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Under 16 Élite

«Prendiamo le spranghe!»: caos in una partita di giovanili, arrivano i Carabinieri

Accade al termine di una partita di Under 16 Élite: ecco cosa è successo

Carabinieri

UNDER 16 ÉLITE ASSAGO-CLUB

Succede di tutto al termine di una partita di Under 16 Élite. Durante la gara gli episodi arbitrali non avrebbero convinto nessuna delle due parti coinvolte, ma è nei minuti finali quando la situazione sarebbe drasticamente degenerata. Sette minuti di recupero assegnati sarebbero diventati poi dodici, fino a un gol che ha decretato il pari finale. Da qui, gli scontri fra i giocatori prima e con l'arbitro successivamente, fino all'arrivo dei Carabinieri al campo. Un fatto,  A raccontare la vicenda sono Michele Dargenio, responsabile del settore agonistico dell'Assago, Franco La Rocca, allenatore dell'Under 16 dell'Assago, un dirigente del Club Milano Under 16 e il responsabile dell'agonistica del Club Paolo Seghezzi e il tecnico del Club Milano Under 16 Luigi Bove.

LA RICOSTRUZIONE DI ENTRAMBE LE PARTI

La partita in questione è Assago-Club Milano, valida per la diciannovesima giornata del campionato Under 16 Élite girone A. Il risultato finale recita: 3-3. Il Club Milano è andato avanti 1-0, per poi subire la rimonta per 2-1 dell'Assago. Quindi, l'episodio del rigore a cui entrambe le parti fanno riferimento: 2-2. L'Assago è tuttavia riuscito a riportarsi in vantaggio per 3-2, salvo poi essere raggiunto dal definitivo 3-3 nei minuti di recupero.

Michele Dargenio - responsabile dell'agonistica dell'Assago - ricostruisce così i fatti: «È successo un vero macello. E lo dico da uno che non se la prende mai con gli arbitri. Questo direttore di gara ci aveva già arbitrato l’anno scorso contro la Barona e aveva combinato un disastro simile: tre nostri giocatori espulsi, recuperi interminabili, tutto sempre contro di noi. Anche stavolta è stato così. Ha concesso otto, nove minuti di recupero senza senso e continuava a inveirci contro. Qui non si parla di errori, ma di mala fede. È questo il problema: non può arbitrare, perché quello che ha combinato è gravissimo. A un certo punto in campo volavano botte pesantissime. Io sono entrato perché la situazione stava degenerando, ma lui mi ha detto “vai fuori”. Sono rientrato subito negli spogliatoi perché a quanto pare ho il divieto di intervenire: io che sono il direttore. Quello che è successo tra i ragazzi a fine partita non lo so nel dettaglio, so solo che la gestione arbitrale ha acceso tutto».

Questa, invece, la ricostruzione del tecnico dell'Assago Franco La Rocca: «Alleno da quarant’anni e una cosa del genere non l’ho mai vista. Non parlo di errori: parlo di un accanimento evidente per farti perdere la partita. A referto finale ha scritto che abbiamo perso 3-2, ma la gara è finita 3-3. Ho dovuto chiamare i dirigenti del Club Milano e portarli nello spogliatoio per dirlo chiaramente: arbitro, va bene tutto, ma la partita è finita 3-3. È stato scandaloso. Due nostri gol annullati per fuorigioco inesistenti, va bene, diciamo pure che non è capace e restiamo calmi. Poi andiamo sul 2-1, si inventa un rigore allucinante, il portiere lo para e lui lo fa ripetere. Segniamo il 3-2 e dopo undici minuti di recupero — quando ne aveva indicati sette — loro pareggiano 3-3. Nel finale scoppia il parapiglia: l’arbitro spinge un mio giocatore che era andato a protestare e poi scrive che è stato aggredito. Un genitore ha parlato addirittura di una spranga e ha detto che avrebbe aspettato qualcuno fuori: per questo sono stati chiamati i carabinieri, da un genitore dell’Assago. Negli spogliatoi gli ho chiesto il perché di questo accanimento e lui ci ha risposto: “Io vi farò perdere la partita a tavolino perché siete degli animali ad Assago. Questo ragazzo mi ha aggredito e non lo farò più giocare”. Ha scritto a referto cose senza senso: prima dice che il numero 5 gli ha messo le mani addosso, poi corregge dicendo che era il numero 2. Ha fischiato la fine perché panchine e spalti si stavano accendendo e ci ha lasciato in dieci. Un mio secondo ha ripreso tutto e una dirigente rivale gli ha anche buttato il telefono con una manata. Poi davanti ai carabinieri l’arbitro ha negato ogni cosa. Il caos finale è una conseguenza diretta di come è stata gestita la partita».

Per il Club Milano ricostruisce la vicenda un dirigente: «Durante la partita i due allenatori dell’Assago, insieme al vice, protestavano continuamente. Dalla loro panchina buttavano palloni in campo mentre si giocava e i ragazzi continuavano a insultare i nostri giocatori. Noi, invece, abbiamo fatto di tutto per tenere calmo il nostro mister fino alla fine della partita. A gara conclusa io avevo la macchina fotografica in mano e ho visto chiaramente alcuni giocatori dell’Assago avvicinarsi ai miei ragazzi e mi sono avvicinata con l’intento di dividerli, ma la situazione è degenerata. Uno dei loro giocatori mi ha tirato un calcio. Altri urlavano frasi gravissime, parlando apertamente di spranghe. Davanti a scene del genere, come fai a non intervenire per proteggere i tuoi ragazzi? Successivamente sono arrivati i carabinieri. Nel frattempo il secondo allenatore dell’Assago mi stava riprendendo con il telefono, accusandomi di aver messo le mani addosso a un giocatore. Io gli ho risposto chiaramente che non farei mai una cosa del genere. Gli ho solo spostato il telefono e lui mi ha detto: “Adesso vado in Federazione e ti faccio mandare fuori”. Gli ho risposto di fare pure quello che voleva. Quando sono arrivati i carabinieri, da parte loro inizialmente dicevano che non era successo nulla. Io ho spiegato alle forze dell'ordine che quella persona sosteneva di avere un video in cui io alzavo le mani su un ragazzo, ma poi lo stesso soggetto ha ammesso di non avere alcun video. Dal punto di vista arbitrale, l’arbitro non è stato in grado di tenere in mano la partita e di gestire i ragazzi. È stato concesso un rigore, ma non ho capito per quale motivo sia stato fatto ribattere: il secondo tiro è poi finito in rete. In quel frangente alcuni giocatori dell’Assago hanno anche messo le mani addosso all’arbitro. È stata una situazione fuori controllo dall’inizio alla fine».

Prende la parola anche il direttore dell'agonistica del Club Paolo Seghezzi: «Purtroppo non ero presente alla partita, quindi anch'io ho la ricostruzione di terzi. All’andata c'ero e posso dire che anche in quel caso il clima non era bellissimo. Siamo riusciti a contenerla. Avevo mandato subito tutti nello spogliatoio. Oggi, a quanto mi dicono, sarebbe partito un parapiglia nel finale e sempre a quanto mi è stato riferito dalla nostra dirigente a da altri genitori, a noi sarebbe stato assegnato un rigore inesistente».

Chi offre un ulteriore punto di vista è il tecnico del Club Milano Luigi Bove: «L’arbitro ha fatto le sue scelte. Noi abbiamo avuto un comportamento esemplare, mentre loro hanno protestato per tutta la partita prendendosela con il direttore di gara, che però è l’unico a decidere. Buttavano palloni in campo e restavano a terra. Il referto parla chiaro: zero ammonizioni per noi. Si era creata una situazione surreale, hanno fatto un cinema esagerato. A fine partita noi siamo rimasti in panchina per conto nostro; anzi, se non fosse stato per il mio secondo, l’arbitro sarebbe stato aggredito pesantemente. Il direttore di gara era orientato a far perdere loro la partita a tavolino. Noi non abbiamo abboccato alle provocazioni. Siamo stati bravi a non cadere in certe dinamiche: in situazioni così di solito volano cartellini gialli e rossi, invece noi siamo stati la parte lesa. Non c’era un ambiente adatto per giocare a calcio. Abbiamo firmato il referto e non c’era nemmeno una sanzione per fallo di gioco. L’arbitro era spaventato e intimorito, era un ragazzo. Il loro comportamento è un problema loro: io voglio tutelare i miei ragazzi. Siamo già stati penalizzati e ho detto chiaramente che non possiamo sgarrare. Oggi i ragazzi sono stati esemplari e questo dimostra la loro maturazione, così come quella dello staff».

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