Under 17
13 Marzo 2026
UNDER 17 MEDA • Riccardo Casari
«Poi d'improvviso venivo dal vento rapito. E incominciavo a volare, nel cielo infinito». Sì: le avete già viste e sentite. Canticchiate ovunque e da chiunque. Semplicemente: sono tredici parole che racchiudono una storia. E un verbo all'infinito atto a circoscriverne la grandezza. Che tuttora risuona - in poesia e in versi - nei nostri ricordi più belli. Ma mentre Modugno resta, c'è una squadra che ha forse imparato come...arrivare, lassù. Felice a metà, eppure lì, tra gli artisti del calcio. Perché forte di un cuore che batte a mille watt, senza limite e senza remore. Sotto le risatine del sole, oltre la nebbiolina del fato. Insomma: il Meda, sia quando il cielo è candido sia quando tempesta di rabbia, sa regalare emozione. E il 3-3 strappato lo scorso sabato a un Seregno orientato verso le vette più alte non è nient'altro che una conferma. I bianconeri sanno, possono e devono. E allora, musica.
Specchiarsi nel proprio io non è mai stato così arricchente. La luna bussò, ma il tramonto defilò presto il suo raggio. Non allontanò e non fece propri i desideri di vita del gruppo di Barbuiani. Né dopo 45 minuti, né dopo 90. Né dopo i due gol di svantaggio, né dopo l'inferiorità numerica. Avete capito bene: è successo di tutto. Ma poco per scalfire il Meda. E abbastanza per ridisegnare le certezze del Seregno. Eppure mostratosi subito energico alla maniera dei numeri uno, quindi in diritto di credere nell'ennesima conquista stagionale. L'inizio degli azzurri è feroce e spigliato, come da accordi. Pellecchia e compagni cavalcano la stessa onda alta pennellata sul verde di Carate giusto una settimana prima. Difatti, saranno loro a stappare l'incontro.
Così: Chiari, 7 di casa, porta avanti Russo. Minuto, 19. Ma è una gioia flebile. Lo sappiamo: i bianconeri ospiti hanno anima da vendere. E, dopo soli quattro giri d'orologio, battono chiodo. Ovviamente, pareggia Barile. Il diez per eccellenza. 1-1, palla al centro. Poi, di nuovo nel sacco. Proprio a ridosso del 40esimo, dove accade l'impensabile. Il Meda resta in dieci complice espulsione di Lattarulo. Il Seregno è troppo cinico per non trarne vantaggio. Quindi, va di gas e spara due cartucce. Entrambe vincenti: prima Scilingo, poi Pellecchia. L'altro diez per eccellenza, in un confronto che sembra virtualmente chiuso. All'intervallo siamo 3-1. Virtualmente, per l'appunto. L'apparenza inganna anche il destino. Lo stesso che, di lì a pochi attimi di follia, bagnerà le tele del Seregnello con altri due colori.
Consiglio spassionato: mai preparare l'epitaffio al Meda. Sa scherzare la morte e divincolarsi da essa. Sportivamente parlando, ovviamente. Perché la squadra, nel corso dell'anno, ha disegnato continue prove d'orgoglio. Pur galleggiando nei suoi limiti e sbattendo varie volte contro sé stessa. Pur occupando un dodicesimo posto a tratti stretto e rincorrendo di continuo il sogno-salvezza. Non ha mai avuto nulla da perdere: è forse questo ad azzerarne il timore reverenziale. La paura di vincere. E di arrivare lì. Nella dimensione dell'oltre, dove i migliori banchettano spensierati. Barbuiani vuole un posto. Quantomeno per una sera, riuscirà a guadagnarselo.
Vero: i pomeriggi del Seregnello possono essere molto lunghi. Vero, tutto vero. Specialmente quando l'avversario indossa il bianconero. Del resto ha fermato la Folgore e il Sondrio, ha impensierito la Speranza e rosicchiato terreno sulla concorrenza. Eppure non risente della fatica. Anzi: anche sotto di due gol e di un uomo, anche reduce da due pesanti ko consecutivi, gioca d'assalto. Offende d'insieme, presenzia con testa e gamba, crea pericoli e pensieri. Al contrario il Seregno perde il pugno sul match. Va in affanno, concede, davanti si eclissa nella combattività. Dietro, invece, è costretta a rincorrere presto. Il Meda trova un clamoroso 3-2: segna Oberti, con il perfetto fendente mancino. Che incrocia sul palo lontano, che dà ulteriore spinta ai suoi. Risulterà decisivo. Proprio sul gong. Proprio sul più bello. Nessun errore: sarà proprio l'ultimo secondo a scuotere le tele dell'eterno. Casari imbuca e fa 3-3. Nessun errore, e ripetere, perché potrebbe sembrare. Invece no. Semplicemente: gli ospiti hanno un cuore grande così. Rende l'idea?