Arne Slot, dalla Premier 24/25 stradominata alla 12° posto in classifica con 9 ko nelle ultime 12 partite
La fotografia è questa: al minuto finale di una serata gelida di fine novembre, gli spalti di Anfield si svuotano a ondate, le bandiere arrotolate in fretta, gli sguardi bassi. Il tabellone segna 4-1 per il PSV Eindhoven e il brusio si fa mormorio finché il fischio non sancisce la nona sconfitta nelle ultime 12 gare tra campionato e coppe; non succedeva dal 1953/1954. In estate il Liverpool ha investito fra circa 415 e 446 milioni di sterline per rifondare la rosa con 7/8 innesti di primo piano; a novembre, invece, si ritrova in piena crisi tecnica e psicologica, con i tifosi che lasciano lo stadio in anticipo e un allenatore, Arne Slot, costretto a spiegare un crollo che sembra sfuggire alle logiche del mercato.
UN'ESTATE DA CAPOGIRO
Per comprendere il presente del Liverpool bisogna tornare a un’estate in cui i Reds hanno scelto la via più radicale: spendere molto per accelerare il ricambio tecnico. Ecco i tasselli principali dell’operazione, con cifre arrotondate e riferimenti pubblici:
Florian Wirtz: accordo record da 100 milioni di sterline più 16 di bonus potenziali, per un pacchetto fino a 116 milioni. L’idea era chiara: dare a Slot il suo “playmaker universale”, un 10 capace di illuminare tra le linee e di correre senza palla. Fonti concordi parlano di una delle operazioni più onerose nella storia del club.
Alexander Isak: colpo di coda di mercato da 125 milioni di sterline (record britannico), per il centravanti destinato a chiudere il cerchio offensivo. Ambizione massima, prezzo conseguente, responsabilità pesantissima.
Hugo Ekitiké: investimento da 69 milioni (fino a circa 78-79 con bonus) per un attaccante complementare, profilo lungo termine, potenziale da affinare nel sistema.
Jeremie Frimpong: clausola pagata, circa 29,5 milioni, per un esterno di fascia destra dinamico, adatto a un calcio aggressivo di riaggressione e profondità.
Milos Kerkez: 40 milioni per il terzino sinistro, scelta di gamba e proiezione offensiva.
Giovanni Leoni: 26 milioni per un centrale diciottenne, scommessa strutturale sul futuro della difesa.
Giorgi Mamardashvili: accordo definito nel 2024 (circa 25-29 milioni), arrivo effettivo nell’estate 2025 dopo l'anno di prestito al Valencia, per un portiere moderno e di statura internazionale.
A completare il quadro, operazioni minori e un innesto “opportunistico” già nell’estate precedente, Federico Chiesa (circa 12-13 milioni di euro), arrivato nel 2024 e rimasto nell’organico come carta tattica in più.
La cifra complessiva oscilla: chi si attesta su circa 415-446 milioni di sterline nel solo 2025, chi la ricalcola “allargata” e parla di 480-500 milioni complessivi per sette-otto profili di primo piano. Il succo non cambia: è stata la più ampia rifondazione dei Reds nell’era Fenway Sports Group.
IL CROLL CON IL PSV E UNA CRISI SEMPRE PIÙ GRAVE
Il ko con il PSV ad Anfield del 26 novembre 2025 ha il sapore dell’evento-soglia. Il punteggio, 1-4, racconta una gara sfuggita di mano: rigore iniziale di Ivan Perišić, pari di Dominik Szoboszlai, poi il sorpasso con Guus Til e la chiusura violenta del match con la doppietta di Couhaib Driouech. Più dei dettagli tecnici colpisce la cornice: diversi settori si svuotano ben prima del recupero, gesto raro in uno stadio che fa del proprio tifo una religione
Il dato statistico è ancora più feroce: è la nona sconfitta in 12 partite tra campionato e coppe, la peggior striscia del club da oltre mezzo secolo. Per una squadra campione in carica in Premier League, il contrasto è quasi brutale: l’investimento massiccio contro una produzione di risultati che precipita e che vede i Reds al 12° posto in classifica, con appena 18 punti in 12 gare e un distacco di -11 dalla capolista Arsenal; le 2 sconfitte in 5 match in Champions, fuori dalla Carabao e Community Shield perso ai rigori a inizio stagione. E non solo, il recente dato che emerge è un altro: il Liverpool non perdeva due partite di fila in campionato subendo 3 o più gol dall'aprile del 1965. Oggi il ko interno con il Nottingham Forest dell'ultimo weekend che segue l'ancor precedente sconfitta in casa del Manchester City, riscrive il record negativo sessant'anni dopo.
CINQUE CREPE CHE SPIEGANO LA CRISI
Identità di gioco interrotta: la rifondazione ha portato talento ma anche discontinuità di principi. Il Liverpool di Slot ha alternato partite in cui ha cercato un possesso più associativo a fasi di pressing alto meno coordinate rispetto al recente passato. La sincronizzazione tra reparti — decisiva per la riaggressione — è saltata troppe volte, specie sulle seconde palle. In Premier, ciò si traduce in transizioni subite e difesa esposta.
Catena difensiva instabile: gli errori individuali sono emersi a ondate. Basti ricordare il rigore concesso da Virgil van Dijk e alcune letture sbagliate di Ibrahima Konaté nel crollo col PSV. La mancata chiusura su un profilo “pronto” come Marc Guéhi (salto di qualità rimandato al mercato invernale) ha lasciato il parco centrali corto e poco equilibrato tra leadership presente e futuro prossimo.
Rotazioni forzate e infortuni: tra destra e corsia centrale, Jeremie Frimpong e altri titolari hanno saltato spezzoni importanti; Florian Wirtz non sempre è stato disponibile.
Attacco ancora ibrido: il Liverpool ha acquistato Isak per cambiare il volto del reparto, ma l’inserimento di una prima punta “di riferimento” richiede tempi di codice. La convivenza tattica con Mohamed Salah, Szoboszlai e gli esterni è un cantiere: occupazione dell’area, tempi di rifinitura, tagli sul secondo palo e rifiniture verticali non sono ancora standardizzate. Nel frattempo, le aspettative — anche economiche — zavorrano la serenità del centravanti svedese.
Fragilità emotiva: una striscia negativa così profonda, al Liverpool, genera rumore. Le parole pubbliche di alcuni leader hanno fotografato smarrimento e responsabilità condivise. In queste condizioni, ogni errore pesa doppio e la squadra fatica a “ripulire” l’azione dopo un episodio contrario.
IL MERCATO: SOLDI SPESI BENE O SPESI MALE?
La domanda più scomoda è anche la più legittima: come può una squadra che investe centinaia di milioni ritrovarsi a novembre con la bussola che gira? La risposta non è univoca, ma ha almeno tre piani.
Profilo tecnico vs. profilo temporale: I profili scelti hanno logica tecnica: Wirtz è un talento generazionale; Isak porta gol e profondità; Frimpong e Kerkez alzano la spinta di fascia; Ekitiké aumenta le varianti; Leoni e Mamardashvili sono asset per il futuro. Ma il calcio non è shopping: la resa dipende dall’orologio comune, non dalla somma degli orologi individuali. A oggi il Liverpool paga tempi di integrazione, ruoli ancora “ibridi” e una catena di infortuni che ha costretto Slot a scelte conservative o, al contrario, affrettate.
Costruzione della rosa e gerarchie: Una rivoluzione va accompagnata da gerarchie chiare. In alcune partite si è avvertita l’assenza di un “perimetro” tattico fisso: chi detta i tempi fra le linee? Chi protegge le transizioni quando Wirtz sale e i terzini spingono? Come si redistribuiscono palla inattiva e difesa dell’area? Senza risposte durevoli, gli avversari in Premier — organizzati e verticali — colpiscono.
Numeri e percezioni: La cifra “480-500 milioni” è simbolica e fotografa la percezione di una spesa gigantesca; i dati puntuali delle operazioni più autorevoli parlano di circa 415-446 milioni di sterline per il solo 2025, a seconda che si considerino o meno add-on e anticipi formalizzati nel 2024. A livello contabile, il club ha alzato anche le entrate da cessioni, ma agli occhi del tifoso il saldo emotivo è uno: hai speso tanto, devi rendere subito. Ed è proprio qui che, oggi, la squadra è più in debito.
ARNE SLOT, DALLE LODI ALLA CRISI
Il tecnico olandese non si è sottratto alla lettura autocritica: «Concediamo troppo all’inizio, e poi inseguire diventa la regola». La percezione esterna è che Slot abbia dovuto “forzare” scelte di formazione — ad esempio puntando su Isak anche non al 100% vista la mancata preparazione atletica per la lunghissima attesa del concretizzarsi del trasferimento da Newcastle — per accelerarne l’integrazione e, al contempo, preservare gerarchie. Questo ha un costo: se il livello atletico non regge, gli automatismi saltano e il pressing (cardine della sua idea) scade di intensità. Il Liverpool di oggi dimostra una banalità che nel calcio di vetro pesa più che altrove: spendere tanto non significa accelerare il tempo di apprendimento di una squadra nuova. Se l’idea non si innesta, se il ritmo non regge, se la linea dietro non è protetta, i numeri rientrano nella media del torneo più competitivo al mondo.
La notte del 4-1 con il PSV fa male anche per questo: non è solo un risultato, è un promemoria spietato del fatto che il campo è l’unica cartina di tornasole del mercato. La stagione è lunga, i valori ci sono, l’allenatore è dentro il processo e i giocatori non si tirano indietro nel prendersi la loro quota di responsabilità. Ma a fine novembre il verdetto provvisorio è limpido: con sette-otto nuovi innesti costati complessivamente tra oltre 400 e circa 500 milioni (a seconda dei computi), il Liverpool non ha ancora trovato la sua forma. E ad Anfield, quando la gente si alza e se ne va prima del 90’, è il segnale che il tempo degli alibi è già scaduto.
Commentascrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Sprint e Sport - Lombardia DilettantiTutte le ultime notizie dal mondo dei dilettanti lombardi
Testata iscritta al Tribunale di Torino al n. 36/2016 del 14/9/2016 registro informatizzato (già iscritta al n.1178 del 30/7/1957) - Direttore responsabile: Claudio Verretto - Società editrice: Lettera 22 scarl - Via Alessandro Roccati 20 - Partita Iva 08329370012. CCIAA: Torino. REA: TO-964286. Mail: amministrazione@sprintesport.it
Amministrazione trasparente: la testata fruisce dei contributi diretti editoria L. 198/2016 e d.lgs 70/2017 (ex L. 250/90). ISSNA Stampa: 1594-5529. ISSN WEB 2465-128. Fondo di garanzia Legge 662/96