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Torneo delle Regioni Under 15

Sono nella storia: l'impresa dei 20 classe 2008 più forti d'Italia

Non è uno Scudetto, è lo Scudetto; non è un gruppo, è il gruppo

LOMBARDIA UNDER 15

LOMBARDIA UNDER 15: L'abbraccio tra Matteo Pino e Valerio Luly Tommaselli

Un attimo. In un attimo Jacopo La Viola ha dato un senso al suo essere straordinario con l’azione più bella dell’anno. Lui che giusto 24 ore prima aveva festeggiato il compleanno, lui che dai quarti di finale in poi ha giocato un torneo spaziale. In un attimo Giulio Fardin ha raccolto l’assist e messo a segno il settimo gol in sei partite. Lui che di sigilli in stagione ne ha fatti 37, lui che a luglio potrebbe vestire la maglia del Milan. In un attimo, anzi due, Tommaso Braga ha ribaltato tutto: prima sfruttando un assolo di Giulio Fardin, poi rendendo giustizia alla splendida traiettoria disegnata da Valerio Luly Tommaselli. Lui che lo sapeva, lui che se lo sentiva. In un attimo Luca Tabini ha salvato sulla linea un tiro a botta sicura di Fiacchini. Lui che voleva mollare il calcio, lui che in una settimana ha probabilmente riscritto il suo futuro. In un attimo Masciandaro di Collegno ha fischiato tre volte e sempre in un attimo Manuel Villa, capitano di mille battaglie, ha preso in mano la Coppa e l’ha mostrata con orgoglio al cielo. «Siamo campioni d’Italia» si sente al Silvio Piola di Vercelli, stadio che di Scudetti alzati al cielo ne ha visti ben 7. I classe 2008 di Gabriele Peccati sono campioni d’Italia, la Lombardia è campione d’Italia.

CORSI E RICORSI

Lo è nel modo più incredibile, ma anche nel modo più bello: rimontando due gol alla Toscana, avanti 2-0 dopo 28 minuti, ma soprattutto dopo averne rimontato uno pure all’Emilia Romagna giusto 24 ore prima in semifinale. Il tutto dopo un percorso pressoché perfetto: 5-0 alla Puglia, 1-0 al Lazio, 1-0 al Friuli e 2-0 all’Abruzzo. Lo è 1469 giorni dopo il Tricolore conquistato dai classe 2004 di Cristiano Gazzola, saliti sul trono d’Italia il 19 aprile del 2019 sempre contro la Toscana. Lo è per la terza volta nelle propria storia dopo i trionfi del 2016 in Calabria e, appunto, del 2019 nel Lazio. Lo è per la prima volta con Sergio Pedrazzini presidente e lo è in ricordo di Carlo Tavecchio, scomparso prematuramente lo scorso 28 gennaio a Erba e la cui memoria è tuttora indelebile. Ed è bello pensare che nella rimonta del secolo di Vercelli ci fosse un po’ di lui.

STORIA

Passerà alla storia per i 280 minuti di imbattibilità di Azzolari, in questa settimana travestitosi da Superman e coadiuvato da un professionista esemplare come Pessagno. Passerà alla storia per le intese vincenti: quelle di Villa e Manzinali in difesa, quelle di Tabini, Holovko, Neccia e Niola sulle corsie, quella di Pino e Tedone a centrocampo, quella di Fardin, Braga e La Viola in attacco. Passerà alla storia per i gol di Guidi e Correnti, l’assist al bacio di Luly Tommaselli, i dribbling ubriacanti di Clementi, la traversa di Scalvini e l’espulsione di Garatti, che ha saltato la semifinale ma si è riscattato come solo lui sa fare nella finalissima di Vercelli. Senza poi dimenticare i balletti di Valli, arrivato infortunato ma comunque in grado di dare un contributo fondamentale alla causa, sia in campo che soprattutto fuori. Passerà alla storia come il capolavoro di Gabriele Peccati e Dino Carrieri, entrambi a capo di uno staff da Serie A: il doc Marco Bologna, il boss Claudio Mantegazza, il mitico Giovanni D’Angelis, il direttore Dario Lo Bello, il preparatore dei portieri Beppe Tosato, i fisioterapisti Alberto Pavan e Giovanni Baraldi.

20 SEMPLICI RAGAZZI STRAORDINARI

Non è uno Scudetto, è lo Scudetto. Un traguardo strepitoso, quasi impensabile da raggiungere. Ma Eraclito insegna che «chi non crede nell’impossibile, non lo raggiungerà mai». Non è un gruppo, è il gruppo. Venti ragazzi provenienti da tutta la Lombardia: squadre diverse, abitudini diverse, caratteri diversi. Ma Enzo Bearzot diceva che «il calcio è una faccenda di squadra». E se in quella squadra puoi godere della presenza di talenti importanti, tanto più dovrai lavorare sul gruppo.

Gabriele Peccati lo ha fatto dal primo istante. Ha scelto venti ottimi ragazzi prima che ottimi giocatori. È entrato nella loro testa: li ha stimolati quando andavano stimolati, li ha coccolati quando andavano coccolati, li ha rimproverati quando andavano rimproverati. Li ha presi per mano sette mesi fa e li ha condotti fin lassù, sul tetto d’Italia. Gli ha permesso di vivere un’esperienza che, in un modo o nell’altro, gli rimarrà impressa per sempre. Perché per una settimana li ha fatti sentire come la Nazionale di Bearzot nel 1982: proteggendoli, preservandoli, lavorandoci e, infine, permettendogli di vincere uno Scudetto. Che non è roba da poco, specie perché lo hanno fatto dopo essere scelti tra oltre diecimila ragazzi. Alcuni di essi probabilmente pure più forti: più tecnici, più fisici, magari con più possibilità di arrivare in alto. Ma poco importa perché loro, i classe 2008 di Peccati, non verranno dimenticati. Mai. Alcuni a luglio voleranno nei professionisti, altri rimarranno nella propria squadra, altri ancora nel giro di qualche anno prenderanno una strada completamente diversa. Chissà se nei venti eroi di Vercelli c’è il nuovo Rovella, che nel 2016 in Calabria ha firmato il primo Scudetto Giovanissimi della Lombardia. Da domani ognuno tornerà alla propria vita, ma la storia non finisce qui.

27 aprile 2023: la salita al trono dei classe 2008 di Peccati, venti semplici ragazzi capaci di qualcosa di straordinario. E ora ripetiamoli in coro, per l’ultima volta: Emilio Azzolari, Tommaso Braga, Thomas Clementi, Gabriele Correnti, Giulio Fardin, Davide Garatti, Riccardo Guidi, Nicolò Holovko, Jacopo La Viola, Valerio Luly Tommaselli, Lorenzo Manzinali, Alessandro Pessagno, Francesco Neccia, Andrea Niola, Matteo Pino, Alessio Scalvini, Luca Tabini, Lorenzo Tedone, Thomas Valli, Manuel Villa.

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