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Lo spettacolo grigioazzurro! Quarte in C e prime da imbattute in Juniores, ma «siamo solo all'inizio»

«Siamo una realtà giovane, ma stiamo lavorando con pazienza» racconta Ruggeri: dal settore giovanile, al nuovo centro di Correzzana

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LESMO SERIE C FEMMINILE • Festeggiano le ragazze di Ruggeri dopo la vittoria con il Tharros

Nel 2024 il Lesmo di Ruggeri scrive la storia: vince il campionato d'Eccellenza a punteggio pieno, vola in Serie C con 135 gol fatti e soli 9 subiti. Un'annata storica, che consacra le grigioazzurre e che dà il via a un percorso. Che, aldilà dei risultati - perché negli ultimi anni negli ambienti del Citterio «siamo riusciti a fare dei campionati di buon livello» - punta a quella che è una struttura societaria. «Siamo solo all'inizio: dobbiamo costruire un settore giovanileÈ vero che ormai abbiamo quasi tutte le categorie, ma finché non sei al completo difficilmente puoi sognare la scalata». Work in Progress, che sta però già dando i suoi frutti: si pensi alla Juniores, a una squadra come quella di Papagni. Ricostruita, dopo aver salutato quasi tutta l'Under 19 dello scorso anno, ma che oggi si trova lì davanti, da imbattuta. Importante, ma non fondamentale: perché, secondo l'allenatore ex Pro Sesto, il senso è costruire la Prima Squadra che verrà. E si sta lavorando davvero bene.

UN PASSO ALLA VOLTA

«Il segreto per essere soddisfatto è capire cosa vuoi davvero»; e, in Serie C, questa frase ha ancor più senso. Perché, come racconta lo stesso Ruggeri, «Il campionato rimane un po' spezzettato, perché c'è una quota di club che ogni anno riesce a investire grandi somme di denaro, riuscendo a creare delle squadre che potrebbero essere competitive anche in una categoria superiore e poi c'è una serie di società che è costretta a inseguire. Credo che questo sarà il trend dei prossimi anni e credo che il professionismo abbia incentivato questo "movimento". La qualità si sta alzando, ma per vedere delle annate omogenee credo che servirà aspettare ancora un po'». E nel frattempo in Via Petrarca si va avanti, lavorando sul presente, ma pensando anche e soprattutto al futuro: «Da quando siamo saliti, siamo sempre riusciti a fare delle stagioni di buon livello. Stiamo lavorando molto sulla base, perché comunque siamo - a livello di femminile - giovani. Come anche la rosa di quest'anno, con un'età di media di 21 o 22 anni. La qualità c'è e ogni anno notiamo un miglioramento. Questo ci spinge ad aver pazienza: a non farsi prendere dalla frenesia di prendere magari un nome "importante", sacrificando chi sta lavorando con me da tempo e sta crescendo».

Calma, questa sembra la ricetta vincente. E, soprattutto, crederci. Lo fanno gli allenatori, ma lo fa la stessa società. Che ha acquisito il centro sportivo di Correzzana - interamente dedicato al settore e con un investimento stimato da oltre 700mila euro, che punta al rifacimento del campo e delle strutture connesse - e che punta alla crescita del proprio movimento. Nessun ingrediente segreto, solo «il desiderio di non guardare strettamente ai risultati ma alle persone che pian piano evolvono in un ambiente sereno. Non ci sono pressioni particolari, ma si guarda soprattutto al miglioramento: ci sono le persone giuste, che hanno dimostrato competenza  e voglia. Quest'anno siamo riusciti a inserire tre nuove figure all'intero dello staff della Prima Squadra, oltre a un direttore sportivo che prima non avevamo».

IL SOGNO PRIMA SQUADRA

E, per alimentare il progetto, serve partire dal basso. E, più direttamente, da una Juniores che a giugno si è dovuta rifondare: «Siamo dovuti ripartire da zero, perché rispetto allo scorso anno sono rimaste solamente tre ragazze: un blocco di undici - fra chi sarebbe stato fuori quota e qualche 2007 - si è spostato insieme alla mia vice al TeamSport per fondare la prima squadra. Nessuno se lo sarebbe aspettato, però, nonostante le difficoltà, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato a lavorare. Abbiamo ricreato un gruppo da diciotto di cui son davvero molto soddisfatto». Innanzitutto della qualità, quasi inaspettata per certi versi: «Ci sono ragazze che hanno fatto degli step di crescita incredibili, ma è tutto merito loro. Lo hanno fatto divertendosi, cosa che per me è davvero fondamentale. Ma, in generale, è un gruppo affiatato: dico solo che dovevamo riprendere gli allenamenti l'8, ma mentre ero in vacanza a Barcellona con la famiglia mi hanno scritto e telefonato per chiedermi di fare una seduta extra il 5. Vuol dire tanto, vuol dire che stanno bene e che vogliono venire al gelo perché a loro piace stare qui e giocare a calcio». Prime in solitaria, con quattro punti sulla seconda: imbattute, con il miglior attacco e la miglior difesa. Numeri che raccontano di un percorso pressoché perfetto, ma che nascondono forse l'elemento centrale. La prospettiva. Perché, secondo Papagni, «Il senso dell'Under 19 è proprio quello: non è che non mi piaccia essere in testa al campionato, altrimenti mi prenderebbero per pazzo. Ma se fossi lì, ma nessuna ragazza si trovasse in proiezione Serie C, sarei meno contento. Perché magari vinci - cosa che non è assolutamente detta - ma alla fine cosa ti rimane? Hai lavorato per portare su qualche giocatrice e non ci sei riuscito. E vuol dire che non hai lavorato nel modo giusto. Invece stiamo proseguendo sulla falsa riga di quanto fatto lo scorso anno. Si pensi a Giordano - che mi ha seguito qui da Sesto - ma anche a Rifaldi, a Tartaglia e a Tagliabue. Sono tutte atlete che lo scorso anno davano una mano a noi, si allenavano con noi, poi man mano hanno cominciato a mettere il piede nel gruppo di Ruggeri e lì sono rimaste».

E il risultato finisce per essere sistematicamente il frutto di un puzzle molto più complesso: che, al netto di chi va in campo e chi sta in panchina, si nutre anche dell'ambiente. «Qui si lavora nel modo giusto. È un contesto in cui hai molta autonomia, in cui ci sono certamente delle linee guida che devi rispettare - dai tecnici, ai dirigenti, fino agli atleti e alle atlete - perché è giusto che a casa tua io mi comporti in un certo modo. Però non ci sono imposizioni, non ci sono richieste. C'è tanta comunicazione, ma le squadre lavorano comunque seguendo un criterio proprio: non è che, siccome la Prima Squadra gioca in un certo modo, io devo seguire quella tattica. Perché non è detto che tu possa coprire esattamente quei ruoli e, se segui questo modello, alla fine rischi solo di mettere in difficoltà le ragazze. E se da un lato va bene - perché fa pur sempre parte di un percorso di crescita - dall'altro rischi che non credano più in te». 

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