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Mondiali Under 17

È la generazione più forte di tutte! Il Portogallo stende l'Austria ed è Campione del Mondo

I lusitani trionfano a Doha e mettono nel mirino il futuro: ecco chi sono gli eredi di Cristiano Ronaldo

Portogallo, un colpo d’autore a Doha: l’U17 è Campione del Mondo

Allo Stadio Internazionale Khalifa l’aria è ferma, gli spalti tremano a ogni cambio di passo e il cronometro segna 32’ quando un taglio sul primo palo apre una fessura nel muro austriaco. Il cross di Duarte Cunha corre teso, la palla attraversa l’area e lì, dove contano i dettagli, compare Anísio Cabral: interno piede, porta sguarnita, 1-0. Nessun urlo scomposto, solo braccia al cielo, un abbraccio collettivo e la sensazione nitida di un destino che si compie. Il Portogallo si prende la sua prima Coppa del Mondo Under 17 e chiude a Doha un viaggio cominciato a giugno con il titolo continentale. L’Austria, perfetta fino a quel momento, conosce la prima sconfitta nel giorno più crudele. Quella qatariota è stata la prima edizione del torneo nel nuovo formato: 48 squadre, calendario compattissimo, 104 partite in meno di un mese tra i campi della Aspire Zone e la finale al Khalifa. La riforma voluta dalla FIFA porta l’Under 17 a cadenza annuale e affida al Qatar l’organizzazione fino al 2029: un progetto che trasforma il Mondiale giovanile in un laboratorio permanente di talenti. “Un festival del calcio”, lo ha definito Arsene Wenger, oggi responsabile dello sviluppo globale in FIFA. Non è un dettaglio di colore: è il quadro entro cui leggere l’impresa portoghese e la cavalcata austriaca.

LA FINALE

L’avvio è tutto lusitano. Il Portogallo alza subito la pressione, cerca linee verticali rapide e costringe l’Austria a proteggersi più bassa del solito. Duarte Cunha scalda la gara dopo pochi minuti con un tentativo largo; quindi arriva l’episodio che avrebbe potuto cambiare il racconto: un gol portoghese annullato per un fallo in attacco. È la prova generale del colpo che arriverà poco dopo. Il vantaggio nasce da una catena perfetta: costruzione pulita, ricezione tra le linee di Mateus Mide, sovrapposizione di Duarte Cunha e rifinitura a occhi alzati. Anísio Cabral taglia con i tempi giusti e spinge in rete. L’Austria chiede l’offside al VAR, ma la posizione è regolare. Gestione matura, quella dei campioni d’Europa: ordinati nel blocco medio, aggressivi nei duelli, lucidissimi nel congelare i ritmi quando serve. La squadra di Hermann Stadler - che in semifinale aveva battuto proprio l'Italia - non muore in silenzio. Nel finale alza la forza d’urto: prima un colpo di testa di Ifeanyi Ndukwe neutralizzato da Romário Cunha, poi il palo pieno di Daniel Frauscher all’85’. È il momento in cui la partita potrebbe voltare pagina; invece resta una piega appena accennata nel racconto del Mondiale. Finisce 1-0. Doha diventa rossoverde.

DALLA PANCHINA ALLA COPPA

Dietro il campo, c’è l’idea dell’allenatore. Bino Macaes ha dato al Portogallo un’identità nitida: compattezza reattiva senza palla, catene laterali aggressive e un trio centrale capace di alzare o abbassare il baricentro a seconda del contesto. I ragazzi non hanno mai perso il filo emotivo, nemmeno quando la tensione ha bussato con forza: lo si è visto in semifinale contro il Brasile, vinta ai rigori, e nel finale con l’Austria, gestito senza ricorrere a sparigliate. L’anno racconta molto: Europeo Under 17 a giugno, ora il Mondo. Un doppio sigillo che parla di metodo più che di fiammate.

LA RIVALITÀ CHE ACCENDE IL TORNEO

Il personaggio della serata è Anísio Cabral: classe 2008, scuola Benfica, attaccante d’area dall’istinto feroce ma con la sobrietà dei centravanti che non disperdono energie. Il suo Mondiale è stato una sequenza di smarcamenti brevi, letture intelligenti e conclusioni pulite. Il gol che decide la finale è il più semplice della sua collezione, il che non significa banale: nei 16 metri la differenza la fanno i centimetri, i tempi, la postura del corpo. Sette reti totali, argento della classifica cannonieri. Dall’altra parte Johannes Moser ha tenuto in vita l’Austria con un repertorio completo: 8 gol, movimenti da rifinitore e una resistenza mentale fuori scala. È lui a prendersi la Scarpa d’Oro. Se cercavamo un duello-simbolo, l’abbiamo trovato. L’Austria perde la coppa ma esce con la consapevolezza di aver toccato la vetta tecnica e mentale della propria storia giovanile. Le finali dei tornei giovanili spesso si decidono su dettagli difensivi. Il Portogallo ha trovato in Romario Cunha un portiere con timing e mani forti: l’uscita su Ndukwe all’81’, l’attenzione sulle palle inattive, la capacità di sporcare i cross senza perdere la posizione. Il suo Mondiale finisce con il Guanto d’Oro, un premio che fotografa bene la linea di galleggiamento della Seleção: si segna tanto, ma quando la partita si stringe serve qualcuno che la tenga.

UNA SCONFITTA CHE NON CANCELLA LA SCALATA

Sette vittorie, ritmo alto, organizzazione difensiva quasi impermeabile e un talento guida. L’Austria ha costruito una finale con strumenti chiari: transizioni veloci, capacità di occupare l’area con Moser e ali aggressive, coperture intelligenti tra centrali e mediani. Il muro è crollato una sola volta, ma quella volta basta per scrivere la storia altrui. Il palo di Frauscher è l’istantanea più crudele del loro Mondiale. Resta l’immagine di una nazionale giovanile che ha ridefinito il proprio orizzonte competitivo.

TREND EUROPEO

La fotografia del podio è tutta europea: Portogallo campione, Austria seconda, Italia terza dopo la vittoria ai rigori contro il Brasile. Un dettaglio significativo, perché la nuova geografia del torneo — 48 squadre, 6 confederazioni — prometteva sorprese globali. La solidità metodologica dei settori giovanili europei ha fatto la differenza. Per l’Italia c’è anche la firma del portiere Alessandro Longoni, due rigori parati nella finale per il terzo posto: una medaglia che mancava dal 1987.

I PREMI INDIVIDUALI

  1. Pallone d’Oro (MVP): Mateus Mide (Portogallo)
  2. Scarpa d’Oro (capocannoniere): Johannes Moser (Austria) — 8 gol
  3. Scarpa d’Argento: Anísio Cabral (Portogallo) — 7 gol
  4. Scarpa di Bronzo: Dell (Brasile)
  5. Guanto d’Oro (miglior portiere): Romário Cunha (Portogallo)
  6. FIFA Fair Play: Repubblica Ceca

IL MESSAGGIO DI RONALDO

Dopo il triplice fischio, è arrivato anche il messaggio del “grande” Cristiano Ronaldo, che ha celebrato sui social il trionfo dei ragazzi: un simbolo che vale doppio per chi, in questi giorni, ha indossato la maglia della stessa Federação Portuguesa de Futebol immaginando un percorso verso la Seleção maggiore. In Portogallo i “passaggi di testimone” non si annunciano, si costruiscono.

L'ANNO PERFETTO DEL PORTOGALLO

Il 2025 del Portogallo U17 entra dritto nello storytelling del calcio europeo: titolo europeo a giugno e titolo mondiale il 27 novembre 2025. Non c’è retorica, ma sostanza: un gruppo che sa soffrire, che ha idee e che non perde lucidità nel momento chiave. L’Austria ha legittimato la finale con un percorso quasi immacolato e, se tiene insieme scouting e continuità, questa potrebbe essere una base più che un picco isolato. A Doha, tra fuochi d’artificio e abbracci, resta un pensiero semplice: la Coppa del Mondo Under 17 non è un punto d’arrivo, è un esame superato con lode. Da domani — anzi da oggi — comincia il lavoro più complicato: trasformare questi 17enni in professionisti completi. Ma intanto, nel libro del Mondiale più grande di sempre, il primo capitolo porta una firma nitida: Portogallo.

IL TABELLINO

PORTOGALLO-AUSTRIA 1-0
RETE: 32' Anisio Cabral (P).
PORTOGALLO (4-2-3-1): Romario Cunha; Daniel Banjaqui, Martim Chelmik, Mauro Furtado, Jose Neto; Rafael Quintas (32' st Tomas Soares), Bernardo Lima; Duarte Cunha (21' st Joao Aragao), Mateus Mide (32' st Santiago Verdi), Stevan Manuel (21' st Yoan Pereira). A disp. Tverdohlebov, David Rodrigues, Gabriel Dbouk, Miguel Figueiredo, Zeega. All. Bino.
AUSTRIA (4-2-3-1): Posch; Feldinger (39' st Savic), Pokorny, Ndukwe, Hofman (39' st Halmich); Werner (19' st Husic), Weinhandl; Jozepovic (39' st Frauscher), Markovic, Moser; Deshishku. A disp. Scharner, Katzmayr, Ganser, Aleksic, Dobis, Nzogang. All. Stadler.
ARBITRO: Roberto Bruno Perez Gutierrez (Perù).
AMMONITI: Bernardo Lima (P), Husic (A), Tomas Soares (P).

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