Under 15
27 Marzo 2026
SOLBIATESE UNDER 15 • Andrea Ignazzi la future stars della formazione di Efrem
Poi, alla fine dei conti, per decidere le partite e arrivare a conquistare uno status importante all'interno di qualsiasi settore, gli ingredienti magici sono due: determinazione e serietà. Due comandamenti scritti nella religione di uno dei «sotto età» più impattanti del girone di Under 15. In maglia Solbiatese, arrivato da un campionato provinciale, si sta prendendo piano piano - da più piccolo del gruppo - dei riconoscimenti memorabili da compagni e tecnico, fino a siglare tre gol nell'arco della stagione da subentrato. Ma arriviamo alle generalità. Nome? Andrea, cognome? Ignazzi, classe 2012 aggregato dall'inizio della stagione con il gruppo dei classe 2011, avendo stupito tutti, e per primo il tecnico Paolo Efrem, con la sua voglia spasmodica di migliorare e mettersi a disposizione delle esigenze delle Azalee per l'annata corrente. Con un passato nei professionisti e legatosi fortemente al calcio nel periodo in cui il suo amatissimo nonno lo portava a San Siro, per seguire le partite della sua Inter, la prima punta di Gallarate ha messo lo zampino su due vittorie pesanti come macigni, per far rimanere i nerazzurri attaccati al treno playoff.
Dietro l'impatto devastante di Andrea per le cause varesotte, c'è un percorso costruito con dedizione fin dai primi calci. Tutto ha inizio dove batte il cuore della sua città, con la maglia di quella che oggi è la Gallaratese, prima di passare a sette anni tra le fila del Torino Club. È qui che il centravanti inizia a farsi notare, attirando le attenzioni dei professionisti locali: arriva così la chiamata della Pro Patria, dove vive un biennio formativo fondamentale tra i 10 e gli 11 anni, all'interno di una società ambiziosa e strutturata.
Tuttavia, è nell'ultimo biennio che la sua crescita ha subito un'accelerazione verticale. Accettando la sfida del confronto fisico e tecnico con i più grandi, Andrea ha militato lo scorso anno nell'Accademia Bustese, disputando un campionato provinciale, per poi approdare nella medesima stagione alla Solbiatese. Giocare costantemente sotto età non è da tutti, ma per lui sembra essere lo stimolo naturale per trasformare la giovane età in un vantaggio, dimostrando che sul campo, alla fine, conta solo quanto corri e quanto pesano i tuoi gol. Quindi, abbastanza.
C’è un’immagine che Andrea custodisce gelosamente, più preziosa di qualsiasi trofeo: lui, bambino, mano nella mano con suo nonno tra i gradoni di San Siro, rapito dai colori della sua Inter. È lì che è nato tutto, in quei pomeriggi di calcio e famiglia che hanno scolpito la sua passione. Ma il legame con il nonno è diventato qualcosa di ancora più profondo e viscerale durante il biennio alla Pro Patria. Quelli sono stati i mesi più difficili, con il nonno che lottava in un letto d'ospedale. Oggi, quella sofferenza si è trasformata in una fonte d'energia ampia e scaturita proprio da quella fame lì.
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Quando la fatica si fa sentire, quando i muscoli bruciano o la pressione di giocare con i più grandi sembra pesare troppo, Andrea non è solo. «Lo devo a lui», sembra sussurrare a ogni scatto. In quei momenti, sente scorrere dentro di sé una forza che non è solo sua: è la forza di suo nonno che lo ha fatto innamorare del pallone e che per primo lo ha portato alle sue primissime partite da piccolo, oggi, idealmente, continua a spingerlo verso la porta. Ogni gol, ogni contrasto vinto, ogni goccia di sudore con la maglia della Solbiatese è il suo modo di ringraziarlo e di renderlo orgoglioso, dimostrando che certi legami sono capaci di vincere qualsiasi sfida, anche quella contro il tempo.
Il classe 2012 nella sua carriera ha sempre ricoperto la zona operativa della prima punta mobile, e dopo la discreta stagione dello scorso anno già in Under 14, sente che il suo momento migliore vissuto dall'anno zero sia proprio l'attuale con la maglia della Solbiatese. Come mantra, ha quello di non volersi concentrare sulle statistiche e sui numeri, ma di voler e sapere di essere migliorato nel suo percorso per continuità e rendimento. Efrem all'inizio della stagione, non ha avuto dubbi e ha dato un'iniezione di fiducia importante all'enfant prodige di via dei Salici, chiamandolo in maniera continua a salire con il gruppo dei 2011. I fattori che hanno convinto il tecnico a concedere questa opportunità al ragazzo sono stati legati fortemente alla sua serietà negli allenamenti e al di fuori del terreno di gioco, mixati alla tendenza di riuscire con i risultati sperati a proteggere il pallone con il corpo.
Così Andrea, con soddisfazione definisce il suo appunto sul presente in quel di Solbiate: «Con la squadra mi trovo molto bene, anche con il tecnico, che mi sta dando molte opportunità. Il nostro obbiettivo per quest'anno è quello di apprendere molto, soprattutto sfruttando questi mesi di aggregazione con i più grandi, che sanno molte più cose e hanno molte più conoscenze calcistiche». Inoltre definisce così il suo stato d'animo, quando si trova chiamato in causa a scalfire il terreno di gioco con i suoi tacchetti. «Entro senza paura e con passione, cercando di divertirmi con la palla tra i piedi. Quello che mi fa fare bene in campo è esattamente questa tranquillità».
Per mostrare i muscoli e il suo senso del gol, tocca chiamare in causa la sfida di Morazzone ad aprire la domenica dell'8 marzo. Una montagna russa di emozioni, con i padroni di casa di Tondelli in vantaggio per 2-0, visti rimontare dalle furie nerazzurre con la doppietta del leader tecnico: Gabriel Marsich e del timbro da tre punti nello scontro diretto, proprio di uno a caso. Andrea Ignazzi a conseguire il suo secondo sigillo, dopo il punto esclamativo nella goleada di Busto Garolfo. Come si sarà sentito il gioiellino varesotto, dopo aver deciso una sfida di cartello da più piccolo in campo, all'ultimo secondo di gara? «Con il Morazzone ho provato grandissima soddisfazione, anche perché non facevo goal da mesi e devo dire che è stato un goal liberazione». Ad aggiungersi al curriculum non manca l'exploit stupefacente in quel di Faloppio, in uno dei campi più ostici del girone. Nel quale, Andrea ha sfornato il gol che ha aperto le marcature indicando il tris ai compagni, con una prestazione maiuscola da parte sua sui tre punti.
Ma dove vuole arrivare il ragazzo che sfida i giganti della categoria? La risposta è scritta nel destino e nei colori del cuore: il sogno, neanche troppo nascosto, è quello di tornare a San Siro, ma stavolta passando dall'ingresso principale, con la maglia dell'Inter addosso. Per riuscirci, Andrea osserva, studia e si ispira a chi del calcio ha fatto un'arte: il suo idolo è Neymar. Da «O Ney» cerca di rubare l'imprevedibilità, il coraggio di puntare l'uomo e quella gioia di giocare che trasforma una partita in uno spettacolo. La Solbiatese si gode il suo piccolo grande talento, con l'obiettivo di cercare nelle ultime quattro giornate, di aggrapparsi al treno playoff distante attualmente solo due punti.
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