Primavera
03 Gennaio 2026
PESCARA PRIMAVERA 2 - Eliot Thelen, centrocampista classe 2007 al secondo anno nel club abruzzese (FOTO FB PESCARA CALCIO)
La notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, mentre sulle piste di Crans-Montana si festeggiava l’arrivo dell’anno nuovo, una scena di euforia s’è contratta in uno squarcio di silenzio. Nel seminterrato del disco-bar Le Constellation, le «fontane» pirotecniche montate su bottiglie di champagne, il rito vistoso di tanti locali alla moda, si sono trasformate, secondo le prime ricostruzioni, nell’innesco di un rogo devastante. In pochi secondi, raccontano i testimoni, il soffitto ha preso fuoco e l’aria è diventata irrespirabile: un flashover, il fenomeno che trasforma una stanza in una camera di combustione, ha inghiottito il locale. Il bilancio è pesantissimo: le autorità parlano di circa 40 vittime e 119 feriti; diverse testate italiane e locali hanno indicato un conteggio provvisorio fino a 47 morti, ma gli inquirenti invitano alla prudenza perché le identificazioni sono ancora in corso. Tra i feriti c’è Eliot Thelen, 18 anni, centrocampista della Primavera 2 del Pescara: «Ho visto cose orribili», ha detto tramite i canali ufficiali del club poco dopo le dimissioni dall’ospedale, con ustioni lievi alle dita, mentre alcuni amici lottano ancora per la vita in rianimazione.
COSA È SUCCESSO DENTRO LE CONSTELLATION
Secondo la ricostruzione preliminare della Procura del Canton Vallese, guidata da Béatrice Pilloud, l’incendio si sarebbe sprigionato nel piano interrato del locale intorno alle 01:30 del 1° gennaio 2026. Diversi testimoni riferiscono di «fountain candles», le piccole fontane scintillanti fissate sui colli delle bottiglie, sollevate molto vicino al soffitto, dove sarebbero stati presenti pannelli o schiume acustiche potenzialmente infiammabili. L’impatto termico e la caduta di frammenti incandescenzi avrebbero generato un’accensione rapida della parte alta del locale, con la formazione istantanea di fumi caldissimi e la deflagrazione di vapori combustibili. È il momento in cui, come spiegano i tecnici, può avvenire il flashover: tutto l’ambiente raggiunge la temperatura di accensione e prende fuoco in modo quasi simultaneo. Da lì, la corsa disperata verso le scale e le uscite, la ressa nella scala stretta che dal seminterrato porta al piano strada, alcuni clienti che sfondano i vetri con tavoli e sedie per aprirsi una via di fuga.
ELIOT THELEN: «HO VISTO COSE ORRIBILI». IL TALENTO DEL PESCARA È RIUSCITO A SCAPPARE
Nel caos di quelle 01:30, tra i corpi spinti dalla marea umana verso la scala, il centrocampista Eliot Thelen, 18 anni, lussemburghese, in forza alla Primavera 2 del Pescara, è riuscito a farsi strada e uscire. Ha riportato ustioni lievi alle dita della mano destra; è stato medicato e dimesso già nella giornata del 1° gennaio. «Sono uscito dall’ospedale da poche ore e, fortunatamente, sto bene. Resta però un forte impatto psicologico per quanto vissuto: ho assistito a scene molto dure. In questo momento il mio pensiero è rivolto ai miei amici coinvolti e alle famiglie delle vittime. Ringrazio di cuore tutte le persone che mi stanno dimostrando vicinanza» il suo messaggio diffuso tramite i canali ufficiali della società abruzzese. Il padre, Carlo Thelen, direttore della Camera di Commercio del Lussemburgo, ha parlato di un figlio «molto fortunato». Il Pescara ha espresso vicinanza al giocatore e alle famiglie delle vittime. Altre giovani promesse dello sport sono rimaste coinvolte: il 19enne del Metz, Tahirys Dos Santos, avrebbe ustioni su circa il 30% del corpo secondo fonti francesi, ed è seguito in un centro ustioni.
I SOCCORSI, TEMPI E CRITICITÀ
Quando il 112 ha iniziato a squillare, la Polizia cantonale è arrivata nell’arco di 2 minuti; i pompieri subito dopo. Sul posto hanno operato oltre 150 tra agenti, vigili del fuoco, soccorritori, con più di 40 ambulanze e elicotteri per trasferire i feriti verso Sion, Losanna, Ginevra, Zurigo e strutture oltreconfine. L’unità di terapia intensiva dell’ospedale regionale è andata presto in saturazione: i medici hanno stabilizzato ustionati in ipotermia ambientale, hanno intubato, praticato fluidoterapia aggressiva e gestito inalazioni di fumo. È stata imposta una no-fly zone temporanea sul perimetro urbano per facilitare i recuperi via elicottero e la sicurezza del cielo operativo. Nelle ore successive, la zona è stata cinturata, il quartiere affollato di turisti è diventato un corridoio di emergenze.
IL FILO UMANO DELLA STORIA
Nel clamore dei numeri, il volto di Eliot Thelen racconta lo shock di chi ha sfiorato l’irreparabile. Un ragazzo di 18 anni, una squadra di Primavera, una vacanza con gli amici in una stazione famosa. Poi il calore che morde la pelle, il buio dei fumi, la spinta della folla, il vetro che cede, l’aria gelida che brucia i polmoni. «Ho visto cose orribili», ripete. Un amico è in sala operatoria, un’altra è in rianimazione. Altri coetanei, sconosciuti, hanno perso il nome oltre al respiro. La sua voce aggiunge una cosa semplice: la paura non è finita all’uscita del locale, inizia adesso, con le notti piene di immagini e il peso della memoria. Il Pescara lo aspetta e lo abbraccia. Ma ogni riga su Eliot, come su Tahirys Dos Santos e su tanti ragazzi senza fama, deve finire nello stesso punto: nella richiesta di verità. Perché a Crans-Montana non c’è stato «destino», c’è stata una catena di scelte. Alcune forse corrette, altre forse sbagliate. Saranno i fascicoli e i tribunali a dirlo.