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22 Gennaio 2026
È una notizia che scalda sempre gli animi di tutti e che solleva il classico polverone social: un allenatore è giusto che possa essere esonerato da una squadra di settore giovanile? La risposta dei più tende ovviamente al no, poiché stiamo parlando di un settore dove conta la crescita del ragazzo e meno il risultato sportivo. Però non sempre la risposta logica è quella che va ammessa come unica verità: l'esonero pul sembrare quasi un sacrilegio morale, un gesto da calcio dei grandi, cinico e soprattutto ingiusto. In molti si dimenticano però che parliamo di un adulto che spesso fa volontariato, dedica del tempo al meglio delle sue possibilità e se il suo tempo non crea positività forse la risposta da cercare è diversa.
Questo articolo serve per provare a cambiare prospettiva sull'argomento: qui vedrete 5 motivi validi per cui è giusto esonerare un allenatore anche in un settore giovanile dilettantistico.
È la motivazione cardine che si sottovaluta sempre. Se un allenatore è primo in classifica, con miglior attacco e miglior difesa, non è detto che tutto vada a gonfie vele lo stesso. Nel settore giovanile il risultato non deve essere la priorità: una chiave importante di lettura in un settore dove, per forza di cose, il risultato è centrale, ma il pensiero principale che deve avere una società è proprio la tutela psicologica del tesserato. Il clima creato dall’allenatore (autonomia concessa, linguaggio, relazione, gestione dell’errore) pesa moltissimo, soprattutto su un ragazzo di 13-14 anni, che ancora si deve formare a livello caratteriale. In uno studio su atleti, tra i più grandi la bassa autonomia supportata dall'allenatore risulta un fattore di rischio rilevante per l’abbandono, con una differenza di rischio stimata importante.
Se un adulto, anche e soprattutto senza nessuna cattiva intenzione di partenza, genera un clima sbagliato che porta malumore (paura dell'errore, aggressività, negatività), il rischio di creare danni ben peggiori vale molto di più di una stagione senza coppe in bacheca. L'esonero, a questo punto, diventa protezione.
È un tema caldo, anzi caldissimo: durante gli anni delle superiori, studentesse e studenti tendono ad abbandonare lo sport praticato per tanti anni in precedenza. Va ben oltre il cambiare squadra: si cambia vita e si perdono stimoli. Qui deve subentrare la società, che deve creare un'ambiente di aggregazione positivo che va ben oltre l'allenatore, altrimenti le conseguenze sono due: o l'allenatore si porta via i ragazzi promettendo qualcosa di meglio ai loro occhi oppure il ragazzo interrompe l'attività. Se una società nota che un gruppo si svuota, che i ragazzi “spariscono” dopo allenamenti o tornei, che il campo diventa un luogo di ansia, intervenire sul leader educativo è un’azione di salvaguardia, non di spettacolo: a questo punto l'esonero diventa un'amara conseguenza.
Non bisogna nascondersi dietro a un dito: se non piace cosa e come insegna un allenatore in un settore giovanile, è giusto cambiare. Traduzione pratica: puoi anche avere allenamenti “seri”, ma se sono costruiti su controllo, minacce di panchina, sarcasmo, o su un’ossessione del risultato a 13-14 anni, stai insegnando una lezione non adatta a questa fascia d'età e al contesto. Il risultato è una conseguenza di tanti fattori messi insieme e ogni società deve avere come priorità altre cose, oltre al mero risultato. Quando una società si accorge che la metodologia non è compatibile con i propri valori e obiettivi ultimi, che chiaramente possono cambiare di società in società, l’esonero diventa un atto di coerenza educativa: come cambiare un insegnante che non rispetta il patto formativo.
Una società dilettantistica spesso pensa: “Non facciamo drammi, è solo calcio”. Ma proprio perché si lavora con minori, l’inazione può trasformarsi nel problema più grande: reputazione, conflitti con famiglie, fuga di tesserati, e soprattutto la percezione che “qui vale tutto”. Questo chiaramente vale per ogni tema: se ci sono problemi con i genitori, è meglio agire per risolvere la situazione, se c'è un problema con i metodi dell'allenatore, bisogna prendere provvedimenti per chiarire la situazione e ristabilire un clima sano. Non lo diciamo noi, ma report e ricerche internazionali che mostrano quanto il tema della condotta e dei comportamenti sia centrale per la fiducia delle comunità sportive.
Attenzione a non sottovalutare anche questo fattore: un esonero può aiutare e salvare dei ragazzi, ma anche l'adulto-allenatore. Se c'è un clima negativo attorno al gruppo squadra e l'allenatore sente di non poter gestire in modo sano la situazione, è meglio salutarsi. Parliamo di genitori aggressivi, aspettative da professionismo, chat infinite, accuse varie tra le parti: l'abuso verbale tra genitore e allenatore è un fattore che viene spesso trascurato ma che esiste e non è sano per nessuno.
Se un allenatore (anche bravo) è bruciato, reattivo, o travolto dal conflitto, può finire per allenare male e stare male. In quel caso, la domanda etica non è “possiamo esonerarlo?” ma “è giusto lasciarlo lì?”. Un cambio può essere a questo punto un reset: per lui, per lo staff, per la squadra. Con una condizione: l’esonero va accompagnato da una proposta dignitosa (formazione, altro ruolo, pausa, o chiarezza sui motivi).
L'esonero nel calcio giovanile dilettantistico può considerarsi sbagliato se copia paro paro il professionismo: l'allenatore come capro espiatorio, freddo comunicato di addio e mancanza di confronto tra le parti. Se invece si mette al centro la ragazza o il ragazzo-calciatore, chiare motivazioni extra-calcio o feedback esterni è giusto cambiare prospettiva sul tema.