Under 17
24 Marzo 2026
UNDER 17 BUSTESE • Alberto Clemenza
E all'improvviso, entro i confini del buio, si accese un orizzonte di luce. Tenera quanto il sorgere del sole, complice nell'indicare la strada. Quella da percorrere insieme, uniti, senza covare rimpianti. Perché i mezzi c'erano: mancava solo qualcuno che li sapesse maneggiare. Con la testa, il cuore e il tocco. Con spensierata leggiadria, con consapevole orgoglio, con il petto che ribolle di ambizione. Con il bagliore dei sogni, grondante da occhi mai sazi, che tuttora mirano all'immenso e non lo temono affatto. Sono l'anima dell'Accademia Bustese, che dopo un inizio gracile ha presto trovato la via. Sono parte integrante di un credo che pende da labbra sagge. Costruendo ogni fondamento sul talento, sui gol e sul rigore di un ragazzo che vuole, semplicemente, crescere. In fretta. Si chiama Alberto Clemenza. E ha le idee chiare. Chiarissime. Quanto quell'orizzonte di luce, o forse ancor di più...
Dedicato a chi è abituato a vedere solo il bianco e il nero del percorso. E non solo perché l'attaccante classe 2009 è nato con il santino del Dybala versione Juventus sotto il cuscino. Ma soprattutto perché ha saputo colorare di vita una stagione, quella corrente, partita in prima. Letteralmente. Non ha subito scalato marcia, il ragazzo. Ha dovuto affrontare sé stesso, la pressione e i miscredenti. Insomma: non è entrato rapidamente nelle condizioni di far male («non era libero di testa e sbagliava parecchio, ma gli ho sempre dato fiducia», puntualizza l'allenatore Marco Curione). Quindi, nella classica metà pre-natalizia, ha raccolto meno di quanto ci si attendeva. Ed è comunque tanto, il che ne rinsalda inevitabilmente (e incontrovertibilmente) la forza insita: ha segnato 12 gol in 17 gare. Sette di questi, però, li ha realizzati ai due fanalini di coda del Girone A: Geranzanese e School of Sport (quest'ultima, per giunta, la sua prima dimora sportiva). Contano moltissimo, sia chiaro, ma l'impressione è che Alberto avesse le armi per imporsi anche su campi più prestigiosi. Difatti, una volta assunta la consapevolezza che si potesse (e si dovesse), nessuno (nessuno!) lo ha più fermato. Dagli albori di gennaio ha già raccolto 14 reti, e il bello è che - a fine corsa - mancano ancora 270 minuti. Immaginate quali percentuali potrebbe raggiungere, se desse sempre adito ai suoi impulsi. Farebbe compagnia ai grandissimi.
Non che adesso non sia lì, a ridosso dei titani. Ha timbrato 26 volte il cartellino (annessi 11 assist), è il terzo cannoniere Under 17 (Gualandi del Bosto è in cima a 29 centri) e scorge una prospettiva ben più acuta di quella fin qui forgiata. Poco male, considerato l'inizio un po' tenue rispetto ai suoi standard. Sormontato, poi, con la tenacia tipica dei grandi nove. Quelli che non si accontentano mai. Quelli che seminano spunti e raccolgono bellezza. Quelli che sanno cadere e rialzarsi armanti di scalpello, pazienza e sorriso. Contagioso e spregiudicato. Dispensa gioia, il suo calcio libero. Che nasce allo School of Sport (passando anche da un camp del Genoa), che si affina al Torino Club e che, cantando la Joya e sognando Haaland (senza disdegnare Vlahovic), rifinisce i suoi canoni estetici in quel di Busto Garolfo. Sulle orme di...papà e nonno, che restano i primi riferimenti. D'altronde, quando una famiglia vive di pallone, il risultato passa presto di mano. Quindi, lasciati i guantoni da portiere (parte del suo io per brevissimi tratti), il Clemenza ter innalza gradualmente il baricentro e si assesta lì, nei pressi della gloria. L'area di rigore diventa fortino di certezze inespugnabili. Edificato e arredato un passo dopo l'altro, senza far rumore, lasciando parlare il verde: «Sono un attaccante sempre pronto a mettersi in gioco e lottare per i propri compagni, che aiuta in fase difensiva e che che gioca molto con il fuorigioco e sulla velocità. Mi sento più un finalizzatore, un'altruista, ancora meglio: un rapace. Per inquadrare il mio stile di gioco non ho impiegato troppo, magari nelle prime partite ho avuto difficoltà ma per il resto mi sono sempre sentito completo. Sia fisicamente che mentalmente». Il focus, ovviamente, è ora improntato sui dettagli da limare: «Tecnicamente ho tanto da migliorare, mi mancano un po' il dribbling nello stretto e il colpo di testa. E sicuramente devo affinare il gioco spalle alla porta. Tra i punti di forza metto comunque la tranquillità che ho con avversari e arbitro, oltre alla velocità e alla visione di gioco».

Concorda, e su ogni millimetro della linea di sopra tracciata, l'allenatore Marco Curione. Che ne ha sgrezzato animo e potenziale fin dal suo insediamento in granata: «Alberto è un ragazzo d'oro, educato e serio lavoratore. Ha avuto una crescita esponenziale, anche se deve ancora migliorare molto, specialmente in fase di non possesso. L'avere tre attaccanti in rosa lo ha probabilmente limitato, ma una volta fatto click ha liberato tutto il suo talento. Gli ho detto che un attaccante vive di momenti, specialmente quelli negativi, e da lì ha ritrovato serenità. Non ha mai perso positività e attaccamento. Ora gli riesce tutto». Parole che incorporano i valori propugnati dall'ambiente Bustese, nei cui equilibri Clemenza ritrova spesso frammenti di sé. Palla a lui: «Ho trovato un ambiente rinnovato, che mi ha messo a mio agio fin dall'inizio. Sono stato accolto molto bene da mister e società, e mi sono fatto conoscere pian piano da tutti. Apprezzo la competitività che vogliono impartire ad ogni squadra della filiera. Con me si sono sempre comportati bene e ogni volta che avevo dei problemi mi hanno ascoltato, se non addirittura aiutato senza che chiedessi. Gli obiettivi, inoltre, sono in linea con i miei: lottare per vincere sempre. E dare tutto quando si perde». Avrà anche 17 anni, ma serba quella fame lì. Impossibile non notarlo.
Competitivo, disciplinato, concreto. Altruista, umile, affettuoso. Si descrive così, e tocca credergli. In campo fa ciò che vuole, ma è fuori che costruisce la sua identità. Pura e vera, come l'indole sportiva che, quest'anno, ha definitivamente trovato luce. Quindi, numeri. Di pari passo, prestazioni memorabili. Da album dei ricordi: «Sicuramente quest'anno la miglior partita è stata quella con il Bulgaro, dove ho segnato una doppietta nel 3-3 finale. Con l'Inveruno, vittoria per 3-2, ho fatto due gol decisivi». Archivi dal passato, invece, parlano la stessa lingua. Un po' più tremolante, data l'emozione che arreca riavvolgere il nastro: «Non dimenticherò mai la partita contro la Nuova Abbiate, ai tempi del Torino Club. Sotto 3-0, abbiamo vinto 5-3 e ho servito due assist, annettendovi un gol. Al ritorno, in 8 uomini, abbiamo vinto 2-3. Ma la migliore rimarrà quella contro il Morazzone: sotto 2-1 al 90esimo, segno due gol in 5 minuti e vinciamo la partita. Ho ancora i brividi».

Insomma: quando la palla scotta, Clemenza c'è. E fa valere doppiamente il primo principio della sua legge. Chiedere anche alla Valceresio, torchiata per ben due volte giusto una settimana fa. La particolarità? La Bustese era in 9 uomini. Ma il solo Alberto ha saputo compensare...con ben due gol iscritti a referto. Che strano: «Evidentemente il loro campo mi porta bene, dato che ho segnato doppietta anche in Coppa Lombardia. Eravamo in inferiorità numerica, eppure abbiamo strappato il 2-2 contro la terza forza del campionato. Di Clemenza nei gol ce n'è tanto, ma quello che c'è ancora di più sono i miei compagni. Soprattutto in occasione del secondo gol, complice l'assist perfetto del mio difensore Gianmaria che io ho solo incornato di testa». Del resto, il calcio è gruppo e senza spalle su cui poggiare perderebbe tutto il suo senso. Così come ne smarrirebbe la stagione fin qui condotta dalla squadra, partita a rilento ma arrivata ben presto all'obiettivo-salvezza. Avvalendosi di numeri, singoli e corali, in continua crescita. Dei 44 punti fin qui totalizzati, 23 sono stati incamerati nel solo girone di ritorno. E la quota 50 è lì a due passi: «La stagione della squadra poteva rivelarsi un disastro prima di gennaio, da dopo invece si è rivelata una stagione quasi impossibile. Spesso, causa infortuni, ci siamo ritrovati in 15 a causa degli infortuni, partendo da una base di 23 giocatori. Penso che avremmo potuto raggiungere i play-off ad inizio stagione, ma per come sono andate le cose la quota 50 punti sarebbe una grande soddisfazione di squadra. Abbiamo lavorato sul concetto di famiglia all'interno della squadra, sul reparto difensivo e soprattutto sul possesso palla. E le mie qualità sicuramente si esaltano sulla fase di aggressione e sui calci d'angolo, nonché sulla fase mentale della squadra». Del resto, parliamo di un ragazzo che, nel tempo libero, è assiduamente connesso sullo sport e sui suoi numeri uno. Formula Uno, tennis, pallavolo, basket...e un'attività extra, che lo sta aiutando parecchio. Arbitra le Under 14 e le Under 15. Ecco spiegata la sua completezza. I campioni, in fondo, nascono anche così: mettendo mani e piedi su tutto. Per diventare unici.