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Under 16 Élite

Da brividi! Si carica il gruppo sulle spalle, colpisce la sua ex squadra e fa volare i classe 2010

Emanuele Candiani e i sogni del Club Milano: l'attaccante è l'uomo copertina del momento biancocrociato

Emanuele Candiani, Club Milano

UNDER 16 ÉLITE CLUB MILANO • Emanuele Candiani

«Nonna, questo è tutto per te». Che puoi, quel cuore biancocrociato ci aveva già provato a dedicargliene uno, nel giorno del suo compleanno. Non ci era riuscito, ma non importa, perché ci sono gesti che non hanno bisogno di uno specifico momento per risuonare nell'immensità. Sono sussurri che viaggiano più veloci di un pallone scagliato in rete nel recupero. Emanuele Candiani ha scelto il l'attimo più rumoroso per fare silenzio dentro di sé e dedicare la gioia più grande a chi, da lassù, lo guarda correre fin da quando, a quattro anni, calciò il primo pallone proprio con quella maglia che oggi si è ritrovato di fronte da avversario. Il cronometro segna il minuto 43 del secondo tempo: tre minuti oltre il limite regolamentare dell'Under 16, in quel limbo dove le gambe tremano, i polmoni bruciano e la lucidità è un miraggio. Ma non per lui. Il destino decide di presentare il conto in una di quelle trame che nemmeno il miglior sceneggiatore avrebbe saputo scrivere. Non è solo il gol del 2-1, non è solo la vittoria nel delicatissimo scontro con l'Accademia Inter. È la chiusura di un cerchio, il riscatto di un ragazzo del 2010 che ha saputo trasformare un addio in una sinfonia di gioia. Emanuele non esulta con rabbia, ma con la foga naturale di chi ha appena riconquistato un pezzo di sé. In quel grido liberatorio sotto gli spalti c’è tutto: il ricordo di un torneo a Rimini vinto da protagonista anni fa, la fatica di chi per anni ha sudato per il nero e l'azzurro, e la consapevolezza di aver trovato una casa a Pero. Quel gol all'ultimo respiro non sposta solo gli equilibri della classifica, ma sposta l'anima di chi oggi, finalmente, si sente al centro del suo mondo.

LA LEGGE DELL'EX: UN DESTINO SCRITTO ALL'ULTIMO

Il calcio giovanile vive di cicli, di maglie che si stringono e di scarpini che cambiano colore. Ma per Emanuele Candiani, la sfida contro l'Accademia Inter non è mai stata una partita come le altre. Cresciuto tra i campi di via Cilea dai 4 ai 13 anni, Emanuele portava con sé il i ricordi di un passato fatto di tornei (come quel prestigioso successo contro il Sassuolo nel torneo di Rimini) ma anche di tante stagioni in campo con quella maglia nerazzurra. Ha quindici anni. Con l'Accademia ci ha passato «una vita» come dice lui stesso.

L'anno scorso la maledizione dell'ex sembrava persistere: una sconfitta amara all'andata e un assist vincente al ritorno che però non era bastato a regalargli l'emozione del gol. Sabato scorso, invece, la storia ha deciso di cambiare finale. Dopo una partita intensa, sporca, fatta di duelli fisici e nervi tesi, il portiere avversario gli aveva negato la gioia con una parata prodigiosa su un suo colpo di testa. Sembrava il presagio di un altro "vorrei ma non posso". Poi, l'intuizione di Giugliano, la palla che danza in area e la zampata di Emanuele che gonfia la rete. L'esultanza che ne è seguita è stata un mix di istinto e liberazione. «L'urlo esce naturale», racconta lui con semplicità, descrivendo quella corsa sotto gli spalti che è diventata l'immagine copertina della giornata.

DA MEZZALA A CENTRAVANTI: METAMORFOSI TATTICA

Se il Club Milano oggi si gode quei tre punti, il merito va anche a un'intuizione tattica nata quasi per caso. Candiani nasce mezzala, un giocatore di inserimento e qualità, abituato a guardare la porta da lontano. Eppure, il calcio è l'arte dell'imprevisto. Un'amichevole estiva contro la Pro Patria e le necessità del tecnico Luigi Bove e del vice Ivan Caporaso di trovare soluzioni inedite nel reparto avanzato hanno dato il via alla trasformazione.

«All'inizio ho fatto fatica, devi giocare spalle alla porta, cercare di creare spazi», ammette Emanuele. Ma i numeri gli stanno dando ragione in maniera crescente: 8 gol stagionali e posto da secondo miglior marcatore del Club (dietro solo a Gravina con 9 reti). Un peso specifico nell'economia del gioco che lo ha reso imprescindibile. Il rapporto con Bove e Caporaso è quello che lui definisce come un «legame schietto», da "amici di campo" che sanno quando spingere e quando abbracciare.

OBIETTIVO PLAYOFF: IL SOGNO DEL CLUB MILANO

La vittoria contro l'Accademia Inter non è stata solo una questione di cuore, ma un fondamentale mattone per la costruzione di un sogno chiamato playoff. In un Girone A dove il Sangiuliano City sembra fare corsa a sé, la lotta per i posti che contano è una giungla. Il Club Milano attualmente occupa la quinta posizione, un piazzamento che scotta e che ancora profuma di potenziale post-season.

Il pareggio del Seguro, scoperto solo a fine gara, ha ridato linfa alle speranze dei biancorossi. «I mister ci dicono di non mollare, di concentrarci partita dopo partita, perché è fattibilissimo», confessa Candiani, con sicurezza e ottimismo. Di quelli maturi, che riconoscono nel rivale - qualsiasi esso sia - un avversario vero. La consapevolezza nel gruppo è alta, cementata da un ambiente che Emanuele descrive come sano e disponibile. Non si parla di sogni proibiti, ma di obiettivi concreti di un gruppo che sa di poter dare fastidio a chiunque.

UNA DEDICA CHE GUARDA LONTANO

Oltre i tre punti, oltre la classifica e oltre le vecchie ruggini, resta l'immagine di un ragazzo che dedica il suo momento di gloria alla famiglia. A mamma Myrta e papà Eros, pilastri costanti della sua crescita, e a nonna Lina che lo guarda da lassù. Emanuele avrebbe voluto segnare contro l'Alcione, nel giorno del compleanno della nonna, ma il destino ha preferito fargli un regalo diverso: il gol della vittoria contro il suo passato, nel momento più difficile e importante della stagione. Le si dedicherà questo, mica male comunque.

Emanuele Candiani non è più una risorsa da ultima mezz'ora. Non è più una mezzala, o un trequartista, o un esterno. Certo, la duttilità, quella, resta per sempre. Oggi, però, Candiani è il volto di un Club Milano che non ha paura di sognare in grande, un attaccante che ha imparato a lottare su ogni pallone e che, finalmente, ha trovato la sua voce. E quel grido, dopo il gol al 43', è stato il suono più dolce di tutto il Girone A. I biancrociati sorridono. In quel di Pero si sarà festeggiato, ma

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