Serie C
28 Novembre 2025
SAMBENEDETTESE SERIE C - Ottavio Palladini, classe 1971 ed ex centrocampista rossoblù oltre che di Pescara e Vicenza in Serie A, lascia la panchina dopo 15 giornate
Una porta che si chiude nello spogliatoio del «Riviera delle Palme», il fruscio delle giacche a vento, i passi lenti verso il corridoio. È qui che, nel primo pomeriggio di 28 novembre 2025, la Sambenedettese ha scelto di cambiare pelle: il confronto tra presidente Vittorio Massi, direttore sportivo Stefano De Angelis e Ottavio Palladini si è trasformato in una decisione condivisa ma dirompente. Fine del rapporto tecnico con Palladini e con il suo vice Luigi Voltattorni, panchina affidata ad interim a Marco Mancinelli e, soprattutto, l’offerta allo stesso Palladini di un ruolo nella dirigenza. In una città dove il pallone è biografia collettiva, non è un semplice avvicendamento: è un passaggio di testimone che tocca memoria, appartenenza e futuro. E se si parla di Ottavio Palladini, si parla di una figura intimamente legata a San Benedetto del Tronto, dal momento che il classe 1971 debuttò proprio in rossoblù in prima squadra per poi passare in Serie A al Pescara prima e al Vicenza poi.
IL CUORE DELLA NOTIZIA: UNA SCELTA VERSO IL DOMANI
La nota del club parla di un colloquio «improntato alla massima lealtà», da cui è scaturita la decisione di interrompere il rapporto professionale tra la Sambenedettese e Ottavio Palladini (insieme a Luigi Voltattorni). La squadra, nell’immediato, è stata affidata a Marco Mancinelli, già parte dello staff tecnico. Ma la cesura non è una frattura: il presidente Massi ha espresso «stima personale» per Palladini, riconoscendone il «valore storico» per San Benedetto del Tronto e offrendo all’ex allenatore un incarico dirigenziale. Un gesto politico prima ancora che sportivo: mantenere all’interno della casa rossoblù una figura-simbolo, trasformandone la funzione senza disperderne il capitale umano.
RISULTATI, SEGNALI E UNA COPPA CHE FA DA SPARTIACQUE
Nel giro di poche settimane, la traiettoria della Sambenedettese ha preso una curvatura insidiosa. In campionato, la squadra aveva già mandato alcuni messaggi d’allarme: una serie di risultati altalenanti, una classifica che si è fatta più complicata e, soprattutto, la sensazione di aver perso un po’ di ferocia competitiva nelle fasi cruciali delle partite. Gli «anticipi» di inizio novembre hanno raccontato una Samb in affanno, capace di fermare il Campobasso sul 1-1 ma reduce da una tendenza di calo che l’ha spinta ai margini della zona playoff: un monito forte a stagione in corso e nel pieno del Girone B di Serie C. Il colpo più visibile è arrivato in Coppa Italia: dopo l’entusiasmo per il derby in cui i rossoblù avevano eliminato l’Ascoli, la gara degli ottavi al «Riviera» contro l’Union Brescia ha prodotto un ko 3-1 che ha spento la corsa in coppa.
IL PROFILO DI PALLADINI: UN UOMO PER LA SAMBENEDETTESE
Ridurre la parabola recente di Ottavio Palladini alla sola uscita di scena sarebbe miope. Il tecnico ha firmato la promozione dai Dilettanti riportando la Samb tra i Professionisti e meritandosi la Panchina d’Oro 2025 per il Girone F di Serie D: un sigillo che racconta la qualità del lavoro e il valore del gruppo costruito. I numeri della scalata parlano chiaro: media-punti da vertice, miglior difesa e miglior attacco nel girone, e un percorso che ha ricucito la squadra al suo pubblico dopo anni di attesa. Nella narrazione collettiva, Palladini è stato più che un allenatore: simbolo e garante di identità. Da qui la decisione del club: interrompere il ciclo tecnico senza recidere il filo con la memoria. L’idea di un ruolo in dirigenza rimette Palladini dentro il progetto come «custode» di una cultura che la Samb non intende smarrire proprio mentre affronta un torneo lungo e competitivo.
IL CONTESTO SOCIETARIO: STADIO PIENO E UN PRESIDENTE CHE CI METTE LA FACCIA
La linea della Sambenedettese targata Vittorio Massi è stata tracciata a più riprese: si lavora senza fare debiti, si conta su abbonati, sponsor e sul traino del Riviera delle Palme; si investe con attenzione sul settore giovanile per costruire un bacino di calciatori da valorizzare. In questa cornice, la decisione su Palladini non appare una sterzata emotiva, ma l’esito di una valutazione che tiene insieme risultati, percezione ambientale e prospettiva economica. Il messaggio è chiaro: si corregge la rotta, si proteggono i conti, non si rinnega l’identità.
CONCLUSIONE: UN CAMBIO CHE VUOLE TUTELARE LA SQUADRA
La Sambenedettese ha preso una decisione difficile ma coerente con la propria narrazione: rispetto per la storia, attenzione al presente, sguardo sul futuro. La proposta di un ruolo dirigenziale a Ottavio Palladini dice che qui non si butta via nulla di ciò che funziona: si trasforma. A Marco Mancinelli spetta il compito più urgente: rimettere a terra idee semplici e efficaci, ridare fiducia ai singoli, riportare la Samb sulla linea che aveva acceso la città con la vittoria dell'ultimo campionato di Serie D. In Serie C, dove ogni dettaglio pesa e ogni errore si paga, questa è già una partita nella partita.