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Under 17

Onore a loro! Fermano la terza forza all'ultimo secondo mandando in gol un sotto-età

Matteo Frigerio regala al Valbasca un sorriso indimenticabile

Matteo Frigerio, astro del Valbasca

UNDER 17 VALBASCA • Matteo Frigerio

Sbattere contro i propri limiti, per imparare a superarli. Ad accettarli, anzi. Ad assorbirli, meglio ancora. Perché solo così, in fondo, si assume il pieno potere sul proprio io. Sapere cosa volere, imparare ad esserlo. Sia nella gioia, che nella resa. Fa parte del gioco, quindi del percorso. Cadere accresce, crescere erige l'appetito. L'appetito, inevitabilmente, diventa fame. Di vincere, di vincersi, di arrivare prima. Anche quando la vita atterra e il tempo, inesorabile metro di giudizio, scorre veloce. Del resto, si misura in attimi. Attimi...eterni, che domenica - sul verde più bello - hanno consegnato agli archivi il più sincero dei messaggi in bottiglia. Al grido di...1, 2, 3: Valbasca! Che, nonostante la retrocessione incomba, combatte e comprova tutta la sua resilienza. Che, al di là dell'ultimo posto in griglia, gioca sempre a testa alta e confida fiera nel domani. E che, come insegnano le favole, sa ribaltare il destino. Lo ha fatto contro il Cantù, giusto una settimana fa, fermando sullo 0-0 l'ottava forza del Girone C. Lo ha rifatto, ma in versione premium, a sette giorni di distanza, acciuffando sul pari, al novantesimo, il Sondrio terzo del lotto. E in maniera tutto fuorché banale: ha sbagliato un rigore, è andato sotto e rivisto i fantasmi, poi l'ha ripresa magnificamente sul gong grazie al sigillo di un sotto-età. Il classe 2010 Matteo Frigerio, a cui spettano copertina e lodi. Inutile girarci attorno: succede solo a chi ci crede...

 

EQUILIBRIO SOTTILE 

 

E a crederci è soprattutto un uomo. Uno solo. Semplicemente, il condottiero della nave comasca. Che affonda, vero. Che affonderà, è certo. Ma che, prima, deve essere portata a riva. Non c'è altra strada: il sole è lì a due passi. La tempesta va vinta con il cuore. E Fabio Tettamanti è il prescelto per sormontarne le impervie. Probabilmente avrebbe desiderato un altro lido da godersi, o un'altra missione da compiere. Probabilmente, però, in condizioni di estasi non avrebbe mai sperimentato lo stesso gusto per la sfida. Quindi, la stessa fame di rischio. Infine gli stessi stimoli, fisici o sensoriali che siano. Quelli che, tutt'oggi, lo invogliano a lottare - con voce alta e denti stretti - al fianco dei suoi ragazzi. Oggi in fondo al tunnel, domani chissà. Bisogna arrivarci, dicevamo, alla redenzione e alla riconquista. Ci arriveranno? Non anticipiamo il tempo. Il bello è che ogni passo va vissuto e poi scritto, senza fretta di consumarne l'essenza e senza paura di ondeggiare sul bianco. Anche se, a dire il vero, uno di questi attimi è stato già colto. Ed è già fiorito. Al chiaro di luna, nella maniera più intensa.

Cronache di domenica, che al solito non delude. In Via Olimpica 49, Lipomo accoglie l'orgoglio sondriese. La Nuova di Della Mina canta libera il suo calcio, a ritmo di numeri e conquiste. L'ultima, poker rifilato alla Concorezzese, ne ha invece rinsaldato le ambizioni di vertice. Sono terzi, i terribili biancazzurri, e, a tratti, incutono quel timore lì: giocarci contro non è facile. Mai. Lo dimostrano le ultime cinque partite senza resa, lo hanno dimostrato - e a più riprese - le continue prove di vita pennellate strada facendo. Che legittimano classifica e qualsivoglia tipo di dato. Tranne uno, quantomeno per un weekend di folli giravolte. La disparità con...il Valbasca. Con l'alter ego della domenica, proprio così. Non emergerà alcuna differenza, tra primo e quarto frazionista della staffetta mattutina. La gara è equilibrata e il testimone fatica a passare di mano. Fino a quando i padroni di casa non decidono che questa notte può ancora essere loro. Loro e di nessun altro. Quindi lottano spavaldi, serrano le linee e costringono l'estetismo ospite a rivedere in tronco i suoi criteri di bellezza. Il campo, poi, non facilita quel tipo di partita lì. Bisogna anteporre i muscoli alla forma e costruire sostanza sui dettagli. Serve una prova di testa, più che di tocco. E il Valbasca, sul suo verde, sa benissimo come si fa. Da lui hanno sofferto tutti, chi più e chi meno. Temere non è un'opzione. La squadra esegue e attacca concorde. Mantiene lo 0-0, ma avrebbe l'occasione per spezzarne gli indugi. Vero, conquista un penalty. Vero e rammaricante, lo sbaglierà con Ardemagni. Vero e gratificante, non resterà molto a rimuginare sull'errore. Né sul tuono che ne spezzerà, virtualmente, il sorriso spensierato. Secondo tempo per capire.

 

UN UOMO IN MISSIONE

 

Lo scorrere del cronometro accende il pathos. Il match, come ovvio che sia, entra nella consueta fase topica. E la prima bozza primaverile, parola tremante nella notte, smuove dolcemente i fili del fato. Tutto coincide: qualcosa sta per cambiare. Fluttua nell'aria, riverbera nell'istante che va fatto proprio oggi per essere ricordato anche domani. I due tecnici sanno e devono. Ci si gioca presente e futuro. Alt, sguardo al passato. Della Mina alza i decibel (vincere darebbe slancio-playoff), Tettamanti inizia a ragionare sul lungo (da chi ripartire il prossimo anno?). Anche questa volta, però, il secondo ha poche armi su cui contare: ne ha quattro oltre ai primi 11, e due sono della classe dopo. Precisamente, i 2010 Lorenzo Cecere e Matteo Frigerio. Entreranno entrambi, ma solo uno resterà oltre i 90 minuti di Via Olimpica. Ancora non lo sa, così come non sa che ogni passo sul verde lo avvicinerà all'obiettivo tanto atteso. Calma anche qui: lasciamo che si goda il sole. Soprattutto perché le luci dello show, prima di cambiare vesti, riverseranno sull'altra sponda del fronte. A inizio ripresa è infatti il Sondrio ad andare avanti. Su rigore, ironia della sorte: il Valbasca lo aveva sbagliato giusto qualche minuto prima. Ghelfi, però, ha altri piani e imbuca. Vantaggio biancazzurro, minimal ma maximal. Facciamo un'eccezione.

Eppure, gli arancioneri serbano progetti più arroganti. E, una volta incassato lo svarione dell'1-0, edificano e poi arredano la propria - personalissima - impresa stellata. Curata nei particolari, piacevole ai sensi, rudimentale senza però stancare l'occhio. Varrà la candela, questo gioco di pazienza e assalto. Perché porterà lì, a due passi dalla gloria sportiva. Infine nel suo epicentro. Esattamente sul calare di frazione, perché è più bello così. Poche chiacchiere: catapultiamoci subito a ridosso del novantesimo. Un verace elogio alla resilienza targato...Matteo Frigerio. Rieccolo qui, in purezza, nel momento più importante. Ci mette lui, il tocco. Ci mette lui, la firma. Ci regala lui, l'esultanza più dolce ed energica della domenica sportiva. Il Valbasca ce l'ha fatta: emozione...messa in tasca. Insieme a un punto che manda messaggi al domani. Applausi.

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