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La storia

Due fratelli, due capitani nella stessa società top: l'Elite del calcio lombardo porta il loro cognome

Uno è un classe 2009, centrocampista; l'altro è un 2011, centravanti di razza: da anni leader e riferimento reciproco

Riccardo Nazzaro, Tommaso Nazzaro

SEGURO: Riccardo e Tommaso Nazzaro

C’è un tipo di leadership che non fa rumore. Si riconosce dai gesti: una parola giusta nel momento giusto, una corsa in più per coprire il compagno, un pallone attaccato come fosse l’ultimo. Nel Seguro questa leadership ha due cognomi uguali e due fasce al braccio: Riccardo e Tommaso Nazzaro, fratelli, capitani, colonne portanti di due squadre d'Elite che vivono la domenica con gli occhi spalancati e il cuore acceso. Anche nel calcio giovanile la fascia non è un ornamento: è un peso e un privilegio. Riccardo e Tommaso Nazzaro lo stanno vivendo nel modo più autentico, con la continuità dei minuti e con la solidità dei comportamenti. Il Seguro, società tra le più in ascesa degli ultimi anni nel panorama lombardo, si gode due capitani in due categorie diverse, ma con lo stesso dna: serietà, presenza, fame. E alla fine, quando si spengono le urla e resta il rumore dei tacchetti sul cemento degli spogliatoi, rimane questo: due fratelli, due ruoli opposti e complementari, una storia che parla di futuro. Nel calcio regionale, quello vero, la differenza la fanno spesso proprio queste cose.

DUE FASCE, DUE RUOLI: IL METRONOMO E IL CENTRAVANTI


Riccardo Nazzaro è un classe 2009, gioca nell’Under 17 Elite, squadra che sta rincorrendo la capolista Varesina in un campionato strepitoso. È un centrocampista centrale che interpreta il ruolo da vertice basso nel sistema di gioco Dragonetti, con un’idea chiara: dare ordine. Il classico metronomo, generoso e lucido, capace di leggere le situazioni e di lavorare sulle preventive, sempre pronto a “mettere una pezza” quando il compagno ha bisogno. Da capitano lo è da quattro anni, e nel suo repertorio c’è anche la possibilità di alzarsi da mezzala quando la partita lo chiede. Tommaso, invece, è un 2011 e guida l’Under 15 Elite. Dove Riccardo costruisce, lui finalizza. Tommaso è una primissima punta nel senso più puro del termine: centravanti che ama essere l’unico riferimento offensivo, attaccare la profondità e vivere in quell’istante in cui la palla ti chiama nello spazio. Anche lui, capitano da tre anni.

Da Parabiago, dove vivono, il loro percorso ha la stessa mappa, segno di una crescita condivisa e di scelte maturate passo dopo passo. Prima la pre-agonistica alla Pregnanese, poi il passaggio all’Alcione nel periodo a cavallo del Covid. Successivamente la tappa a Sedriano e infine l’approdo a Seguro, già dagli Esordienti e poi in modo stabile con il salto nell’agonistica. È qui che i due hanno trovato la loro dimensione: responsabilità, continuità, fascia al braccio. E un’identità chiara, dentro il campo.

LA LORO STAGIONE


Nella stagione in corso Tommaso ha messo insieme 21 presenze con l’Under 15 Elite del Seguro e ha segnato 14 gol, di cui 2 su rigore. È stato sostituito 7 volte, con una media voto per Sprint e Sport di 6,98. Ha totalizzato 1432 minuti, con una media di un gol ogni 102 minuti. Un dato, su tutti, racconta la sua centralità: è il giocatore con il minutaggio più alto di tutta la squadra. Tradotto: non è solo finalizzatore, è presenza costante, riferimento continuo, gancio a cui aggrapparsi quando serve risalire il campo.
Riccardo, nell’Under 17, ha giocato anche lui 21 partite: è entrato dalla panchina una sola volta, ed è stato sostituito 7 volte. Per Sprint e Sport la sua media voto è 6,64, con 1634 minuti complessivi. Sono numeri che parlano di affidabilità e continuità: un perno che vive di letture, tempi, equilibrio. Quello che spesso non finisce negli "highlights" eppure tiene in piedi la squadra.

COMPLICITÀ E SFIDA


Il bello, però, è nella dinamica tra loro. Legatissimi, entrambi milanisti complici e allo stesso tempo competitivi: il primo tifoso dell’altro è sempre il fratello. Quando gli impegni non coincidono, si vanno a vedere a vicenda. D'estate, quando non ci sono i campionati, lavorano insieme. Se uno fa una grande prestazione, l’altro sente il bisogno di rispondere, di alzare l’asticella. E per Tommaso, inevitabilmente, Riccardo è anche un modello: un punto di riferimento da seguire, emulare e — un giorno — provare a superare.

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