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Under 15

Dai miracoli con i guantoni ai gol pesantissimi: il capitano neroverde è diventato un grande bomber

Pietro Mandrini è l'anima dello Schuster: portiere fino allo scorso anno, ora gioca da centravanti

Pietro Mandrini ● SCHUSTER UNDER 15

SCHUSTER UNDER 15 ● Pietro Mandrini si è preso il secondo posto in classifica marcatori con 15 centri

Diciamolo subito: mai scelta fu più azzeccata. Siamo a ottobre della scorsa stagione, a un allenamento come tanti dello Schuster. Nei momenti morti prima dell'inizio dell'effettiva sessione, Pietro Mandrini - all'epoca portiere titolare dei neroverdi - si diverte a calciare in porta. E lo fa bene. Troppo bene. Tant'è che Ferrandi, suo tecnico all'epoca, decide di provarlo da centravanti in allenamento. I riscontri sono positivi, ma è chiaro che la partita è un'altra cosa, no? Ecco: il 31 ottobre Mandrini debutta nel nuovo ruolo nel 5-0 contro la Pro Sesto. E fa doppietta. A quel punto, ogni dubbio viene sciolto: è lui l'attaccante titolare dello Schuster.

DRITTO AL SODO

A fine stagione, i numeri lo premiarono: con 12 gol in 18 presenze, Mandrini fu il miglior marcatore dei suoi. E anche quest'anno viaggia spedito: i 15 centri in 19 apparizioni totali lo posizionano al secondo posto della classifica marcatori, alle spalle solo di Lorenzo Vecchio del Club Milano, a quota 18. Non male per chi ha preso confidenza col ruolo solo da pochi mesi. Anche perché i margini di miglioramento sono parecchio ampi, lo dice Mandrini stesso: «Avendo sempre giocato in porta, non ho dei piedi sopraffini, ma quello che cerco di fare è di proteggere palla e quando posso ritagliarmi lo spazio per andare a puntare la porta e poi tirare. Il gioco che faccio è abbastanza semplice, senza colpi di scena incredibili, però quello che mi chiede il mister è quello di cercare di proteggere la palla e quando posso girarmi e puntare l'uomo, se no scaricare. Adesso col tempo sto cercando di migliorare le mie lacune tecniche».

Insomma, un centravanti vecchia scuola che più che badare agli effetti speciali, preferisce andare dritto al sodo. Lo conferma il suo tecnico, Luca Vittori, che dopo averlo visto da vicino lo scorso anno, adesso lo allena: «È un giocatore che si sacrifica moltissimo per gli altri, è sempre l'ultimo a mollare e ci mette tantissima corsa. Sicuramente ha molto da migliorare sotto l'aspetto tecnico, ma a livello atletico va sempre ad impensierire i difensori avversari con la sua corsa e la sua pressione». Un attaccante che fa della velocità e del fisico i suoi punti di forza e che sa essere sempre al posto giusto al momento giusto. Un po' alla Haaland, suo riferimento da quando è passato a giocare in attacco. Cambiare ruolo in maniera così radicale non è mai facile, ma Mandrini sembra avere il gol nel sangue. Anche quando non lo cerca: «All'inizio dell'anno scorso, quando non ero ancora in confidenza con l'attacco, in uno dei primi allenamenti mi arrivò un pallone e senza neanche stopparlo e senza sapere cosa fare, lo calciai di prima. Finì sotto l'incrocio. Tutti pensavano che fosse un gol voluto e di grande tecnica, mentre avevo semplicemente fatto la cosa più istintiva e semplice, ossia allontanare la palla il più possibile dalla mia porta». Un aneddoto che racconta molto.

IL PERCORSO

La sua storia d'amore con il calcio inizia prestissimo: seguendo le orme di Gianluigi Buffon, suo grande idolo, Mandrini incomincia a giocare in seconda elementare al San Leone Magno, un oratorio in zona Udine. Per lui il calcio, oltre a essere una passione, è anche un modo di stringere nuove amicizie, soprattutto dopo essersi trasferito da Monza a Milano in giovane età. Al San Leone Magno sboccia definitivamente il suo amore per il calcio, anche grazie ai primi tecnici che lo fanno appassionare al gioco. Ma dopo parecchi anni in oratorio, è il momento di cercare nuovi stimoli. Mandrini fa diversi provini e alla fine sceglie lo Schuster: «Ho scelto di giocare qui per l'ambiente e per la sintonia che ho trovato subito con la squadra».

E il resto lo conosciamo: prima il periodo da portiere, poi lo spostamento in attacco con la fascia da capitano. Fino all'ultima grande soddisfazione, il gol decisivo rifilato alla capolista Sangiuliano CVS lo scorso weekend: «Non mi sarei mai aspettato di vincere contro il CVS, perché il Sangiuliano è una squadra molto compatta che ha perso solo due partite questa stagione. Siamo riusciti a fare un partita di squadra, uniti, senza mai perderci d'animo anche quando ci hanno fischiato il rigore contro. Abbiamo sempre avuto la partita in mano e abbiamo sempre avuto il coraggio di giocare il nostro calcio e non il loro. Ho segnato il gol decisivo di testa su punizione, è stato un gol abbastanza semplice che ha rispecchiato tutta la voglia di dare il massimo anche contro una squadra che forse è un po' più forte di noi». Il colpaccio di domenica è un traguardo che premia il percorso della squadra: «A inizio stagione non eravamo una squadra tanto unita e avevamo uno stile di gioco un po' diverso, ora siamo riusciti a essere davvero compatti con uno stile di gioco fluido grazie al quale sono arrivati dei risultati importanti come l'ultima vittoria». Il tutto grazie a una singola sessione di allenamento. Mai scelta fu più azzeccata.

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