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02 Gennaio 2026
METZ - Tahirys Dos Santos, difensore e centrocampista mancino, è stato trasportato in elisoccorso in Germania (foto FB FC Metz)
La musica si è spenta di colpo. Nella penombra squarciata dal fumo, le luci d’emergenza hanno disegnato una scala stretta, prese d’assalto da centinaia di ragazzi che cercavano aria. In pochi minuti, la festa di Capodanno in un locale di Crans‑Montana è diventata un labirinto di calore e panico. Tra chi è riuscito a uscire, con ustioni e scosse di freddo, c’è anche un 19enne che i compagni chiamano «Tahi»: Tahirys dos Santos, calciatore dello FC Metz, oggi ricoverato in un centro grandi ustioni in Germania, dove è stato trasferito d’urgenza in elicottero. Il suo nome, nelle ultime ore, è diventato simbolo della fragilità che abita il confine tra festa e tragedia.
UN GIOVANE «GRENAT» TRA I FERITI
Secondo il comunicato ufficiale dello FC Metz, diffuso la sera di giovedì 1 gennaio 2026, Tahirys dos Santos, 19 anni, originario di Mont‑Saint‑Martin, è stato «grièvement brûlé», gravemente ustionato, nell’incendio che ha colpito il bar Le Constellation a Crans‑Montana. Il club ha precisato che il ragazzo è stato «trasferito per via aerea in Germania, dove è attualmente curato» e che si sta lavorando per un successivo rientro all’ospedale di Mercy, alle porte di Metz, «non appena le condizioni lo consentiranno». Il messaggio chiede rispetto per la privacy del calciatore e della famiglia, promettendo aggiornamenti solo in caso di novità significative.
IDENTIKIT DEL GIOCATORE
Dos Santos è un jolly mancino, difensore o esterno sinistro, punto affidabile della squadra N3 (la seconda squadra granata) e, dettaglio non secondario per capire la sua traiettoria, ha indossato la fascia di capitano in avvio di stagione. Il 20 dicembre 2025 la sua prima convocazione con i Professionisti, per i trentaduesimi di Coupe de France a Biesheim: una vittoria per 3‑0 vista dalla panchina, ma che aveva il sapore dell’inizio. Poi, la breve vacanza in montagna con gli amici, l’appuntamento della ripresa fissato a Metz per il giorno dopo, e la notte in cui tutto si è capovolto.
LA NOTTE DEL ROGO
L’incendio si è sviluppato intorno alle 01:30 del 1 gennaio nei locali del Le Constellation, un bar‑club sotterraneo nel cuore della località vallesana. Le prime ricostruzioni convergono su un’ipotesi: una «scintilla» su una bottiglia di champagne, avrebbe raggiunto un soffitto in legno, innescando in pochi istanti un fuoco ad alta intensità. Le autorità svizzere hanno escluso sin da subito la matrice dolosa o legata al terrorismo; si indaga su cause accidentali e, soprattutto, sulle condizioni di sicurezza e la gestione delle vie di fuga in un locale che era parecchio affollato. I soccorsi hanno dispiegato 42 ambulanze e 13 elicotteri, con i pazienti distribuiti tra Sion, Losanna, Ginevra e Zurigo e ulteriori trasferimenti transfrontalieri per casi complessi di ustione. È uno dei peggiori disastri nella storia recente del Paese: il governo federale ha proclamato 5 giorni di lutto nazionale.
CHI È TAHIRYS E L'ABBRACCIO DEL CALCIO FRANCESE
Nel vivaio granata Tahirys dos Santos si è distinto per intelligenza tattica e disponibilità ad adattarsi tra difesa e fascia, qualità che gli sono valse la fiducia nello spogliatoio della réserve e la menzione tra i prospetti da monitorare. La prima chiamata con la «A» aveva consolidato la percezione di un percorso in crescita: la scommessa, per il club e per il ragazzo, era di trasformare la stagione 2025‑2026 in una piattaforma di lancio. Oggi quella traiettoria si piega al tempo della riabilitazione e della cura: il calcio francese, dal Metz a molti club coetanei, ha fatto arrivare messaggi di sostegno e vicinanza. Il comunicato dei Grenats è di quelli che non lasciano spazio ai fraintendimenti: prima la persona, poi il giocatore. Le parole scelte, «uniamo i nostri pensieri», «combattere la sofferenza», restituiscono l’impatto che l’accaduto ha avuto su un ambiente che si prepara a tornare in campo con un peso in più sulle spalle.
IL CALCIO COME COMUNITÀ
Quando la cronaca nera entra nello sport, si rischia di schiacciare le storie personali sotto la forza del risultato. Qui il risultato non conta: contano le cicatrici, fisiche ed emotive, e la capacità di un sistema, club, lega, istituzioni, di farsi rete di protezione. Il caso di Tahirys dos Santos ricorda a tutti che i calciatori sono ragazzi prima che professionisti: viaggiano, festeggiano, vivono. E a volte si ritrovano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il compito di chi racconta è restituire umanità a quei nomi e a quei numeri, senza trasformarli in pura statistica. In queste ore, Metz e la sua gente sussurrano la stessa parola: «Resisti». È la stessa che arriva da chi, a Crans‑Montana, ha passato la notte tra sirene ed elicotteri, e da chi, in corsia, lavora perché la percentuale di pelle salva diventi futuro. Il calcio, quando è vero, sa stringersi. E non dimentica.