Under 17
19 Febbraio 2026
LEMINE ALMENNO • Giovanni Gherardi
C’è chi guida con la voce e chi, invece, lo fa con i gesti. Nel Lemine Almenno Under 17 Regionale la seconda strada sembra essere quella scelta dal capocannoniere della squadra, centravanti e punto di riferimento di una formazione che, giornata dopo giornata, si è costruita una precisa identità: solidità difensiva, equilibrio e un attacco capace di colpire nei momenti decisivi. Il racconto del tecnico Franco Andreetti svela non solo il volto del bomber simbolo del gruppo, ma anche i principi che stanno portando i bergamaschi a inseguire un traguardo importante, quello dei playoff, con un occhio alla prima posizione non così lontana.
Una squadra compatta, unita sia nel campo che nello spogliatoio. E il simbolo di questa filosofia è il numero 9 del Lemine Almenno, Giovanni Gherardi: «Riesce a trascinare tutti senza essere uno che parla tanto e grida» racconta Andreetti «ed è un atteggiamento reciproco con i compagni di squadra. Tutti si rispettano, rispettano i loro ruoli, senza alzare la voce uno con l'altro. Se qualcuno sbaglia una giocata o un gol semplice ci si incoraggia e non ci si sgrida. E Giovanni è il primo ad avere questo atteggiamento in campo». Parole che raccontano un attaccante diverso dal classico trascinatore, capace di guidare con l’esempio e con i gol, già 16 in stagione. Gherardi viene descritto come un finalizzatore puro, sempre pronto a farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. «Ne fa tanti, gol imprevedibili. Domenica ha segnato di tacco: era laterale alla porta, a un metro dal palo, marcato, senza alternative». Un istinto da area di rigore che il tecnico paragona a quello di Filippo Inzaghi, ma inserito in un sistema moderno, dove anche il centravanti partecipa al lavoro collettivo. «Lo sacrifico nel tornare e nel giocare con i compagni. Cerca di direzionare la squadra avversaria pressando e costringendola ad andare sulle fasce». Una crescita costruita nel tempo, considerando che il suo ruolo non è sempre stato quello di punta centrale: «Non aveva iniziato davanti, ci è arrivato per necessità e ha iniziato a segnare. Io l’ho trovato in gran spolvero».

Se il bomber rappresenta il volto offensivo, l’anima della squadra nasce dalla solidità difensiva. Secondi in classifica e con la miglior difesa del girone, i ragazzi di Andreetti hanno costruito la propria identità a partire da un lavoro metodico. «Io gioco con quattro fissi dietro e due fissi a metà campo», racconta il tecnico, spiegando come l’equilibrio sia la base di tutto. «Il primo mese e mezzo abbiamo fatto solo difesa. Dalla metà in su li lascio molto liberi, mi concentro sul lato difensivo, sui movimenti, sulla costruzione». I numeri parlano chiaro: 10 partite concluse senza subire gol su 21 giocate. Un risultato che il tecnico vive come una vittoria collettiva. «I nostri difensori si vantano di questo, i due centrali esultano insieme al portiere quando non prendono gol». Un sistema che funziona grazie al contributo di tutti, anche degli attaccanti. «Locarini, che gioca perlopiù seconda punta, quando necessario si abbassa tra i mediani per aiutare, si difende di squadra». Il ruolo dei due mediani, poi, è centrale: uno accompagna l’azione, l’altro resta a copertura, garantendo equilibrio e prevenendo le ripartenze avversarie.
Andreetti insiste molto anche sull’aspetto mentale e umano del gruppo. «Sono molto ricettivi, stanno bene mentalmente e fisicamente. Se vanno in svantaggio non si demoralizzano». La rosa lunga e disciplinata permette rotazioni senza perdere ordine: «Chi entra sa cosa chiedo e cosa voglio. Nessuno vuole fare il protagonista, sa che anche se parte dalla panchina ha tutte le domeniche i suoi minuti in campo e quindi aiuta la squadra a mantenere il risultato, provando magari a migliorarlo». Tra campo e spogliatoio, il tecnico pone grande attenzione anche alla crescita personale dei ragazzi, dai risultati scolastici al comportamento quotidiano. L’obiettivo ora è chiaro e condiviso: «Giocarsi i playoff». Un traguardo che passa dalla compattezza di un gruppo capace di difendere insieme e dall’istinto di un attaccante che, senza alzare la voce, continua a indicare la strada con i suoi gol.