Serie A
02 Gennaio 2026
NAPOLI SERIE A - Davide Costanzo, difensore classe 2002, tra i Professionisti ha giocato con Alessandria e Pro Vercelli
Allo scoccare di mezzanotte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, quando le timeline si riempiono di auguri e buoni propositi, appare un messaggio diverso: un lungo testo, lucidissimo e tagliente, in cui un ragazzo di 23 anni mette via le scarpette. È il post di Davide Costanzo. Cresciuto nel settore giovanile del Napoli, difensore nato a Frattamaggiore, uno che nell’estate del 2021 ha addirittura portato la fascia degli azzurri in un’amichevole con il Benevento. Un dettaglio che sembra un paradosso: sei passato dall’onore di guidare, anche per pochi minuti, una delle squadre più esposte d’Europa, all’addio prematuro al calcio giocato. «Sono spariti quasi tutti», scrive. E non è la frase di un deluso qualsiasi: è il punto fermo di una storia che vale la pena rileggere con attenzione, perché parla di merito, di sistema, di occasioni e di quanto, nel calcio italiano di oggi, conti più la resilienza del talento.
LA NOTTE DELLA FASCIA, IL GIORNO DELL'ADDIO
Sembra un cortocircuito narrativo. A settembre 2021, durante l’amichevole Napoli-Benevento, Luciano Spalletti concede qualche minuto a Costanzo e, dettaglio destinato a restare, gli mette al braccio la fascia di capitano. È un passaggio di testimone simbolico, una carezza al settore giovanile, un modo per dire «qui puoi arrivare». Lo storico «benvenuto» di Lorenzo Insigne («Che sia la prima di tante») completa la scena. Ma la prima non diventerà la seconda. Quella notte è un culmine e, insieme, una fotografia che il tempo non trasformerà in nuovo inizio. Lo ricordano le cronache locali e i racconti dell’epoca: il ragazzo ha il fisico, il piede sinistro naturale, la lettura delle seconde palle; è nel giro della prima squadra, fa il ritiro a Dimaro, osserva da vicino gente come Koulibaly, Manolas, Osimhen. Poi, la parabola si spezza.
IL POST DI CAPODANNO: «IL MERITO CONTA MENO DEI FAVORI»
Il testo pubblicato su Instagram da Costanzo è un documento generazionale. Non un lamento, piuttosto un atto d’accusa e, insieme, un congedo fiero. «Il calcio è un mondo dove il merito conta meno dei favori. Dove chi ha gli agganci va avanti, e chi ha solo valore resta fermo. Quando è arrivato il buio, quasi tutti sono spariti». Non è il linguaggio delle scuse, è la registrazione di un clima. L’addio non è un «non ce l’ho fatta», ma un «non voglio farcela così». Un distinguo importante. A 23 anni, con un diploma di campo e una laurea in Scienze Motorie già indicata in bio, dettaglio che segnala una lucidità rara, sceglie di voltare pagina. Le sue parole fanno il giro dei siti sportivi, aprono discussioni su pressioni, intermediazioni, reti di relazione. Non è una sentenza sul sistema, ma una testimonianza che chiede ascolto.
CHI È DAVIDE COSTANZO, IL SUO PERCORSO
1) Nato a Frattamaggiore il 4 luglio 2002, 1,82 m per un profilo da difensore centrale capace di adattarsi a sinistra. Cresciuto tra calcio di base (Calcio Caivano e scuola calcio F.lli Lodi) e vivaio del Napoli, con cui fa tutta la trafila fino alla Primavera. 2) Con Gattuso in panchina sfiora la prima squadra già nel febbraio 2021: emergenza difensiva, convocazione e sogno che si allunga in ritiro estivo, quando Spalletti lo coinvolge nelle amichevoli. Nella serata con il Benevento, per un quarto d’ora, è addirittura «capitano». Un unicum che dice tanto del suo profilo nello spogliatoio. 3) La carriera «tra i grandi» non decolla: nel 2022-2023 passa in prestito all’Alessandria e poi alla Pro Vercelli in Serie C (solo 2 presenze). Nel 2023-2024 scende in D: Portici, quindi a gennaio Angri. Nell’estate 2024 un passaggio al Nola in Eccellenza, a dicembre l’approdo al Pompei (Serie D). Nel 2025 risulta tesserato per la Frattese: un ritorno a casa che però non riaccende la miccia. Fino al saluto del 1° gennaio 2026.
E DOMANI?
Il calcio italiano ha bisogno di storie come quella di Davide Costanzo non per piangersi addosso, ma per ricalibrare lo sguardo su tutto quello che accade «fuori fuoco». L’addio di un classe 2002, con 14 convocazioni nel Napoli dei grandi e una notte da capitano in amichevole, non è solo un finale anticipato: è un promemoria su quanto siano fragili le traiettorie tra settore giovanile e professionismo. Se quelle parole, «ho disegnato un’altra strada», significano che un ragazzo ha scelto di guidare la propria vita invece di farsi guidare dagli incastri, allora, paradossalmente, dentro quell’addio c’è una vittoria. Una di quelle che non finiscono in tabellino ma restano, a lungo, nella memoria di chi ama questo sport per ciò che ha di più umano.
UN'ULTIMA IMMAGINE
C’è un particolare che resta addosso: la fascia di quella sera d’estate 2021. Sembrava l’inizio, è diventata una parentesi. Ma una parentesi non è un errore: è una sospensione. Dentro ci sono i giorni con i campioni, le telefonate all’agente, le corse in allenamento dietro a Osimhen, i consigli di Koulibaly, l’abbraccio di Insigne. Non c’è nulla da cancellare. C’è solo da riconoscere che a volte il calcio, come la vita, non va in linea retta. E saperlo raccontare senza sconti né retorica è, già di per sé, un atto di maturità.