Champions League
27 Novembre 2025
BAYERN MONACO • Lennart Karl
All’Emirates Stadium la curva dei Gunners festeggiava il ritorno al dominio europeo. Il tabellone diceva 3-1 per l’Arsenal, minuto dopo minuto i padroni di casa avevano costruito la loro superiorità. Eppure l’immagine che resta, negli occhi di chi guarda al futuro, è un’altra: Lennart Karl, 17 anni, scatto da sprinter, controllo in corsa, tocco di sinistro che non trema. Al 32’ del primo tempo, nel pieno di una sfida ad alta tensione, il ragazzo con la maglia 42 del Bayern ha piazzato il gol dell’1-1, illudendo i campioni di Germania prima che Jurrien Timber, Noni Madueke e Gabriel Martinelli firmassero la rimonta dei londinesi. È stata una notte dolceamara: sconfitta per 3-1, ma un record scolpito nel libro dell’UEFA Champions League. A 17 anni e 277 giorni, Karl è diventato il più giovane di sempre a segnare in entrambe le sue prime due gare da titolare nella massima competizione europea, dopo il centro all'esordio il 22 ottobre contro il Club Brugge. Per uno che, fino a pochi mesi fa, faceva avanti e indietro tra U17 e U19, non è un dettaglio: è una dichiarazione d’intenti.
Nato a Frammersbach, in Bassa Franconia, Karl muove i primi passi calcistici tra i vivai di Eintracht Frankfurt e Viktoria Aschaffenburg, comunità dove ogni progresso è ancora un fatto sociale oltre che sportivo. Nell’estate 2022 entra nel FC Bayern Campus, la fabbrica di talenti che la società ha costruito per accelerare il ricambio generazionale e ridurre il solco tra prima squadra e settore giovanile. Qui il sinistro di Karl affina la sua qualità: ricezione orientata, protezione della palla in spazi stretti, uno contro uno cercato e spesso vinto, attacco alla profondità dalla fascia destra per rientrare sul piede forte. I numeri, a quell’età, dicono meno del percorso ma spiegano bene il perché dell’attenzione: tra U17 e U19 mette insieme 34 gol in 30 partite ufficiali nella scorsa annata giovanile, aprendosi le porte delle convocazioni coi professionisti. Nella stagione successiva, la curva s’impennna ancora: il club certifica 32 gol e 10 assist in 26 partite tra le due categorie. Un ritmo che suggerisce non solo qualità, ma continuità, capacità di ripetersi a prescindere dall’avversario e dal contesto.
Il primo contatto con l’élite arriva a metà giugno 2025, durante il Mondiale per Club disputato negli Stati Uniti: Karl debutta con la prima squadra nel match d’esordio a Cincinnati contro l’Auckland City (vittoria per 10-0), un test dal punteggio largo ma con un peso specifico enorme per un adolescente. A inizio agosto 2025, il Bayern annuncia il prolungamento del suo contratto e la promozione stabile nel gruppo che ruota attorno alla squadra di Vincent Kompany. Karl sceglie la maglia n. 42, eredità simbolica di Jamal Musiala, con tutto ciò che comporta: responsabilità, aspettative, paragoni. Il messaggio societario è esplicito: per crescere davvero, i talenti devono respirare l’aria dei grandi.
Il 22 ottobre 2025 al Fußball Arena München non è solo una serata europea ordinaria: è il passaggio della saetta. Dopo appena 4 minuti e 34 secondi, all’interno della prima gara da titolare in Champions, Karl riceve da Jonathan Tah, salta l’uomo e fulmina Nordin Jackers: è il più giovane marcatore del Bayern in Champions, migliorando il precedente di Jamal Musiala. Il fermo immagine è la postura di uno che “vede” la porta, ma anche la freddezza di non farsi ipnotizzare da un contesto nuovo. A Londra, 35 giorni più tardi, il copione si complica ma l’attore protagonista conferma il talento: con l’Arsenal avanti grazie a Timber, Karl legge il taglio di Serge Gnabry, s’incunea dove la difesa apre una fessura e chiude il piatto sinistro nell’angolo. È il gol che vale un altro primato - il più giovane a segnare nelle prime due presenze dal 1’ in Champions - e la certificazione di essere già parte della soluzione, non del problema, in un big match vero.
Le gare con Brugge e Arsenal, inoltre, mostrano una caratteristica ricorrente: Karl accelera in due-tre appoggi senza “rompere” la postura, restando sempre piatto, pronto a cambiare direzione. La sua forza speciale non è la potenza in sé, ma l’economia dei movimenti: poche azioni “grandi”, molte micro-correzioni, anca e spalle che proteggono la sfera, bacino basso sul controllo orientato. Quando parte con la palla, non cerca la spallata: disorienta, finta, scappa sulla prima gamba. Per un atleta di 17 anni, che cresce ogni mese, significa margine enorme in termini di resistenza a impatti e densità.
Con la Germania U17, Karl ha già lasciato segni tangibili: 7 gol in 13 presenze. È il passo naturale per chi vuole puntare alla Mannschaft dei grandi, cominciando magari dall’U21. Negli ultimi mesi, tra media e osservatori, qualcuno ha iniziato a chiedersi se il suo nome possa entrare nel radar per il 2026. È un dibattito legittimo ma prematuro: molto dipenderà da come reggerà il carico di una stagione completa tra Bundesliga e coppe e da come il Bayern gli cucirà addosso i minuti giusti.
Il 3-1 dell’Emirates dice che l’Arsenal oggi è più pronto, più completo, più profondo nelle alternative. Ma allo stesso tempo l’Europa ha visto un Bayern capace di pescare dal Campus un giocatore in grado di cambiare, da subito, il tono della partita. In un calcio che brucia le carriere prima ancora di costruirle, Lennart Karl è la smentita più convincente: umiltà, tecnica, corsa e una naturalezza da veterano nei momenti che contano. Non è un’iperbole: sono fatti, date, minuti, gol. E, soprattutto, la sensazione che questa sia solo la prima pagina.
In fondo, tutto ruota attorno a una frase che al Campus ripetono spesso: per diventare davvero giocatore del Bayern, non basta saper fare una cosa molto bene; bisogna saperla fare al momento giusto. A Lennart Karl sta riuscendo. E quando succede a 17 anni, il resto lo scrive il campo.