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Serie A

San Siro applaude il “Pocho”: l’esordio di Matteo Lavelli racconta il presente (e il futuro) dell’Inter

19 anni appena compiuti e una storia tutta da scrivere: contro il Bologna la prima in Serie A del classe 2006 che fa sognare i nerazzurri

San Siro applaude il “Pocho”: l’esordio di Matteo Lavelli racconta il presente (e il futuro) dell’Inter

L’erba di San Siro è piena di storie minuscole che diventano grandi al primo respiro. Stavolta la scena è tutta per un ragazzo classe 2006, chiamato a bordocampo non per caso: è Lautaro Martinez a segnalare alla panchina la sostituzione, a invitare Cristian Chivu a farlo entrare. Pochi secondi, il tabellone che lampeggia, l’uscita del capitano, l’abbraccio di Marcus Thuram e poi il boato caldo di San Siro. Così Matteo Lavelli, per tutti “il Pocho”, ha raccolto i suoi primi minuti in Serie A nella notte del 4 gennaio 2026 contro il Bologna: un battesimo breve, ma densissimo, perché porta con sé un messaggio chiaro sul progetto Inter e su come i nerazzurri intendono connettere la Under 23 alla prima squadra.

CARTA D'IDENTITÀ

Nato a Vimercate l’8 dicembre 2006, 185 cm di statura, centravanti moderno: sa occupare l’area, tiene palla, lavora di sponda e attacca bene il primo palo. Il profilo fisico è già “da grande”, il repertorio in espansione. Il soprannome “Pocho” nasce dall’assonanza con Ezequiel Lavezzi, ma il ruolo in campo è quello del nove classico, con licenza di cucire il gioco. Il calcio è un affare di casa: il padre, Diego, è stato attaccante nelle categorie nazionali e oggi fa l’osservatore; il fratello Nicolò gioca nell'Under 17 della Pro Sesto. Un contesto che spiega etica del lavoro, disciplina e familiarità con la porta. Cresciuto tra Vibe Ronchese, Monza e Renate, Lavelli completa la formazione nel vivaio dell’Inter, dove si fa notare fin da subito a suon di gol. Nel 2024/25 segna, decide partite e si guadagna fiducia.

COSA SA GIÀ FARE

Fisicità intelligente: la stazza (185 cm) lo aiuta nelle duelli e nel gioco spalle alla porta; la coordinazione è cresciuta di pari passo con i carichi della Primavera. È un target man che non resta piantato, ma attacca i corridoi corti sul primo palo e allunga la difesa negli spazi. Colpo di testa e attacco dell’area: diverse reti nascono da movimenti puliti in zona dischetto o sul “secondo tempo” da palla inattiva. Lavoro per i compagni: nei report del club ricorre l’idea di un nove che “lega” e che capisce il momento della sponda. È la base ideale per un sistema a due punte come quello dell’Inter di Chivu. In un 3-5-2 con Thuram o Lautaro al fianco, Lavelli può essere il riferimento per attaccare le seconde palle e fissare i centrali, liberando mezzali e quinti nella metà campo avversaria. La sua struttura fisica aiuta a difendere il pallone e a consolidare il possesso nei finali sporchi. In un 3-4-2-1, può interpretare il ruolo di nove che esce incontro: conduce il difensore fuori zona per aprire il corridoio all’inserimento del trequartista. Il repertorio da palla inattiva — taglio sul primo legno, colpo di testa in torsione — aggiunge una minaccia immediata.

UNA STORIA DA SCRIVERE

L’Inter ha scelto di raccontare il proprio futuro senza proclami, ma con sequenze verificabili: una Under 23 in Serie C, un settore giovanile che vince e produce, prolungamenti che dicono programmazione, e poi la cosa più importante: quando arriva il momento, ti mettono dentro. L’esordio di Matteo Lavelli a San Siro nel match del 4 gennaio 2026 è la cornice perfetta di questa narrazione: la squadra titolare che lotta per i principali obiettivi stagionali; il capitano che chiama, l’allenatore che si fida, lo stadio che capisce. Il resto — gol, minuti, cifre — arriverà nei tempi giusti. Intanto, è già successo qualcosa: i tifosi hanno visto che questo Pocho non è uno slogan, ma un ragazzo vero, cresciuto “in casa”, pronto a prendersi un pezzo di futuro nerazzurro.

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