Trofeo Annovazzi
12 Marzo 2026
JUVENTUS UNDER 15 FEMMINILE • Capitan Spellecchia, Avelino Maiolino, Coggiola e Tarolla trascinano la Juve in finale
Al primo tentativo. Alla prima apparizione nel torneo. Niente male, no? Per la Juve di Lombardo è già un Annovazzi magico. Ed estremamente cangiante. Una caleidoscopica avventura fra le mura dell'Enotria, che dopo la sofferenza e il cuore mostrato nei quarti col Sarnico, ha assunto un colore ben diverso. Una forma ben diversa. Quella di una squadra che con il Milan è partita forte e ha deciso di non lasciare mai il gas. A partire da chi, da capitano, dà il buon esempio. Spellecchia regala la tripletta, poi costruisce e prepara a una Tarolla che si conferma centrale in questa competizione. E se Venditto ci prova, sono Avelino Maiolino e Coggiola a mettere il punto esclamativo. E a rompere una "tradizione": la finale della Women's Bracco Cup non sarà un derby. O almeno, non quello della Madonnina.
Due rette coincidenti sono per natura destinate a incontrarsi. Prendono direzioni opposte, ma devono giungere allo stesso luogo. Così nella geometria, così nella vita vera. Così, calcisticamente, all’Annovazzi. Perché i quarti di finale del Milan passano dalle certezze di Lucchetti e Nembri, perché il martedì Juve passa dall’eterna sfida con il Sarnico. Resettare per andare avanti, perché ciò che importa è essere arrivati fin qui.

E l’inizio Juve è perfetto. Perché servono solo sessanta secondi, un giro di orologio che basta alle bianconere per passare avanti. Trovando Spellecchia sola al centro, con un tap-in che si traduce in 1-0. Quello che le ragazze di Lombardo vogliono consolidare nei minuti successivi. Perché le rossonere vogliono giocare dal basso. Con Petruzzellis che prova a tenerla col fisico, con Lucchetti che cerca di gestirla. Ma gli spazi sono pochi. Chiusi dal centrocampo torinese, che ricerca Tarolla appena ne ha l'occasione. E aiutate da un pressing incessante, le piemontesi rimangono sempre, costantemente lì. E con la giusta verticalizzazione, con l'inserimento del suo capitano, ecco il raddoppio. Eccola la doppietta.
Eccola, la garra rossonera. Quella che allontana la sfera dai guantoni di Metrangolo, che porta le rossonere a potersi giocare qualche carta in più davanti. Anche se, in questi primi venticinque, l'asso pigliatutto, quello che rompe il banco, è ancora il diez ospite. Quello che dopo aver concesso la doppietta, rompendo le linee al centro, si reinventa esterna e scappa sulla destra. E dal suo piede passa l'assist - più o meno - per la sua compagna con la nove sulle spalle. Appoggio in porta e vantaggio di tre. Che dura poco, una manciata di minuti. Perché il Milan si aggrappa al cap e al destro potentissimo di Venditto: la prima guadagna la punizione, la seconda la realizza. E a cinque dal duplice fischio si riaccende la fiamma del Diavolo. Che prova a rilanciarsi, a riaprire ogni discorso prima dell'intervallo. Aiutato dai guantoni del suo portiere. E dalla grinta di Bruni. C'è ancora tempo.
Anche perché in trenta secondi Modric bussa alla porta di Lo Iacono: sinistro deviato che il portiere bianconero manda in angolo. Lasciando che sia ancora il suo capitano a prendersi la scena. Spellecchia raccoglie dal limite e insacca la tripletta. Lo squillo rossonero trova risposta immediata. Nel risultato e nel gioco delle ragazze di Lombardo. Con Benedettino che tenta l'eurogol da posizione defilatissima. Con una Juve che gestisce e cerca di prendersi il possesso. Fraseggiando e lavorando a centrocampo. E lasciando che la partita tenda lentamente verso l'equilibrio. Si prova a ripartire sfruttando la velocità di Noujoum. E Fabbia che vuole sorprendere direttamente da centrocampo.

E lentamente, mentre si entra nei dieci minuti finali, la partita assume un canovaccio chiaro. Preciso. Perché è vero che il Milan si prende il fraseggio. Si prende gli spazi a centrocampo. La Juve accetta, ma non soffre e sorprende. Come fa la girata di Avelino Maiolino: perfetta, nell'eludere la marcatura, nel continuare a lavorare spalle alla porta - come aveva fatto per tutta la ripresa - e regalare alle piemontesi la manita. Come fa Coggiola, che trova lo spazio per scappare, guadagnandosi il rigore. E, dopo la prima risposta di Fadiga, ribadisce in rete il sesto gol bianconero. Cara Juve, 6 bellissima. E alla tua prima apparizione all'Annovazzi sei già in finale.
Semifinale in cui brilla un numero. Il dieci. In cui brilla un solo nome. Alisa Spellecchia. Non è solo la tripletta, è l'onnipresenza in campo. Agli inserimenti che valgono il tris si contrappone un lavoro di gestione e contenimento che nel primo tempo dà modo a Tarolla di rimanere lì - da modo alla nueve di dimostrarsi bomber fondamentale in questo Annovazzi - e nella ripresa permette ad Avelino Maiolino di girarsi in un fazzoletto - dopo una frazione fatta di lotta spalle alla porta alla ricerca dello spazio giusto - e siglare il quinto. E nei sei c'è anche la fuga perfetta di Coggiola, che resiste e costringe il difensore al fallo. Fadiga intuisce sul primo tentativo, ma non evita la ribattuta dell'attaccante di Lombardo.
E se la diez bianconera dà l'esempio, anche Petruzzellis non è da meno. In una frazione complicata, c'è sempre lei. Era stato così anche con la Cremonese: fisico e velocità per il capitano rossonero. Che c'è anche in fase di non possesso, come fa anche Lucchetti. Lontana dalla porta avversaria, pronta ad abbassarsi a recuperar palla. Sempre nell'ottica del supporto, dell'aiuto a centrocampo. Anche nei momenti di spinta, dopo il sigillo di Venditto: eccola, la cannonata dalla distanza della tredici. Che non si limita a riaprire tutto, ma che cerca di tenere la fiamma viva. Spingendo sull'out di sinistra - come si era già visto con le grigiorosse - e chiudendo anche, come può, le avanzate piemontesi.