9° Memorial Di Pasquale
06 Gennaio 2026
RAPPRESENTATIVA UNDER 17 • Matteo Calabria e Federico Cacici
Il pensiero va alla Puglia, che è solita generare emozioni forti. Sarà il mare, sarà il cibo, sarà l’estate che inizia a bisbigliare nel freddo invernale. Ma c’è anche chi va oltre l’abbacinante folklore di una terra unica, rivolgendosi direttamente alla vera medicina. Alla vera cura: il pallone, il manto verde. Perché sì, sarà proprio il tacco a tarare la cilindrata della nostra Rapp Under 17, che nel mentre scalda i motori. L’obiettivo, ovviamente, è farsi trovare pronti. In ogni zona di campo, con le idee ma, soprattutto, con lo spirito. Con l’orgoglio. Con il cuore. E ripetere: spirito, orgoglio, cuore. Sono tre regole, eppure valgono quanto un intero vademecum. Sono tre regole, vanno seguite: punto. A capo, il prosieguo. Che, nella finalina del Memorial Di Pasquale contro il Real Milano, suona più o meno così: bis di certezze, trionfo di carattere, un terzo posto che va assolutamente conservato. Fino alla Puglia. Fino alla fine.
Vimodrone. Scatta l’ora della befana. Anzi no: il 6 gennaio, da quelle parti, vale qualcosa di più. Vale qualcosa di meglio. Cala il freddo, non la voglia: in palio c’è molto. E siamo solo ai primi scampoli di 2026. Lecito restare connessi, sin dagli 80 regolamentari della “finalina” (che tanto piccola non sarà, scorrere per credere) tra il Real Milano padrone di casa e la Rappresentativa Lombarda Under 17, entrambe accomunate da carta d’identità (sezione 2009) e fame di traguardi. Non per agguantare il massimo del conseguimento, che sarà cosa da Prof (Renate e Giana Erminio), bensì per un podio che darebbe morale e spunti. Da cui ripartire, su cui costruire. Tra chi, nel suo provinciale, doma le arene – i meneghini guidano il Girone C di categoria – e chi, con vista Puglia, sperimenta ogni sua piccola idea. Solo una, però, godrà della calza forte di una vittoria; l’altra, invece, farà la conta dei pensieri. Le feste non sono finite: a prolungarle un match subito intenso, per quanto inizialmente spoglio del ritmo che emoziona.
A controllare prontamente il gioco, infatti, sono gli uomini di Bellini, che però non traggono immediato vantaggio dalla loro superiorità tecnica. La palla gira lenta e, quando (ben) condotta in zona luce, non trova riferimenti e sbocchi, quindi non crea disagi all'attenta retroguardia avversaria. Ci provano i singoli, quello sì. Esempi tangibili negli strappi di Michele Invernizzi - padrone dell'out di destra - e nei tagli di Arnoldi, anche se il più insidioso sarà l'ordinato centrale di centrocampo Matteo Calabria. Il cui primo tentativo al minuto 7 è ben respinto dal portiere meneghino Garras, bravo anche poco dopo sul tentativo dello stesso Invernizzi. Queste le uniche, vere chances nitide prodotte dall'undici in verde, successivamente apparso meno brillante nel realizzare i propri intenti e decisamente poco lucido quando serviva essere cinico. Tradotto: la squadra arriva e sa arrivare d'insieme nei pressi dello specchio, ma non punge e consequenzialmente disperde animo. Emblema di questa falla i contropiedi sprecati verso metà tempo, figli di una apprezzabile verticalità (incentrata sulla mole di Leonardo Invernizzi) e distesa sulle ampiezze. Ma non tramutata in oro, né dal succitato Arnoldi (sbilenco al 21') né dal gioiellino del Crema, che spara a lato la sua cartuccia (34') su ottimo sprint di Liuni.

I padroni di casa, dal canto loro, giocano la loro partita senza indugio e senza remore. Normale, quando indossi la responsabilità di dimostrare valore e valori. Sono benzina, sono la colonna portante del lavoro di Calderaro e staff, che non tardano ad alzare i decibel. Pretendono tutto, e una parte di esso gli verrà effettivamente restituita: il Real Milano sfoggia una grande solidità. Che, abbinata a tenacia e fiammate, permettono di mantenere equilibrato l'assetto e alto il morale. Risultato: c'è spazio anche per inventare e rendersi pericolosi. A mancare, sul fronte biancorosso, sono però precisione e cattiveria in rifinitura: le prerogative che, solitamente, aprono il varco e permettono di imporsi. Il gruppo risponde agli input e ha un'idea, pur senza sfondare. E ha in dote delle interessanti individualità: su tutti Sava, che sulla destra fa valere i polmoni, e bomber Davide De Amici, fisicamente predisposto e calcisticamente sensibile. E treno Hernandez ha l'energia che ruba l'occhio. Insomma: ambo le parti hanno materiale grezzo da esporre al grande pubblico. Eppure, l'adrenalina resta tenue e il risultato bloccato sullo 0-0. Si va a riposo così...ma non sarà così ancora per molto.
Sì: c’era ancora un passo da compiere. Un piccolo passo, indubbiamente, ma di prospettiva larga e rosea: conquistare il bronzo, riprendere a correre, dirsi grandi in poche mosse. D'altronde, cosa sarebbe un viaggio senza mete da raggiungere? E senza vette da scalare? Medie o grandi che siano: vanno conquistate. Vanno azzannate. Vanno vinte. Tutte, dalla prima all'ultima. Per collezionare ricordi e non solo numeri. Per raccogliere valori e darsi valore. Per imparare a volare, insieme. Complici. Affamati. Detto, fatto: la Rapp esegue. E adempie quindi all'obbligo di dare il massimo. C'è molto più di un semplice podio nelle idee di Bellini: vuole soprattutto vedere coesione e bel gioco. Ciò che ha parzialmente annotato in questi attimi, ciò che riuscirà a scorgere concretamente nei secondi 40 minuti di Vimodrone.
Decisivi i cambi, la cui girandola inizia con gli ingressi di Imparato e Cacici e prosegue con l'entrata di Lorini e Capelli. Ognuno, a modo suo, risulterà impattante per scalfire, di scalpello e pazienza, l'equilibrio dell'incontro. Specialmente il secondo dei succitati, perché fin dal primo scampolo di frazione mostra gamba, guizzi e fisicità, rendendosi pericoloso in un paio di affondi. Non corrisposti nell'ambizione: il secondo tempo dei verdi parte, infatti, sulla falsariga del primo. Macchinoso, prevedibile, scarno di sostanza e incisività. Quantomeno fino al minuto 51: lì dove tutto avrà, finalmente, inizio. Concreto, questa volta.

E sempre coordinato dal numero 8: ricordate? Pericoloso in avvio, sempre pulito nel pieno svolgimento delle operazioni, infine decisivo nel momento topico del duello. Calabria si fa trovare pronto. Come? Così: piattone rabbioso, palla in buca d'angolo, vantaggio in cascina. La squadra è ripagata negli sforzi e tutto parte da un corner di Colombo che Manenti non ribadisce, dando il via a una serie di rimpalli che il centrocampista del Brusaporto doma di classe e istinto. Il gol è di quelli belli. E indirizzerà definitivamente la gara, viavai meno estasiante seppur combattuta. La Rapp scioglie gambe e spirito, producendo a ciclo continuo ma senza incidere: Lorini avrebbe due occasioni nitide, ma ostinato le spreca. Il Real Milano, invece, ruota le risorse e passa a tre dietro; eppure, non basta per ritrovare la spigliatezza e la forza del primo tempo. Risultato: i ragazzi di Calderaro confezionano solo flebili presupposti. Troppo poco, siamo già dall'altra parte. Bellini suona il tris, ed è una carta del suo repertorio: aggressione alta e affondo vorace. A riconquistare palla nell'ultimo terzo è Capelli, che poi serve Imparato. Il 18, al minuto 33, alza la testa e sceglie Lorini, il cui unico compito è quello di servire, sul fronte opposto, l'indisturbato Cacici. Gioco, partita, incontro: arriva il bis, è 2-0 Rapp. Unita e mai sazia, anche a ridosso del triplice fischio: Kada prende la traversa, Lorini impegna Garras. Ora sì, è davvero finita. Ma ci siamo, eccome se ci siamo. La conferma qui sotto:
REAL MILANO-RAPPRESENTATIVA UNDER 17 0-2
RETI: 11' st Calabria, 33' st Cacici
REAL MILANO U17 (4-3-3): Garras, Sava, Barrientos, Sasso, Hrenciuc, Petilli, La Rosa, Cimarra, Toscano, Hernandez, De Amici, Lorello, Contreras, Todeschini, Mandato, Miatto, Nikolli, Dinang, Russo, Balzarini. All. Calderaro.
RAPPRESENTATIVA UNDER 17 (4-2-3-1): Vidimari, Invernizzi M., Bona, Liuni, Manenti, Naggi, Arnoldi, Calabria, Invernizzi L., Suarez, Colombo, Femia, Lohja, Baldassare, Kada, Lorini, Buccheri, Imparato, Cacici, Imparato. All. Bellini

Luca Bellini, tecnico della Rapp, ha così commentato la prestazione offerta dai suoi ragazzi: «Di positivo ci portiamo a casa il risultato. Dal punto di vista della prestazione, invece, abbiamo fatto un passo indietro. Ho chiesto ai ragazzi testa e voglia di fare la partita, ma ci sono mancate velocità e cattiveria. Ai ragazzi ho detto che va bene verticalizzare e fare certe cose, purché siano fatte con i tempi giusti. Il tempo per lavorare in Rappresentativa non ne hai, però è una squadra che le cose le sa fare. Per attaccare ci vuole fantasia, per difendere serve organizzazione, come direbbe Sarri: ora ci manca compensare con del cinismo».
