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27 Dicembre 2025
ANGRI ECCELLENZA - Bruno Petrone, centrocampista classe 2007, negli anni scorsi ha giocato nel Sorrento tra i Professionisti debuttando anche in Serie C nella stagione 2023-2024 (foto FB US Angri)
Un bagliore di smartphone all’angolo di via Bisignano, musica ovattata dai locali dei «baretti», il motore di uno scooter che taglia il brusio della movida. È poco dopo l’1.15 di sabato 27 dicembre quando la notte di Chiaia si spezza: un avvicinamento rapido, due colpi secchi di lama al fianco e all’addome, poi la fuga. A terra resta Bruno Petrone, 18 anni, calciatore dell'Angri in Eccellenza Campania, incensurato. Gli amici si chinano su di lui, la scena si fa confusa, qualcuno chiama il 118. Nel giro di pochi minuti il giovane è sull’ambulanza diretta all’Ospedale San Paolo. I medici decidono per l’intervento immediato: lacerazioni profonde, milza compromessa. Al termine dell’operazione, l’asportazione dell’organo è inevitabile. Ora il ragazzo è in Rianimazione, la prognosi è riservata. Le prime ore d’indagine restituiscono una sequenza netta: un blitz organizzato e la possibilità concreta di una spedizione punitiva.
COSA SAPPIAMO FIN QUI
1) La vittima è Bruno Petrone, 18enne, calciatore dilettante che milita nell’US Angri (Eccellenza Campana), centrocampista. In passato, secondo ricostruzioni, ha ricevuto convocazioni in Serie C con il Sorrento nella stagione 2023-2024 debuttando il 27 aprile 2024 nella partita di campionato contro la Casertana. 2) L’agguato è avvenuto in via Bisignano, nel cuore di Chiaia, zona dei «baretti», luogo simbolo della movida napoletana. 3) L’attacco: due fendenti, al ventre sinistro e al fianco sinistro, sferrati dopo che almeno due scooter si sono avvicinati al gruppo di amici con cui Petrone stava passeggiando. Nessuna discussione preventiva risulta, finora, dalle prime verifiche. 4) Le indagini: sul caso lavorano i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli Centro e della Stazione Chiaia, che hanno acquisito testimonianze e immagini di videosorveglianza presenti nell’area. Nelle ultime ore si sarebbe comunque già costituito l'autore del gesto criminoso, a quanto trapela da una prima ricostruzione dei fatti, un 15enne.
UNA DINAMICA RAPIDA E «CHIRURGICA»
In una manciata di secondi, tutto accade e tutto finisce. Le fonti investigative convergono su una dinamica senza preavviso: Il calciatore classe 2007 non avrebbe avuto il tempo di rendersi conto di ciò che stava per succedere. Gli aggressori, in sella a più scooter, lo avrebbero raggiunto e colpito con due fendenti mirati, poi sarebbero fuggiti lungo le strade laterali che immettono su via Carlo Poerio e verso la riviera di Chiaia. Il particolare della rapidità, unito alla scelta di colpire l’area addominale e costale, alimenta tra gli inquirenti la valutazione di una azione premeditata. Non un alterco degenerato, dunque, ma un bersaglio individuato prima e raggiunto con un blitz studiato. Gli investigatori mantengono cautela, ma l’ipotesi di spedizione punitiva è sul tavolo.
LA VETRINA DELLA MOVIDA CHE DIVENTA SCENA DEL CRIMINE
Scegliere via Bisignano in piena notte tra il 26 e il 27 dicembre non è un dettaglio. L’area dei baretti è uno dei punti più affollati della movida cittadina, un crocevia di giovani e turisti, soprattutto nelle serate festive. In quel contesto, la mobilità su due ruote consente arrivi e fughe fulminee. Proprio per questo, gli inquirenti stanno cercando di isolare i frame utili dalle telecamere a circuito chiuso dei locali e degli esercizi commerciali: la traiettoria d’ingresso, la posizione della vittima, la direzione di fuga degli aggressori possono restituire indizi preziosi su mezzi, targhe coperte o alterate, numero esatto dei partecipanti. Alcune riprese avrebbero già documentato l’arrivo dei mezzi e la concitazione dei pochi secondi dell’assalto.
BRUNO PETRONE, UN 18ENNE TRA SCUOLA E CAMPO
Le informazioni finora raccolte delineano un ragazzo incensurato, studente e calciatore. Bruno Petrone gioca da centrocampista ed è tesserato con l’US Angri, club dell’Eccellenza campana che ha diffuso un messaggio di vicinanza e condanna della violenza, invitando la comunità sportiva a stringersi attorno al giovane e alla sua famiglia. Nelle ore successive al ferimento, dal club e dall’ambiente cittadino sono filtrati segnali di cauto ottimismo legati alla riuscita dell’intervento, pur restando il quadro grave e la prognosi riservata.
LE PAROLE DEL «CALCIO»
L’US Angri non usa giri di parole: «sgomento» e «condanna ferma» sono i termini che emergono dal comunicato con cui la società si stringe attorno a Bruno e alla sua famiglia, chiedendo di respirare e aspettare i bollettini clinici con il necessario rispetto della privacy. La città sportiva, dalle scuole calcio ai club dilettantistici, rilancia il messaggio: il campo è un luogo di aggregazione, non un bersaglio da colpire. Ed è proprio questa assenza di legami tra la vittima e ambienti criminali a rendere l’episodio, per molti, ancora più inaccettabile. Per la sua squadra, il classe 2007 è un centrocampista con margini di crescita, uno che corre, che copre, che imposta. Per i coetanei che lo hanno visto su quei campi periferici dell’Eccellenza, è «quello che non molla mai». Fuori dal campo, un ragazzo qualunque, nel senso migliore: scuola, allenamenti, amici. In queste ore, il suo volto rimbalza tra chat e timeline, come accade sempre quando la realtà supera il confine del racconto sportivo e chiede una presa di posizione: non bastano le frasi fatte; servono fatti, indagini e una verità che dia un nome, e un processo, a chi ha trasformato una notte di feste in un bollettino di guerra urbana.
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