta un tiro morbido a mezza altezza che non inganna Arzeno, che si oppone e spedisce in corner. Circa 2' più tardi, l'estremo difensore cremasca s'innalza subito ad eroina di giornata: una punizione da distanza siderale di Galli – fotocopia dell'ultimo eurogol dell'esterna, realizzato in casa CUS a Milano – fa sognare gli spalti casalinghi solo per un attimo, perché è ancora Arzeno, che in allungo quasi mistico alza sopra la traversa il tiro teso e preciso della 8 avversaria, ad opporsi allo sperato riscatto del Lecco. Il team di Iustoni macina metri e colleziona occasioni, nonostante l'ottima circolazione di palla sostenuta dalle giallonere che, particolarmente dietro, rischiano poco, sanno attendere e ferire nelle ripartenze. Così, dopo un altro sospiro dalla tifoseria per una deviazione di Balistreri su cross rasoterra di Bruno che necessita della provvidenza (e, di nuovo, di Arzeno) per evitare il disastro in autogol, è Mandelli, al 27' a rendersi protagonista d'una ripartenza impetuosa e d'un tentativo di tiro dalla cui respinta, allungata un po' maldestramente da Bonini, trova Seveso per un tiro sorprendente che s'insacca alle spalle di Carraro e sblocca la partita. Gli ultimi 15' di gioco sono concitazione pura: un altro scambio pregevole tra Gatti e Mandelli libera la 7 di Dovera, che trova però le manone di Carraro; al 43', ancora Galli, che lotta strenuamente sulla fascia destra, trova l'imbucata e prova il tap-in, negato ancora da Arzeno ispiratissima.

La formazione titolare del Lecco, in completo total white, rimasta invariata fino all'infortunio di Carraro
Il finale del primo tempo regala un nuovo volto di coraggio alla Doverese, tanto che le giallonere rientrano in campo con rinnovato entusiasmo e spingono fin dai primi secondi. Così, dopo appena 2' d'orologio, Mandelli s'imbuca tra le linee delle centrali lecchesi e, quando cade giù, il direttore di gara fischia immediatamente: uno scivolone, quello dell'irriducibile numero 7 della Doverese (ma anche, in questo caso, è parso dell'arbitro), che determina il rigore dello 0-2 ospite, segnato senza paura da Seveso, che raddoppia, oltre al risultato, il suo nome sullo score del tabellino. Da lì, davanti c'è poca Doverese – che però regge bene in termini di quantità, con gran merito del reparto difensivo, e fa male nelle ripartenze – e tanto Lecco, col pieno di foga: al 9' un bel movimento di Cascarano elude le marcature che perdono Galli, che sgancia un tiro pregevole dalla distanza, nuovamente respinto fuori da Arzeno. C'è spazio anche per una traversa per parte, perché all'11' è Maioli che schianta il pallone sul palo alto con un'eccellente esecuzione su punizione da fuori area; al 17', invece, Galbusera compie un gran gesto tecnico e fa partire un tiro di prima di collo pieno che spiazza tutti ma si ferma sul legno. Devastante in velocità, la Doverese riaffiora con la solita Mandelli, che, in un bel giro palla, appoggia a Gatti, che a sua volta libera Buttò, senza però trovare alcuna conclusione. A questo punto è il 23' e lo spirito del Lecco sembra riprendere forma: le sembianze sono quelle di Galli, perché è proprio la qualità della numero 8 a riaprire la gara nel momento più importante, con un teso dalla distanza che s'insacca, imparabile. Quando però le «Aquile» di Iustoni sembrano davvero credere nella rimonta, e potrebbero pure far male, e rialzano testa e baricentro, l'episodio che cambia – e determina – il match si concretizza, trasformando in incubo la costruzione da sogno delle padrone di casa: tra il 25' e il 28', Carraro, che in allungo riesce a spostare di netto una conclusione pericolosa di Gatti, si fa male in caduta ed è costretta ad uscire; con una panchina «corta» – come la definirà coach Iustoni – le ragazze di casa, scosse, spostano Marchesi in porta. È un momento cruciale, perché il corner che segue nell'immediato la ripresa del gioco è fatale e nulla può la subentrata in pettorina, che riesce ugualmente a sfiorare il pallone: mischia in area, il tap-in vincente è di Bosco, entrata pochi minuti prima al posto di Maioli. A poco servono i non pochi minuti di recupero (circa 7', a fronte però dei continui stop – talvolta inspiegabili – decisi dal direttore di gara), perché stanchezza e frustrazione prendono il sopravvento tra le file lecchesi, mentre le ospiti si arroccano nella propria metà campo e lottano per spazzare ogni pallone. Triplice fischio: risultato chiuso.
Dalla panchina ospite, il tecnico Simone Maraschi commenta così i preziosi tre punti conquistati dalle sue ragazze: «Ho già avuto modo di dire che loro [Lecco, ndr], a livello calcistico, sono una gran squadra e Monica [Iustoni, ndr] di gran lunga la miglior allenatrice della categoria, quest'anno», e certifica «La differenza forse la fa, da parte nostra, l'avere in rosa ragazze d’esperienza, giocatrici di livello». Sul prossimo futuro, visto lo scatto in classifica, non si lascia prendere troppo dall'entusiasmo: «La Doverese dove vuole arrivare? Guardiamo partita per partita, di volta in volta, cercando, certo, di commettere meno errori e perdere meno punti possibili, in rapporto al Monterosso, che è indiscutibilmente la squadra ad oggi più forte».
«Secondo me, il risultato non è particolarmente veritiero, rispetto a quello che si è espresso sul campo, sia in termini di gioco che di occasioni avute», analizza la coach Monica Iustoni dalla panchina di casa «Certo, se avessimo segnato fin da subito – col rigore – la partita sarebbe stata probabilmente diversa; però, abbiamo reagito allo svantaggio, creato tanto, e forse è mancata un po' di cattiveria. In questo senso, è una gara che lascia l'amaro in bocca, perché per l'espressione del gioco e lo stare in campo non abbiamo nulla da invidiare a nessuno e, oggi, ci stava stretto anche un pareggio!». «La Doverese – oltre alle gran parate del portiere – è cinica e questo è quello che, alla fine, conta nel calcio», continua sul match «Purtroppo, nemmeno la fortuna è dalla nostra, perché avevamo una rosa molto corta e la squadra, in termini di salute e forma, non era di certo al meglio. Però, andiamo avanti: siamo – e lo saremo ancora – la sorpresa vera del campionato e faremo del nostro meglio per ribadirlo e dar filo da torcere alle altre».
LECCO - DOVERESE 1-3
RETI: 27' Seveso (D), 2' st Seveso (D), 23' st Galli (L), 28' st Bosco (D).
LECCO: Carraro 6.5 (28' st Cappelletti 6), Marchesi 7, Dell'Oro 6.5, Magni 7, Bonini 6.5, Invernizzi 6.5 (45' st Shcherbaniuk sv), Cascarano 7, Galli 7.5, Ostuni 6.5, Galbusera 6.5, Bruno 6.5. A disp.: Manzoni, Pifferi, Deriu, Sturdà. All. Iustoni. Dir. Bonanomi.
DOVERESE: Arzeno 7.5, Di Giulio 6.5, Veluti 6.5, Tiziani 6.5, Balistreri 6.5, Seveso 7.5, Mandelli 7, Pagliari 6.5, Buttò 6.5 (24' st Gianni 6), Gatti 7, Maioli 6.5 (21' st Bosco 6.5). A disp.: Villa, Sales, Vicini, Zanaboni, Bellandi, Amatulli, Zorzoli. All. Maraschi. Dir. Bergamaschi.
AMMONITE: Bonini (L), Gatti (D), Galli (L), Galbusera (L).
ARBITRO: Schettino di Como 5.
LECCO
Carraro 6.5 Viene impegnata poco, in termini assoluti: incolpevole sui gol, complessivamente è ben piazzata, abbastanza sicura nelle uscite e attenta. L'epilogo della sua gara è cruciale, perché esce in anticipo per una botta al costato in caduta libera (dopo una gran risposta su tiro insidioso di Gatti), e purtroppo lascia le sue in un momento di confusione che porterà al risultato finale le avversarie (28' st Cappelletti 6 Entra in un momento difficile e già sotto di due gol: fa quel che può).
Marchesi 7 È presenza di fisicità e quantità: nel primo tempo, serra gli spazi a Buttò, che infatti scompare un po' di fronte a lei; nel secondo, è anche molto attiva in fase di ripartenza. Il mezzo voto in più è senza dubbio per coraggio e qualità mostrate nel momento di massimo bisogno: spirito di sacrificio e doti lodevoli, s'incarica in pettorina rosa di sostituire – da terzino – il proprio portiere. Incolpevole sul terzo gol – sul quale aveva pure allungato il guantone – ma estremamente reattiva sui successivi palloni.
Dell'Oro 6.5 La solita dose di grinta, per la giovane numero 3: nel complesso, una gara senza sbavature, perché è quasi sempre attenta dietro e al contempo propositiva davanti. Buone le sue sovrapposizioni, soprattutto nel primo parziale, quando si giostra con Galli e la sua agilità è tutta al servizio d'una costruzione ampia.
Magni 7 Un'altra prova di solidità: perno fondante della difesa lecchese, il suo approccio è sempre sicuro ed elegante, tra interventi provvidenziali (nient'affatto scontati, vista la capacità offensiva delle avversarie) e lanci pennellati con precisione millimetrica e creatività da fantasista. Elemento essenziale.
Bonini 6.5 La leggerezza sulla respinta – che è centrale e corta, al limite della lunetta – al tiro di Mandelli è una sorta di assist involontario per Seveso, però si riprende con una prova di consapevolezza e fa quel che funziona di più in termini di concretezza assoluta: blocca, cioè, ogni pallone.
Invernizzi 6.5 Sta crescendo in un ruolo non suo, per cui ogni gara è una sorta di test: un'idea quasi visionaria della sua coach, che però dà risultati inattesi quanto positivi. Oggi soffre un po' ma, nel complesso, smista tanti palloni e non molla mai (45' st Shcherbaniuk sv).
Cascarano 7 La sua è una personalità che funge da tranquillante per le compagne: l'esperienza e la tecnica vengono fuori, anche se forse non ancora al massimo delle potenzialità, ogni qualvolta sfiori palla (e succede spesso, perché a centrocampo è indiscutibile). Recupera, lotta, crea.
Galli 7.5 Oltre al gol di fattura lodevole – e la risoluzione positiva del match col CUS sembra averle dato nuova linfa vitale – che pare riaccendere gli animi della squadra in difficoltà, è protagonista di un'ottima gara, particolarmente nel primo tempo: la punizione che le para Arzeno è tecnicamente perfetta; i tentativi d'incursione passano tutti da lei, si spende e brilla in qualità.
Ostuni 6.5 Si perde, e vede anche pochissimo, nel primo parziale di gioco per poi riaffiorare un po' di più nel secondo, dove invece riemerge nella compattezza che la contraddistingue: soffre e si sacrifica.
Galbusera 6.5 Un peccato il rigore sbagliato ad inizio gara, ma, nonostante a posteriori pesi, non ci si può fasciare il capo per un errore: «non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore», lo diceva pure De Gregori. Certo è che quello sbaglio un po' la condiziona (e non poco nervosismo per gli affrettati giudizi arbitrali) e pare perdere, a tratti, la serenità che solitamente la incorona MVP per le indubbie doti e l'instancabile sacrificio.
Bruno 6.5 Chiamata a sopperire all'assenza di Porcaro ed impiegata quindi come punta, in una veste talvolta già provata ma sostanzialmente inedita di falso nueve: la 11 risponde bene alle sollecitazioni, ma manca tutta la propulsione che le è propria negli scatti sulla fascia e nei movimenti incontristi. Poco efficace.
All. Iustoni 7 La rosa è decimata, la panchina langue e le sostituzioni a disposizione sono poche. Come se non bastasse, sfortuna chiama sfortuna e l'uscita forzata di Carraro è un colpo notevole; nonostante tutto, però, la squadra gioca bene, e lo fa fino all'ultimo.
DOVERESE
Arzeno 7.5 Vera MVP del match, perché i suoi guantoni oggi paiono stregati e acchiappano qualsiasi pallone le passi attorno: prima il rigore su Galbusera, capito, previsto e parato; poi l'infinito salto a respingere la punizione di Galli, e ancora altri tre o quattro almeno gli interventi provvidenziali che tengono in vita le sue e infrangono i sogni lecchesi. Wonder Woman.
Di Giulio 6.5 Interpreta correttamente la partita, anche se non si ritrova mai con l'acqua alla gola in situazioni d'interventi clamorosi: fa quel che deve, senza troppe sbavature, e alla fine si porta a casa un risultato conquistato con la freddezza di tutte. Sua compresa.
Veluti 6.5 Soffre un po' Galli, particolarmente nel primo tempo, in cui condividono la fascia – oltre ad una buona percentuale di gioco che passa di lì – e in qualche ripartenza veloce le sfugge; però, il posizionamento è corretto e l'attenzione pure, di fermezza nei momenti in cui più è chiamata a farsi trovare pronta.
Tiziani 6.5 Ne esce spesso bene, nonostante non interpreti con particolare brillantezza la gara, non sbaglia nemmeno granché e, anzi, se nel primo tempo Ostuni scompare a tratti e nel secondo fatica ad allargarsi, è risultato del suo buon lavoro di copertura sulla destra.
Balistreri 6.5 È l'altra centrale e, assieme alle compagne di reparto, sarà presenza imprescindibile per sostenere un finale tutto in assetto antisommossa da opporre ad un Lecco, invece, che pare agguerrito ed armato fino ai denti. Oltre al protagonismo nelle retrovie, e all'opposto allo sfiorato autogol su intervento di fatto provvidenziale nell'area piccola, si rende indispensabile alle compagne e spesso interrompe le ripartenze di Bruno.
Seveso 7.5 La sua partita è lo specchio della squadra che si carica sostanzialmente sulle spalle: un braccio di ferro vinto con tenacia, lungimiranza, pazienza, forse anche un pizzico di favore dell'universo che fa sì che il bilancio dei gol rimanga sempre in attivo; di fatto, vinto con margine di sicurezza. La personale doppietta è ciliegina sulla torta.
Mandelli 7 La vera spina nel fianco per le attente retrovie blucelesti: anche contro un tale comparto difensivo, la numero 7 brilla e spicca per fantasia, velocità, agilità – scivola tra le linee, s'imbuca, dribbla e più volte ci prova anche da fuori area. Non a caso è lei protagonista in entrambi i gol della compagna di squadra: lei a guadagnarsi il rigore, lei a tentare prima della respinta decisiva per la finalizzazione. Così fino alla fine. Trascinatrice.
Pagliari 6.5 È senz'altro presenza di fisicità notevole a centrocampo, che aiuta spesso in fase di manovra e altrettanto spesso si trova a smistare palloni sia in fase di disimpegno che quando, in un flash, il baricentro deve alzarsi istantaneamente. C'è e fa il suo dovere: da capitana tiene le fila (ma rimane un po' in sordina).
Buttò 6.5 Un gran bel lavoro, soprattutto nei primi momenti di gioco, in fase di pressing perché, da punta, crea non pochi grattacapi in fase di non possesso; d'altra parte, fatica un po' ad emergere come vorrebbe, perché, nonostante la grinta, ha di fronte Marchesi e spesso non passa (24' st Gianni 6 Situazione di sofferenza, quando entra, e quindi si adegua a quella modalità: poca luce propria, ma fa quel che può).
Gatti 7 Grande personalità, la sua: spicca per qualità e tentativi collezionati, oltreché per i pregevoli scambi che solitamente fa con Mandelli e aprono dal nulla corridoi nell'area di rigore avversaria. Bel lavoro in pressing ma anche quando arretra per dare una mano in non possesso, si autoproclama perno e gestisce, a tratti, l'impostazione delle sue compagne.
Maioli 6.5 Buona la sua presenza per il comparto offensivo, nonostante non si faccia notare fin da subito e forse si perda un po' tra le linee: di fatto, però, è costante e risponde bene quando interpellata. Ottima negli uno-due con Mandelli e Gatti, belli ed efficaci; colleziona anche una traversa su punizione ottimamente eseguita (21' st Bosco 6.5 A chiamata risponde: entra e segna, quasi istantaneamente).
All. Maraschi 7 Interpreta bene la partita, perché il campo alla resa dei conti gli dà ragione: la sua tattica funziona e il cinismo delle sue è essenziale per collezionare altri tre punti (questi quasi dal valore doppio) in un ennesimo appuntamento importante.
ARBITRO
Schettino di Como 5 Un arbitraggio da mani nei capelli in una partita assolutamente lineare e di sostanziale rispetto reciproco: inizialmente pare soltanto un po' molle nelle decisioni, poi ingrana e fa del suo peggio, dai minuti passati ad appuntarsi i cambi (fortunatamente solo quattro in totale) ad inspiegabili interruzioni di gioco e scelte superficiali complessive. Il fischio sul rigore è dubbio, ma il peggio è tutto il resto, perché, consapevolmente o meno, contribuisce di gran lunga ad aumentare tensione e nervosismo. Vien da chiedersi, visti gli arbitri inviati dalla Federazione, se, al momento delle designazioni, questi direttori di gara sappiamo effettivamente quale sport siano chiamati ad arbitrare. Inguardabile.