Femminile
11 Marzo 2026
Una partita di provincia, un giorno simbolico, parole fuori tempo: perché l’episodio denunciato dall’Asd Santa Maria a Monte chiama tutto il calcio (e la scuola) a una risposta concreta
Scena: bordo campo di un impianto toscano, domenica 8 marzo. I fischi del vento tra gli alberi, la polvere che si alza sui tackle, i mormorii dei genitori. È il giorno della Giornata internazionale dei diritti delle donne: quella delle mimose, dei post celebrativi, degli slogan replicati in serie. In campo, invece, ci sono ragazzine di 11-12 anni che giocano al calcio con la naturalezza con cui si impara l’alfabeto: correre, triangolare, rialzarsi dopo un contrasto. Eppure, da bordo campo, qualcuno sibila: «Cambiate sport», «Andate a giocare con le femmine». Frasi che per le Esordienti dell’Asd Santa Maria a Monte fanno più male di una scivolata sul ghiaino. Il club della provincia di Pisa lo mette nero su bianco in un comunicato, denunciando l’accaduto e ricordandoci che i progressi, senza cultura, hanno il fiato corto.
L’Asd Santa Maria a Monte ha denunciato su Facebook “frasi sessiste” rivolte alle proprie giocatrici durante una partita ufficiale della categoria Esordienti (fascia 11-12 anni). Le esternazioni, riferite come provenienti da “alcuni dirigenti avversari”, includevano espressioni del tipo “cambiate sport” e “se con i maschi non riuscite andate a giocare con le femmine”. Non un’amichevole, ma un match regolamentato, nel quale le partecipazioni miste sono previste dai regolamenti federali del settore giovanile. La data? Domenica 8 marzo, il giorno che dovrebbe ricordarci tutto l’anno che la parità non è una cornice cerimoniale, ma una pratica quotidiana.
«La società desidera segnalare e prendere posizione rispetto a quanto accaduto nella giornata di domenica scorsa durante la gara del campionato Esordienti maschile disputata dalla nostra squadra femminile contro il Casciana Terme. Nel corso della partita, dopo che alcuni nostri dirigenti avevano fatto notare il gioco particolarmente duro e i numerosi falli commessi in campo, da parte di alcuni dirigenti della squadra avversaria sono arrivati commenti gravemente offensivi nei confronti delle nostre atlete. In particolare, è stato detto alle nostre giocatrici di "cambiare sport" oppure di "andare a giocare con le femmine se con i maschi non riuscivano". Si tratta di frasi che non solo mancano di rispetto a giovani atlete che stanno praticando sport con impegno e passione, ma che rappresentano anche un messaggio profondamente sbagliato e discriminatorio. Ancora più grave è il fatto che tali parole siano state pronunciate proprio l’8 marzo, giornata in cui si celebra la Festa della Donna e si ribadisce l’importanza del rispetto, delle pari opportunità e della valorizzazione dello sport femminile. L’ASD Santa Maria a Monte condanna con fermezza ogni forma di offesa, discriminazione o atteggiamento sessista, soprattutto quando rivolto a bambine e ragazze che stanno crescendo attraverso i valori dello sport. Come società continueremo a fare il nostro lavoro con serietà e passione per garantire a tutte le bambine e le donne che desiderano giocare a calcio la possibilità di farlo sentendosi rispettate, anche se purtroppo in giro esiste ancora qualcuno che, con atteggiamenti e parole fuori dal tempo, vorrebbe impedirglielo».
A scanso di equivoci: nell’attività di base della FIGC il calcio misto in età Esordienti è consentito e praticato. La stessa FIGC – Settore Giovanile e Scolastico prevede esplicitamente tornei e attività “miste” nella fascia U12/U13 (Esordienti), oltre a manifestazioni dedicate alla crescita del movimento femminile come il Torneo Under 12 Femminile. Non siamo quindi di fronte a un “esperimento” tollerato, ma a un pezzo strutturale del sistema formativo del nostro calcio di base. Ricordarlo è importante, perché l’argomento secondo cui “con i maschi non fa per voi” non regge né tecnicamente né, soprattutto, culturalmente. Non solo: nei documenti tecnici e nei comunicati del Settore Giovanile e Scolastico si ribadisce come l’obiettivo non sia la selezione precoce, ma l’educazione, il rispetto, l’inclusione e il “fair play”. È la grammatica di base dell’attività giovanile, specie nelle categorie dove l’agonismo deve lasciare spazio allo sviluppo armonico. In questo quadro, parole come “cambiate sport” sono il contrario della missione educativa che il calcio si assegna: in campo e fuori.
C’è poi il paradosso del calendario. Proprio l’8 marzo, la FIGC - già lo scorso anno - ha voluto ribadire con forza un messaggio semplice e non negoziabile: «Non è calcio femminile, è calcio», frase scelta per celebrare la Giornata e sostenuta dalle parole del presidente Gabriele Gravina e del ct della Nazionale femminile Andrea Soncin. Un invito a rompere la zavorra linguistica che, spesso, anticipa e legittima le discriminazioni sostanziali. Eppure, a poche ore dai post celebrativi, qualcun altro preferiva il lessico delle porte chiuse. È qui che la retorica si misura con la realtà.

L’episodio di Santa Maria a Monte non è un unicum. Dai grandi stadi alle periferie della passione, il lessico del disprezzo trova ancora appigli. Basti ricordare che già nel 2025, in concomitanza con l’8 marzo, diversi osservatori e associazioni denunciavano la persistenza di stereotipi e culture patriarcali tra i più giovani: secondo la “Survey Teen 2024” della Fondazione Libellula, ad esempio, quasi il 29% del campione tra i 14 e i 19 anni non considera “violenza” toccare una persona senza consenso; per il 26% “non è violenza” baciare una persona senza consenso. Numeri che danno la misura della sfida educativa davanti a noi, molto prima e molto oltre i 90 minuti di una partita di provincia.
In parallelo, il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza restituisce un quadro doppiamente contraddittorio: le ragazze, a scuola, spesso vanno meglio dei coetanei maschi - tassi di abbandono più bassi (7,1% contro 12,2% nel 2024) e percentuale più alta di laureate nella fascia 25-34 anni (38% contro 25%) - e tuttavia restano svantaggiate più avanti sul lavoro e nella retribuzione. Se lo stereotipo parte dal campetto, impatta poi sull’orientamento agli studi, sulle carriere, sull’autostima. Per questo, suggeriscono le organizzazioni specializzate, servono percorsi di educazione affettiva e sessuale capaci di promuovere il rispetto e la cultura del consenso già nelle scuole.
Il riferimento geografico - la provincia di Pisa, con la gara citata in zona Casciana Terme - aiuta a mettere a fuoco un punto: in territori dove il calcio di base è un tessuto sociale, un episodio del genere non è uno “scivolone folcloristico”, ma un campanello d’allarme. E il fatto che la società coinvolta, l’Asd Santa Maria a Monte, sia regolarmente iscritta al Registro CONI e attiva in più discipline (calcio a 11, futsal) ci parla di una realtà strutturata, impegnata nel percorso educativo di bambini e bambine. Colpire le sue atlete con frasi denigratorie significa colpire un’intera comunità sportiva, non solo undici ragazzine in casacca.
Gli 8 marzo pieni di celebrazioni servono se l’9, 10, 11 marzo cambiamo abitudini. Gli insulti a ragazzine di 11-12 anni mostrano quanto sia ancora fragile l’idea che il campo sia di tutti. Perché le parole disegnano confini — “di qua i maschi, di là le femmine” — e trasformano la differenza in gerarchia. Il calcio, invece, è una grammatica comune: si impara insieme, si cresce insieme, si sbaglia e ci si corregge insieme.
Alle ragazze dell’Asd Santa Maria a Monte e a tutte le Esordienti che si sono riconosciute in quelle frasi diciamo una cosa sola: restate in campo. A chi vi ha detto “non fa per voi” risponderete con un dribbling in più, con un appoggio di prima che manda in porta un’amica, con un contrasto pulito e un sorriso. Il calcio è vostro tanto quanto di chiunque altro. E il lavoro di società, allenatori, giornalisti, istituzioni è creare le condizioni perché quell’ovvietà diventi, finalmente, pratica quotidiana. Perché l’8 marzo è solo una data. Ma il rispetto è una stagione intera.