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Torneo delle Regioni • Under 17

Il gol del bomber e il raddoppio illusorio: la Lombardia saluta il TDR con un pari amaro

Bellini nel post: «I ragazzi devono portarsi a casa questo ricordo, di non aver mollato fino alla fine»

Luca Bellini, Rappresentativa Under 17

TORNEO DELLE REGIONI RAPPRESENTATIVA UNDER 17 • Luca Bellini nel post partita con la Sicilia

Chiudere con un sussulto d'orgoglio. Perché? «Perché siamo la Lombardia». Non è solo un motto, è il peso di una maglia che, anche quando il verdetto è già scritto, impone di onorare il campo fino all'ultimo secondo. Il sipario sul Torneo delle Regioni 2026 della selezione Under 17 cala a Mola di Bari, con un 2-2 contro la Sicilia che sa di beffa e malinconia. Che questa spedizione potesse e dovesse avere un epilogo diverso lo dicono i fatti: una squadra che dal punto di vista realizzativo non è mai mancata, ma che è rimasta vittima di una fragilità mentale fatale nei momenti chiave. Contro i siciliani, la "Selecao" di Bellini ritrova per lunghi tratti lo smalto del percorso invernale: il "Pistolero" Suarez timbra il cartellino dopo soli novanta secondi, Calabria raddoppia con un destro chirurgico che sembra mettere in ghiaccio i tre punti. Sembrava la giornata del riscatto, la prova che il talento c'era sempre stato. Invece, la rimonta isolana e il gol del possibile 3-2 annullato a Beretta per un fuorigioco millimetrico al 40' della ripresa trasformano l'ultima recita in un concentrato di rimpianti. La Lombardia torna a casa con un solo punto, un bottino che non rende giustizia ai 158 giorni di lavoro spesi per arrivare fin qui.

BELLINI E IL PESO DELLA PRESSIONE: «L'ANSIA DI DOVER FARE CI HA TRADITI»

Al termine della sfida, Luca Bellini non riesce a nascondere un retrogusto amaro. Nonostante l'orgoglio per la reazione dei suoi ragazzi, resta la consapevolezza di aver avuto in mano la partita e di non averla saputa chiudere. Un'analisi che scava nelle motivazioni profonde di un'eliminazione precoce. «Posso dire che non sono nemmeno soddisfatto del pareggio? - sorride -.Nel senso che per com'è venuto stai 2-0, hai l'occasione di chiudere la partita, la riapri, puoi di nuovo indirizzarla e non ce la fai. Però sì, un sussulto d'orgoglio è quello che è arrivato dai ragazzi. Sono i 20 scelti da un numero enorme: 280 tesserati visionati, 100 convocati nei vari raduni. Dovevano metterci qualcosina in più e hanno provato a farlo; devono portarsi a casa questo ricordo, di non aver mollato fino alla fine».

«Sarebbe facile dire che è mancata l'organizzazione difensiva, ma in realtà anche oggi sono state disattenzioni individuali. Probabilmente l'ansia, la pressione di dover fare e non solo di preoccuparsi di non subire, ha giocato un brutto scherzo. Nel prosieguo del torneo è subentrato del nervosismo e si è visto». Il tecnico sottolinea un paradosso: questi sono ragazzi abituati a campionati élite provanti, capaci nei mesi scorsi di mettere sotto scacco persino formazioni professionistiche senza mai subire passivi pesanti. Eppure, sotto il sole della Puglia, quel "click" mentale necessario per gestire il peso della maglia numero uno d'Italia è mancato, lasciando spazio a un'insicurezza che ha trasformato ogni minima difficoltà in un ostacolo insormontabile.

IL BILANCIO FINALE: IL RAMMARICO PER UNA STRADA NON TROVATA

Si chiude così un'avventura iniziata tra i sogni di gloria e terminata con una pillola difficilissima da ingoiare. La Lombardia ha dimostrato di avere le doti tecniche per stare al vertice — con individualità come Simone Previtali, autentico titano del centrocampo, o il tandem offensivo Suarez-Ranieri — ma ha pagato il prezzo più alto per non aver saputo resettare dopo il trauma dell'esordio. «Avremmo dovuto forse cercare di resettare in maniera più profonda — conclude Bellini con estrema onestà — o forse cercare di far sì che anche nelle difficoltà riuscissimo a tenere botta. Certo è che se avessimo trovato una strada diversa ora non saremmo qui a commentare un'eliminazione. Resta il valore di questi ragazzi, ma l'aspetto mentale è stato quello decisivo». L'istantanea finale del torneo lombardo resta quella scivolata di Beretta sotto porta: la palla che entra, la festa che parte e il braccio alzato dell'assistente che spegne l'ultimo sorriso. È l'immagine perfetta di un torneo vissuto costantemente sul filo del "poteva essere e non è stato". La Lombardia torna al Nord consapevole di aver costruito tanto nel percorso, ma di aver smarrito la bussola proprio nell'industria del calcio che conta. Un punto in tre gare è un verdetto crudele.

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