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27 Novembre 2025
PORTOGALLO • Cristiano Ronaldo
All’uscita dall’Aviva Stadium, a Dublino, la telecamera indugia su Cristiano Ronaldo: un gesto di stizza, la mano che mima il pianto verso Dara O’Shea, poi il rosso che sostituisce il giallo dopo il richiamo del VAR. È il 13 novembre 2025, l’Irlanda batte il Portogallo per 2-0 e per la prima volta in 226 presenze con la Seleção das Quinas il capitano viene espulso per una gomitata. Da lì, un copione che pare scritto: la squalifica “tipo” per condotta violenta - tre gare - si materializza, ma due vengono congelate con una “condizionale” di un anno. Risultato: Ronaldo salterà solo l’ultima sfida di qualificazione (Portogallo–Armenia 9-1 del 16 novembre 2025) e sarà disponibile per l’avvio del Mondiale 2026. È una decisione che scuote il calcio globale non perché illegale, ma perché perfettamente legale, e potenzialmente dirompente.
La chiave è nell’Articolo 27 del FIFA Disciplinary Code: i giudici possono “sospendere totalmente o parzialmente l’esecuzione di una misura disciplinare” e fissare un “periodo di prova” da uno a quattro anni. Se, entro quel periodo, l’autore commette una nuova infrazione “di natura e gravità simili”, la sospensione si revoca e la sanzione pende immediatamente. È la norma che ha permesso di tramutare una squalifica di tre gare in una pena “ibrida”: una partita scontata subito, le altre due tenute sullo sfondo come spada di Damocle. La formula non è dunque un’invenzione ad personam, ma un dispositivo previgente nel codice. La sua applicazione a un caso di “condotta violenta” in qualificazione mondiale, però, è rara.
Nel dettaglio, la Commissione Disciplinare FIFA ha comminato tre giornate per l’episodio con O’Shea, sospendendone due per 12 mesi: se in quel lasso Ronaldo replicasse un gesto della stessa “natura e gravità”, le due gare scatterebbero subito, oltre alle eventuali sanzioni per la nuova infrazione. Decisione suscettibile d’appello al FIFA Appeal Committee. Il punto, dunque, non è la conformità alla lettera del codice: è la scelta politica-giuridica di attivare uno strumento di clemenza “condizionata” nel caso di un’icona mediatica alla vigilia del torneo più guardato del pianeta.
Cronaca rapida. All’Aviva, l’arbitro svedese Glenn Nyberg prima estrae il giallo, poi, richiamato al monitor, commuta il provvedimento in rosso per la gomitata su O’Shea. Una scelta che, in base alle prassi disciplinari, porta a tre turni di stop per “condotta violenta”. Invece, il 25 novembre 2025, arriva la comunicazione: due giornate sospese in condizionale. “Ronaldo clear to play opening matches”, titola Reuters; “Fifa suspends two games of his ban”, scrive The Guardian. La FIFA precisa che si tratta di applicazione dell’Articolo 27 e che l’iter resta appellabile.
Il dato statistico ha il suo peso: a 40 anni, Ronaldo incassa il primo rosso con il Portogallo, dopo 226 presenze; per quanto riguarda la sua storia con i club, i rossi collezionati in carriera sono a doppia cifra. La Commissione valuta anche la fedina internazionale “pulita” nell’argomentazione mitigante. Che ciò basti a spostare l’asticella dalla squalifica piena alla condizionale, è il nodo che alimenta il dibattito.
Mentre si discute del “trattamento Ronaldo”, un’altra decisione racconta come la FIFA stia rifinendo il bilanciamento tra merito sportivo e prodotto globale. Nel 2024, Gianni Infantino annuncia che l’Inter Miami - fresca di Supporters’ Shield 2024 con 74 punti (record MLS) - sarà il club “host” statunitense alla nuova FIFA Club World Cup 2025 a 32 squadre. “Siete meritevoli, aprirete il torneo a Miami”, il messaggio del presidente nel giorno della festa al Chase Stadium. È una legittimazione che passa dal regolamento (slot per club del membro ospitante) ma che fa leva anche sull’appeal di Lionel Messi. L’episodio rivela una propensione allo spettacolo, e accende discussioni sulla coerenza dei criteri.
Il parallelo non è campato per aria: l’organizzazione che seleziona Inter Miami come “host club” citando il titolo di stagione regolare e promettendo il match d’apertura il 14 giugno 2025 a Miami è la stessa che, dodici mesi dopo, applica al caso Ronaldo la sospensione condizionale. Non sono decisioni giuridicamente omogenee - una è di governo, l’altra è giudiziaria - ma parlano la stessa lingua: proteggere il valore d’intrattenimento del prodotto.
La sospensione condizionale non nasce con Ronaldo. È prevista dal codice e si è vista in altre aree (ad es. etica). Ma la sua applicazione qui crea un “precedente di visibilità”: mondiale alle porte, protagonista assoluto, infrazione catalogata come “condotta violenta”. Di colpo, club e federazioni intravedono una leva difensiva nuova per casi-limite in prossimità di tornei. La leva ha tre elementi-chiave:
In pratica: un calciatore espulso per un gesto qualificato come “violento” potrebbe, in particolari circostanze (assenza di precedenti, condotta collaborativa, contesto), chiedere la sospensione parziale dell’esecuzione della squalifica per non saltare l’esordio di un grande torneo. La FIFA, con la pronuncia su Ronaldo, ha mostrato che questa strada è percorribile.
Sul campo, l’effetto potrebbe essere duplice:
La decisione su Cristiano Ronaldo non è un’anomalia fuori norma: è un esercizio di una clausola prevista dal FIFA Disciplinary Code. Ma il contesto (vigilia del Mondiale, continuità di scelte orientate alla massima esposizione delle star, come con Inter Miami al Club World Cup 2025) fa di questa pronuncia un precedente. Non tanto nel diritto, quanto nella prassi. D’ora in avanti, ogni espulsione “di grido” in prossimità di un grande evento vedrà gli avvocati scandagliare l’Articolo 27 alla ricerca di una condizionale capace di salvare almeno l’esordio.
La tenuta del sistema dipenderà da tre cose: motivazioni trasparenti, applicazione coerente, uguale accesso all’istituto per tutti e non solo per chi muove tifosi e sponsor. È l’unico modo perché la sospensione condizionale resti ciò che il codice immagina: un meccanismo di equilibrio, non una corsia preferenziale. Fino ad allora, il “precedente Ronaldo” sarà citato nelle memorie difensive come si cita una landmark case: non perché abbia cambiato le regole, ma perché ha mostrato come usarle quando il palcoscenico è più luminoso.