Under 17 Femminile
15 Gennaio 2026
Comincia con un grande spavento il cammino playoff di Zanconti e San Nicolò. Una sfida conclusasi in anticipo, perché segnata da un grave infortunio alla testa di una giocatrice di casa. Che ha reso necessario l'intervento dell'ambulanza, e che ha portato al ritiro della formazione trevigliese dal campo. Perché le compagne, «scosse per l'accaduto» e in accordo con l'allenatore, non se la sono sentita di continuare, nonostante le conseguenze sportive che avrebbero dovuto affrontare. Confermate dal comunicato, che ha comminato, oltre alla sconfitta a tavolino, un punto di penalizzazione e un'ammenda di circa 100 euro. Una decisione "inadeguata" secondo il tecnico Cristiano Santiani: «Capisco dare il 3-0, ma il resto lo trovo eccessivo: compiamo una scelta umana e siamo penalizzati allo stesso modo».
La decisione è arrivata con il Comunicato di oggi: «Dagli atti ufficiali risulta che la gara veniva temporaneamente sospesa al minuto 30 del secondo tempo per permettere i soccorsi a favore della calciatrice numero 6 della Zanconti che, a seguito di una caduta a terra, sbatteva la testa sul terreno di gioco. La calciatrice veniva trasportata in ospedale con l'ambulanza per accertamenti, tuttavia il dirigente accompagnatore ufficiale dalla Zanconti, Bornaghi Enrico, comunicava la volontà della propria squadra di non voler proseguire la gara perché scossa dall'accaduto alla propria calciatrice n. 6. La gara veniva quindi sospesa definitivamente. Premesso che non risultano elementi che possano giustificare la rinuncia a terminare la gara da parte dalla Zanconti, questo Giudice Sportivo DISPONE: la perdita della gara per 0 - 3 nei confronti della Zanconti più un punto (1) di penalizzazione; l'ammenda di euro 103,00 per rinuncia alla gara a carico della Zanconti».
L'articolo 64 comma 2 delle NOIF stabilisce infatti che «L’arbitro deve astenersi dall’iniziare o dal far proseguire la gara, quando si verifichino fatti o situazioni che, a suo giudizio, appaiono pregiudizievoli della incolumità propria, dei propri assistenti o dei calciatori, oppure tali da non consentirgli di dirigere la gara stessa in piena indipendenza di giudizio, anche a seguito del lancio di oggetti, dell’uso di materiale pirotecnico di qualsiasi genere o di strumenti ed oggetti comunque idonei ad offendere». E non è questo il caso.
A ricostruire i fatti è Cristiano Santiani, allenatore e responsabile del settore giovanile della società: «Intorno al trentesimo della ripresa la nostra calciatrice, nel tentativo di superare in fase difensiva un'avversaria, è caduta all'indietro e ha picchiato la testa. Normalmente, quando qualcuno si fa male, entra in campo il mio secondo per dare le prime cure e, visto dalle panchine, non sembrava nulla di preoccupante. Ma un'altra ragazza mi ha chiamato subito dal campo e mi ha detto «corri, corri, perché non sta bene». Quando sono arrivato, era ancora a terra e stava per svenire; d'istinto, le ho buttato addosso un po' d'acqua nel tentativo di "rianimarla". Ma, vedendo che comunque il pericolo non era rientrato e temendo possibili conseguenze più gravi, ho chiesto di chiamare l'ambulanza. Quando la mia tesserata è stata portata via, cosciente, io ho guardato il mio gruppo e le ho viste tutte preoccupate. Il mio capitano, che ho interpellato per primo, mi ha detto, con le lacrime agli occhi, che non se la sentiva di riprendere. E tutta la squadra con lei. E così, ho comunicato all'arbitro la nostra decisione di non continuare: lui mi ha risposto che non sapeva se avessimo avuto questa facoltà, io ho risposto che non mi interessava il regolamento, ma in quel momento ero unicamente preoccupato del benessere delle mie ragazze. Sapevo che avremmo perso, ma non mi interessava. A mio modo di vedere, era sufficiente dare 3-0 a tavolino. Le multe e il punto di penalizzazione li trovo assurdi, ma proprio per il concetto: stiamo lì a dire che c'è bisogno di attenzione e fair play, poi quando siamo di fronte a una situazione extracalcistica non c'è alcun distinguo. Compiamo una scelta umana, ma siamo penalizzati allo stesso modo. Ma per me in quel momento era importante solo andare a vedere come stesse la ragazza, che si sta riprendendo. Ha avuto un trauma cranico e dovrà portare il collarino per sette giorni. La TAC, per fortuna, è negativa. Domani verrà a salutare le compagne, che sono ancora un po' scosse. Non è stata una bella scena, si sono preoccupate e le capisco: anche io, che ho cinquant'anni, ero in ansia».