Primavera 1 Femminile
11 Gennaio 2026
MILAN PRIMAVERA 1 FEMMINILE • Paola Taddei decide il derby e fa volare le rossonere
Tre punti pesantissimi, per il Milan di Zago. E le ragioni sono tante. Perché da ex hai sempre una pressione diversa. Perché ti ritrovi in alto e vuoi rimanere agganciato ad ogni costo, non lasciando nulla alle avversarie. E, soprattutto, perché il 2026 comincia con un successo nel derby. Nel modo più duro, nel modo più difficile. Di "corto muso", come direbbe Max Allegri - anche lui passato dalle parti del Vismara. Affidandoti a certezze e novità. A quelle date da Pomati in difesa, dal suo capitano. Da quella perla di Taddei che infiamma i cuori e fa volare le rossonere. Perché l'Inter non molla, al contrario. Spaventa nel primo tempo con Cotugno, si illude a fine secondo con Santoro. E se le prime quattro cominciano a sembrare lontane, per il Diavolo è vetta: in attesa della Juventus, di scena col Sassuolo. Certo, manca ancora tanto, ma le final four cominciano a sembrare sempre meno un sogno.
Corsi e ricorsi storici, per una sfida che, oggi, ha un peso particolare. Perché le 2008 rossonere che lo scorso anno sfiorarono il titolo allieve oggi sono in piena corsa final four - secondo posto, e con Juventus e Sassuolo che s'incontrano a Torino, gli equilibri potrebbero cambiare - perché lo scorso anno Mandelli arrivò a un passo dalla conquista del campionato Primavera. Zago incontra - di nuovo - passato, il tecnico nerazzurro cerca di cambiare il presente e riaprire i discorsi sul futuro.
E se al fischio d'inizio dalla panchina di casa si leva un grido di «cuore e testa», sono le nerazzurre a partire fortissimo. Costruendosi con l'intesa Petrillo-Corti una super occasione: il diez serve l'attaccante che salta persino Tornaghi ma trova l'opposizione - clamorosa, in spaccata - di Pomati sulla linea di porta. Ma il grande ex fa fatica. Perché di fronte c'è una squadra compatta, che costruisce un muro di fronte alla propria area. E allora, si prova a far girare palla, a trovare il giusto spazio una volta a destra e una volta a sinistra. E se il varco giusto ancora non arriva, per il Milan c'è comunque un risultato. Quello di allontanare la minaccia, di spingere le "cugine" lontane dalla propria porta. Così che Giudici, come Saragoni, siano costrette alla conclusione dalla distanza. E l'effetto è presto detto. Un sostanziale equilibrio, rotto dalla cavalcata di Bonanomi, che recupera, prende palla dalla sua metà campo e arriva pericolosamente nell'altra. La palla sibila vicino al palo di Robbioni, e si rimane così.
E mentre si entra nell'ultimo quarto d'ora della prima frazione, nessuno ha ancora trovato la chiave giusta per svoltare. Perché, quando il vantaggio dell'Inter sembra a un passo, ci si mette anche un po' di sfortuna: Giudici appoggia per Cotugno, ma il suono sordo del palo lascia tutto invariato. Per pochi minuti, perché a cambiare tutto, con un fulmine, ci pensa Taddei: Vitale gestisce, resiste, serve l'11 che la mette lì dove Robbioni non può arrivare. Eccola, la svolta, nel risultato e negli equilibri. Perché Strauss rischia l'aggancio sul tiro-cross di Cortinovis, perché nel nervosismo che cresce nel finale ad aver la meglio son le padrone di casa. Aiutate anche dal loro portiere, fondamentale in uscita sulla 2010 ex Cesena. Che permette così al Milan di andare a riposo in vantaggio. Ma è tutto ancora aperto.
E come se ci fosse un filo rosso, fra la fine del primo e l'inizio del secondo non sembra essere cambiato niente. Perché se l'Inter cerca - necessariamente - una reazione, il Milan sembra essere più ordinato. Sembra aver perso qualcosa nel possesso, ma aver guadagnato - ed è questo un percorso iniziato al decimo del primo tempo - in compattezza. Seppur pian piano le nerazzurre risalgano, con il medesimo mantra. Cercando linee, schemi e provando a sorprendere Tornaghi con Romanelli. E se Zago è costretto al cambio forzato - fuori Taddei, dentro Peres, che un po' più di copertura te la dà - anche Mandelli prova a smuovere qualcosa.
E le nerazzurre schiacciano inevitabilmente sull'acceleratore. Qualcosa si apre dietro - con Galluzzi che imperversa sull'out di destra e Pomati che recupera e riparte - squadre lunghe significano inevitabilmente ribaltamenti di campo. Eppure, manca il tocco vincente. Quella precisione, quel colpo che può cambiare un instabile equilibrio. Quella che cerca Giudici, che con una ruleta incredibile passa e cerca in mezzo. Quella che non si trova nell'area rossonera, perché ci prova Consolini prima e Corti poi, ma il pallone rimane inesorabilmente fuori dalla porta. «Stregata», si commenta sugli spalti. E si entra così negli ultimi cinque, di emozione, perché l'1-0 sembra in crisi. Perchè Santoro prende in pieno il palo - anche se in posizione di fuorigioco - perché il capitano di casa erige una diga impenetrabile. Legge su Romanelli, si ripete sul filtrante proprio sulla sette. E con Vitale che spazza, si chiude il derby. Gioia Milan.
MILAN - INTER 1-0
RETI: 37' Taddei (M).
MILAN (4-1-4-1): Tornaghi 6.5, Pomati 8, Bonanomi 7.5 , Vitale 7, Artioli 7, Cortinovis 7.5, Galluzzi 6.5 (43' st Rabbolini sv), Montaperto 6.5, Strauss 6 (36' st Stendardi sv), Arboleda Ortiz 7, Taddei 8 (12' st Peres 6). A disp. Belloli, Zapelli, Carulli, Atamo, Tomaselli, Dancelli. All. Zago 7.5. Dir. Fusetti.
INTER (4-3-3): Robbioni 6, Consolini 7, Compiani 6.5, Giudici 7.5, Bressan 7, Verrini 6.5, Romanelli 6.5, Cotugno 7 (32' st Crippa sv), Corti 6 (42' st Palmeri sv), Ciurleo 6.5 (42' st Platto sv), Saragoni 6 (15' st Santoro 6.5). A disp. Ferraro, Cavallaro, Casiraghi, Brevi, Farroni. All. Mandelli 6.5. Dir. Cappelluti.
ARBITRO: Basso di Lodi 7.
ASSISTENTI: D’Angheo di Cinisello Balsamo, Tarantini di Milano.
AMMONITE: Saragoni (I), Verrini (I), Romanelli (I).
MILAN
Tornaghi 6.5 Da ex, c'è sempre una certa emozione. Che non traspare però dalla sua prestazione. Forse è ciò che provano gli altri, quando esce su Saragoni, quando con sicurezza blocca su Giudici e Ciurleo. E, a fine gara, infastidisce Corti, le blocca il tiro, rallentando la manovra e permettendo il salvataggio sulla linea.
Pomati 8 Capitano, a livello tecnico e caratteriale. Sul primo, c'è da dire pochissimo: solo impressionarsi, quando a Tornaghi battuta interviene in spaccata sul tiro di Corti e salva a porta vuota. Sul secondo, il mantra rimane non mollare mai: nel momento più difficile, intercetta, recupera e riparte in direzione area avversaria.
Bonanomi 7.5 Chiave e modificatrice tattica della formazione di Zago: dal ciò che fa, si legge il momento della partita. Perché a metà primo tempo è lei che sale, lasciando la difesa e spostandosi a creare gioco e spazi in mezzo al campo. Poi arretra, si arrocca con le compagne e cerca di difendere il fortino.
Vitale 7 Un ruolo complicatissimo, in un centrocampo affollato in cui lei, più bassa rispetto alle compagne di reparto, cerca sempre di rendere fluida la manovra. Dribbling (anche pericolosi, ma spesso efficaci), e tanta visione di gioco. E, al momento giusto, si alza e appoggia per Taddei.
Artioli 7 Il risultato è un effetto di una fase difensiva sempre attenta; sia nei momenti di maggior pressione nerazzurra, sia quando il Milan cerca di ribaltare l'offensiva. E lì che si scopre, è lì che lei e Cortinovis si fanno sempre trovare pronte.
Cortinovis 7.5 C'è sempre da fare i conti con la sua presenza costante. E nella manovra, che spesso passa, nei primi momenti, dai suoi piedi, e nella lettura dei filtranti: dov'è sempre perfetta, puntuale. E clamorosamente decisiva. Come su quello di Ciurleo, disinnescato al momento giusto dal centrale rossonero.
Galluzzi 6.5 Presente e importante in entrambi le fasi: in quella difensiva, dove spesso decide di farsi trovare ad aiutare - e sostituire, quando la compagna scappa in avanti - Bonanomi. In quella offensiva, soprattutto nella ripresa: perché quando il Milan gioca in contropiede, lei accompagna e cerca la porta. (43' st Rabbolini sv)
Montaperto 6.5 Ci ha abituato a una duttilità disarmante. Per lei, che l'anno scorso si è vista molto da terminale offensivo, oggi un ruolo quasi da interno di centrocampo. Che interpreta sfruttando quella fisicità che le aveva regalato l'appellativo di «Baby Zlatan». Perché per toglierle il pallone serve il raddoppio (e non solo), perché lì a centrocampo lotta sempre.
Strauss 6 Partita complicatissima, marcata costantemente da un'avversaria davvero scomoda come Bressan. Prova a fare a spallate, a giocare spalle alla porta, gestendo palla, lottando e controllando per permettere al suo Milan di salire. E, di centimetri, sfiora anche il gol. Sull'invito di Cortinovis e su un velenoso cross nella ripresa. (36' st Stendardi sv)
Arboleda Ortiz 7 Primo derby nella sua nuova avventura al Milan: e lì sulla fascia diventa una freccia che le rossonere scoccano quando hanno bisogno di ribaltare velocemente il campo. La lanciano e in un lampo l'azione si sviluppa di fronte all'area di Robbioni.
Taddei 8 Arrivata dalla Serie B, già decisiva nel primo derby. Nel momento più difficile, nella difficoltà di un centrocampo affollato dove gli spazi sono pochi, il suo lampo illumina il Vismara: Vitale appoggia e lei la mette dove Robbioni non arriva. A inizio ripresa si fa male ed è costretta a uscire dal campo.
12' st Peres 6 Cambio "ruolo su ruolo", che però sposta un po' la bussola rossonera. Entra per dare equilibrio, e ci riesce. Ordine, davanti alla difesa. Quantità e freschezza in mezzo al campo.
All. Zago 7.5 Il risultato è espressione di due fattori: primo, il cinismo. Il Milan segna, forse quando meno ce lo si sarebbe aspettato, su una delle poche occasioni del primo tempo. Seconda, l'ordine. Dopo il vantaggio, le rossonere si organizzano e gestiscono. Aspetti fondamentali, che stanno avvicinando sempre più le sue ragazze alle final four, dopo una stagione complicata.
INTER
Robbioni 6 Taddei scocca la freccia quando nessuno se lo aspetta. Si nasconde dietro al difensore e la mette lì dov’è difficile arrivare. Il portiere nerazzurro rimane forse il comunicatore più importante: la sua voce e la sua garra si fanno sentire sempre, per incitare le compagne, per dar loro la forza giusta per continuare a combattere.
Consolini 7 E nel momento più importante, stava per deciderla lei. Nei minuti finali, quando la pressione nerazzurra si fa intensa, si alza ancor di più e, da centro area, quasi s’inventa il colpo magico per regalare il pareggio all’Inter. Grande duello con Galluzzi, per tutto l’arco della gara.
Compiani 6.5 Arboleda è sicuramente un avversario difficile da contenere. Velocità e una palla che rimane incollata sempre al piede. Lei però la segue, l’accompagna sull’out di sinistra e cerca di portarla dove non può far male.
Giudici 7.5 Protagonista in nazionale e in questa Inter, già dallo scorso anno. Capitano e leader, nel centrocampo nerazzurro. Dove l’esperienza si fa sentire, ma dove a colpire è soprattutto la sua onnipresenza. Un momento fa il play, bassa davanti alla difesa, un istante dopo la ritrovi dietro alle punte a gestire la manovra. E a illuminare con quella ruleta.
Bressan 7 Il blocco difensivo di Mandelli rimane lo stesso e si conferma di caratura importante. Lei, fissa su Strauss, che segue come un’ombra in tutte le aree del campo. Anticipa l’attaccante danese e accetta la sua fisicità. Anche con un pizzico di furbizia, mettendo il corpo davanti e prendendosi il fallo quando la nueve prova la volée.
Verrini 6.5 Partita complessa, per il Pallone d’Oro 2025. Perché, lasciata Strauss alla compagna di reparto, rimane da gestire tutto il resto. Le incursioni delle centrocampiste rossonere e, in parte, anche il gioco dal basso della formazione di Mandelli. Ma lei non si tira indietro, mai.
Romanelli 6.5 Lotta come una leonessa, nelle zone mediane del campo. Si abbassa a prendere palla, ritorna su e punta costantemente l’area avversaria. E nel primo tempo, dove gli spazi dal suo lato sono molto intasati, e nella ripresa, quando spazia su tutto il fronte e fiuta la porta e la cerca costantemente. Ma Tornaghi è attenta.
Cotugno 7 Intesa vincente con Giudici, nell’alternarsi nelle fasi e nei momenti della partita. E nel trovarsi, quando l’Inter preme sull’acceleratore con le sue centrocampiste. Il capitano costruisce per la sua otto, che sfiora il gol. Solo un clamoroso palo glielo nega. Esce sfinita, dopo una partita di grande sacrificio (32’ st Crippa sv).
Corti 6 Nel corso dell’ultimo anno si è lentamente dovuta reinventare, fino a diventare il punto di riferimento offensivo dell’Inter. E, pur in una partita difficile, prova a far valere la sua fisicità. Cercando spazi in mezzo, trovandoli poi sulle linee laterali. Che accetta di attaccare, perché dal gioco non è mai disposta a uscire (42’ st Palmeri sv).
Ciurleo 6.5 Idee, tecnica e classe alle spalle di Corti. E nel primo tempo, l’intesa con l’ex Lecco porta a centimetri dal gol. Perché quando la 9 attacca lo spazio, lei la vede e la premia. Perché solo un super intervento di Pomati sulla linea di porta evita che il suo nome si legga nel tabellino degli assist (42’ st Platto sv).
Saragoni 6 Classe 2010, ma già stabilmente nelle rotazioni della Primavera. Titolare, nel derby, tre anni sottoetà. E, a pochi istanti dal duplice fischio, vicinissima al pareggio. Perché scappa a tutte e nessuno la prende più. Perché solo una super uscita di Tornaghi evita il pareggio dell’Inter.
15' st Santoro 6.5 Forze fresche e velocità che, in quel momento della gara, pesano davvero. La sua posizione - e la sua capacità di attaccare lo spazio - diventano una chiave tattica; l’Inter la considera il suo punto d’appoggio - o d’approdo - nell’area di rigore rossonera. E per gli assist, e per il gol, negatole da un palo (e da una posizione di fuorigioco).
All. Mandelli 6.5 Un gruppo giovane, con tantissime 2008 fra le titolari. Al primo anno in Primavera; la sconfitta è severa, vista la mole di gioco creato. E l’espressione «porta stregata» riassume un po’ il tutto. Pesa per la classifica, visto che il quarto posto si fa sempre più lontano. Ma con questo calcio si può ottenere tanto.
ARBITRO
Basso di Lodi 7 Grande personalità, mostrata fin da subito. Cerca di spegnere sul nascere ogni protesta, spiegando la decisione, ma sempre senza esitazione. Convinto e convincente del metro che si mantiene costante per tutti i novanta minuti. E così la partita scorre bene.