Under 14
27 Febbraio 2026
Gli episodi di violenza - anche verbali - dentro e fuori dai campi di calcio non sono sconosciuti. Questa volta però non si parla di squalifiche, sanzioni, partite a tavolino o comunicati. La lettera di un genitore arrivata in redazione, che riportiamo, nasce dall’esigenza di richiamare l’attenzione su un più generale principio di cultura sportiva di educazione, a seguito di eventi che si sarebbero verificati al termine di una gara del campionato regionale dei classe 2012.
Gentile Società,
Vi scrivo con spirito costruttivo e con rispetto per il lavoro che svolgete quotidianamente, per condividere una riflessione in merito a quanto avvenuto al termine della partita, annata 2012 (...) alla quale erano presenti anche i ragazzi del (...) seduti in tribuna.
Al fischio finale, alcuni giocatori e l'allenatore della squadra di casa, carichi di entusiasmo per la vittoria, si sono avvicinati sotto la tribuna esultando e rivolgendo ai nostri ragazzi frasi come “siete secondi” e “dovreste stare zitti e andare a casa”. Comprendiamo bene la soddisfazione per una vittoria importante, ma riteniamo che, soprattutto a questa età, il ruolo degli adulti sia fondamentale anche nel modo in cui si vivono e si manifestano certe emozioni ed credo fermamente che il Mister, al di là delle tecniche di gioco, debba educare; insegnare che si può vincere e perdere e soprattutto che vincere non sia sinonimo di autorizzazione ad umiliare chi resta indietro in classifica.
Purtroppo, la situazione ha generato tensione anche tra alcuni genitori presenti, con momenti di nervosismo e qualche spintone. In particolare, è stato molto spiacevole vedere un adulto, padre di un ragazzo della squadra di casa, avvicinarsi in modo minaccioso a uno dei ragazzi, testa contro testa, riprendendolo verbalmente in modo davvero aggressivo.
Sono scene che crediamo nessuno di noi vorrebbe vedere in un contesto sportivo giovanile, che dovrebbe prima di tutto avere una finalità educativa.
Si parla spesso, giustamente, di quanto sia importante aiutare i ragazzi a gestire la rabbia, la frustrazione e le emozioni legate alla competizione. Tuttavia, quando sono gli adulti per primi a lasciarsi andare a comportamenti e atteggiamenti poco rispettosi, diventa difficile pensare di poter trasmettere efficacemente questi valori ai giovani.
Proprio perché sono certa che anche per Voi questi aspetti siano centrali, ho scelto di condividere quanto accaduto, nella speranza che possa essere uno spunto di riflessione comune e che tutti – società, allenatori e genitori – si possa continuare a lavorare nella stessa direzione educativa, nell’interesse dei ragazzi!!
lettera firmata
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