Under 17
31 Gennaio 2024
Mario Domanico e Francesco Cumani
Cambiare casa non è mai facile, ma i suoi pro possono essere notevoli: la crescita a livello umano e personale costruita in determinati contesti è in grado di poter agevolare il passaggio da ragazzo ad uomo. Con le modernità dei centri sportivi e delle strutture di accoglienza, sono sempre in aumento gli spostamenti dei giovani calciatori alla ricerca del percorso giusto per poter emergere e inseguire il proprio sogno; le strade sono tortuose e richiedono molti sacrifici, sia sotto l'aspetto atletico sia sotto l'aspetto caratteriale. L'ideale dell'ostrica di Giovanni Verga, presso il quale chiunque si stacchi dal proprio "scoglio" non riuscirà mai ad avere successo e gloria, è sempre più remoto dalla mentalità odierna ed è stato quasi ribaltato: in qualsiasi settore sembra ormai scritta la regola del 'se vuoi emergere devi spostarti'. Questa decisione l'hanno presa i giovanissimi Mario Domanico e Francesco Cumani, che dalla provincia di Treviso si trasferiranno in una delle migliori scuole calcio dello Stella Rossa, ovvero l'FK11 Belgrado. Il lavoro svolto del talent scout Luigi Sagliocco è risultato fondamentale al fine della trattativa. Sagliocco è un osservatore emergente che otto anni fa si è trasferito da Torre Annunziata a Trieste, ormai da un anno e mezzo ogni domenica segue tutti i suoi ragazzi e svariate partite nella sua zona insieme a sua moglie Veronica, una persona fondamentale per la vita di Luigi che lo sostiene e ogni fine settimana percorre chilometri insieme a lui. Un'altra persona che ha creduto molto in Luigi è il suo ex allenatore nella Scuola Calcio Azzurri, squadra in cui Sagliocco ha giocato sin da piccolo, la figura di Stefano Cirillo è stata fondamentale per la coltivazione di questa passione e per la crescita calcistica e che gli ha dato una grossa mano per indirizzarlo in questo settore.
Un terzino ha diverse mansioni, ma la principale è quella di percorrere la fascia ed essere sempre attento nelle tempistiche, a volte non potrà sganciarsi agevolmente, altre non verrà servito e sarà costretto a tornare in difesa per sbrogliare le ripartenze avversarie, ma quando verrà chiamato in causa risponderà sempre "presente" e aiuterà i propri compagni a costruire pericoli. Il ruolo viene spesso sminuito, ma l'interprete è sempre tra i giocatori più duttili in rosa: si può adeguare come esterno alto, difensore centrale, giocare su entrambe le fasce e all'evenienza svolgere il lavoro di mediano. Il DNA di questo ruolo ti indottrina la disciplina del lavoro e della costanza, ma anche della tecnica e del ragionamento per poter svolgere entrambe le fasi durante una partita. Questo è il ruolo che ricopre Mario Domanico, classe 2007 originario della Calabria. Gioca le prime partite all'età di 5 anni nel Mangone Calcio, squadra del suo paese e resta fino ai 12 anni. Passa al Savuto Calcio e dopo appena una stagione viene ingaggiato dalla più nota Rende. In quella stagione incontra il tecnico Palermo che gli affida la fascia di capitano e il ruolo di terzino sinistro. È un pilastro della squadra e si sacrifica, come fanno i veri terzini con la fascia stretta sul braccia, come centrale di difesa in seguito ad un grave infortunio di un suo compagno e non si schioda da quel ruolo fino a fine stagione. Nell'estate del 2022 approda alla Liventina Opitergina trasferendosi con il padre. Grazie ai suoi compagni di squadra si sente come a casa e con la serenità di trovarsi in un gruppo unito e la libertà di giocare come terzino sinistro gli dà l'opportunità di mettersi in mostra, come ciliegina sulla torta spicca la vittoria del campionato e l'opportunità di farsi notare all'interno della nuova società. In questa stagione ha giocato come sotto età con l'Under 19 nel ruolo di mezz’ala, trovando anche la via del gol. Qualche giorno fa è arrivata la chiamata dalla Serbia per trasferirsi, nel ragazzo emergono emozioni contrastanti come la felicità e l'ansia; ma la fortuna di avere dei genitori e una sorella molto affettivi e presenti nonostante la distanza, placa le preoccupazioni in questo nuovo viaggio. Mario è soprannominato Ringhio per la grinta che mostra in campo e il suo idolo non può essere altro che uno tra i giocatori più affamati della storia del panorama calcistico "Ringhio Gattuso", partito anche lui dalla Calabria per raggiungere il tetto del Mondo. Mario continua la storia calcistica di famiglia; infatti, il padre Massimo é stato anche lui un calciatore, ha indossato la casacca nel Rende per poi passare al Cosenza (nell' epoca Pagliuso), per poi cercare la gloria con dei provini al Milan, ma qui la sfortuna volle che nella fase dei provini ebbe un importante infortunio che lo costrinse a mettere le scarpette al chiodo. Ora non resta che l’orgoglio di vedere continuare ciò che il Papà ha dovuto a malincuore lasciare e di conseguenza arrivano i ringraziamenti allo staff dello Stella Rossa: «Un ringraziamento importante va fatto al Responsabile giovanile dello Stella Rossa, nel torneo svolto dalla Liventina l’anno scorso a Lignano Sabbia d’oro ha osservato Mario e fin da subito è finita la partita chiese al padre il contatto, bene a Novembre arriva la telefonata dove Mario si doveva recare a Belgrado per eseguire un provino , da li partenza per Belgrado e lì Mitrovic dopo una settimana di allenamenti ci riferiva che Mario era piaciuto e che poteva incominciare la sua avventura. Una grande ospitalità all’arrivo, grazie Silvano, grazie Gigi, grazie Mitrovic!».
Francesco Cumani è un classe 2007 che di ruolo fa il trequartista, una di quelle posizioni che se interpretate al meglio sono capaci di spiazzare l'intera difesa avversaria e creare azioni letali. Ci vuole furbizia, rapidità e soprattutto fantasia per poter spiccare sugli altri, rendere semplici le azioni più difficili e trovare il tempismo perfetto per poter spiazzare tutti: genio, estro e personalità che non devono mancare per chi fa questo ruolo. Cumani inizia a giocare a calcio all'età di otto anni nella Tilaventina, squadra del quartiere nella quale gioca per quattro stagioni e si mette in mostra. Alla porta si presenta il Pordenone, dove indossa la casacca neroverde per tre anni, ma non riesce ad esprimersi al meglio e lo sviluppo fisico non gli viene incontro. Fa un passo indietro e si trasferisce alla Liventina Opitergina, società in qui gioca per due stagioni: nella prima non spicca, ma la squadra vince il campionato regionale e arriva quarta nelle fasi nazionali; la stagione successiva incontro il tecnico Mauro Salatin e, grazie ai suoi consigli, riesce a rispolverare il suo talento e le sue capacità tecniche, tanto da essere eletto miglior giocatore nel Torneo Cavolano, competizione che gli ha permesso di trovarsi i flash puntanti sulle proprie prestazioni. Si ispira al francese Antoine Griezmann e predilige giocare sulla trequarti per trovare spazi offensivi, ma si adatta anche al ruolo di esterno su entrambe le fasce data la sua abilità di saper usare sia il destro che il sinistro.