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Manchester United, il circo continua: esonerato Amorim, è il 10° allenatore negli ultimi 13 anni

Dopo Ferguson un abisso continuo, panchina affidata ad interim alla leggenda Darren Fletcher

Rúben Amorim

Rúben Amorim esonerato dal Manchester United

David Moyes, Ryan Giggs, Louis Van Gaal, Josè Mourinho, Ole Gunnar Solskjaer, Michael Carrick, Ralph Ragnick, Erik ten Hag, Ruud Van Nistelrooy e ora Rúben Amorim. Non un elenco banale, non una serie di nomi buttati lì. È il Manchester United dopo il ritiro di Sir Alex Ferguson nel 2013, un cumulo di macerie cresciuto ancora e ancora fino a diventare una montagna impossibile da scalare, cocci impossibili da rimettere assieme. L'ultimo a provarci proprio Amorim ma, anche per il portoghese, il tempo è scaduto e diventa un'altra delle vittime dei Glazers, la prima di Ineos e Sir Jim Ratcliffe. Un'ultima stilettata in conferenza dopo il pareggio di Elland Road, e all’alba di Londra il Manchester United gira pagina: Ruben Amorim non è più l’allenatore dei Red Devils.



L’ORA X: IL COMUNICATO


LONDRA (Regno Unito), 5 gennaio 2026. Alle 11:08 italiane lo United ha ufficializzato l’esonero di Ruben Amorim. Nel comunicato, il club ha richiamato il sesto posto in classifica e la necessità di intervenire “nel momento migliore” per provare a chiudere la stagione nella posizione più alta possibile in Premier League. Traduzione in linguaggio spogliatoio: serve una scossa adesso, prima che la corsa europea scappi via.

La dirigenza del club ha deciso con riluttanza che è il momento giusto per un cambiamento. Ciò darà alla squadra la migliore opportunità per concludere la Premier League al più alto livello possibile. Il club desidera ringraziare Ruben per il suo contributo e gli augura il meglio per il futuro. Darren Fletcher prenderà il comando della squadra nella partita contro il Burnley di mercoledì.



LO STRAPPO DI ELLAND ROAD: «SONO QUI A FARE IL MANAGER»

Il detonatore? Le dichiarazioni post pareggio col Leeds, a Elland Road. Ruben Amorim non ha usato giri di parole: “Sono qui per fare il manager, non semplicemente l’allenatore”. E ancora, rincarando la dose davanti ai giornalisti: “Io sono venuto qui per fare il manager del Manchester United, non semplicemente l’allenatore. Voglio che questo punto sia chiaro, e che si sappia che sarà così per i prossimi 18 mesi o fino a quando la dirigenza non deciderà di cambiare”. La dirigenza ha deciso di cambiare, subito.



La frecciata ha colpito in pieno la catena di comando. Il CEO Omar Berrada e il direttore sportivo Jason Wilcox - tutt'altro che idilliaci i rapporti con Amorim - hanno messo mano al dossier già ieri sera, preferendo una notte di riflessione prima della scelta drastica. Ma lo strappo era nell’aria da prima di Natale: lo United ha insistito per un cambio di modulo, l’allenatore ha obbedito di malavoglia. E sul mercato sono volati gli stracci: caso emblematico, il giovane portiere Senn Lammens preferito a Emi Martinez, espressamente richiesto da Amorim. Quando la distanza tecnica diventa politica, il matrimonio inizia a scricchiolare.



LA GUERRA DEI SISTEMI: 3-4-2-1 CONTRO LA STORIA DELLO UNITED


Arrivato a novembre 2024, strappato allo Sporting per 11 milioni di euro, Amorim era stato scelto per essere la svolta anche tattica: il suo 3-4-2-1 contro il tradizionale 4-2-3-1 di casa United. Il portoghese aveva anche ammesso di aver accantonato (a malincuore) il suo credo: per tornare a quel vestito “servirebbero molti soldi” in acquisti, aveva detto. Eppure 230 milioni di euro sono stati investiti per rifare l’attacco. Ma come? Voleva Watkins e la società gli consegna strapagadolo Sesko - talento puro ma senza esperienza in Premier - mentre Cunha e Mbeumo, giocatori affermati in Inghilterra, si rivelano essere tra i trascinatori di questa squadra. Ancora una volta non è importato il "come". Risultato? In campo segnali di risalita, complice una stagione senza coppe e quindi più tempo per allenarsi; fuori, un logoramento crescente fino all’esplosione di Leeds.



L’era Amorim si chiude dopo 14 mesi: un’altra tacca nel tormentato dopo Sir Alex Ferguson, dove gli allenatori si susseguono più dei trofei. È il primo fallimento ufficiale dell’era Ineos, anche con un impatto economico pesante: contratto fino a giugno 2027, lo United pagherà per intero lo stipendio residuo. Sullo sfondo resta l’incubo del 2024-25, archiviato come la peggior stagione di sempre del club in Premier e la peggiore in assoluto dai tempi della retrocessione 1973-74. Tanto fumo, poco arrosto: il vento di cambiamento non ha portato il raccolto sperato.



FLETCHER A INTERIM E LA MALEDIZIONE CONTINUA


La panchina passa ad interim a Darren Fletcher, leggenda del club da giocatore dal 2003 al 2015 nonchè tecnico dell'Under 18 dei Red Devils. Nuovo allenatore permanente? Possibile rinvio all’estate. Intanto il calendario non aspetta: mercoledì lo United è di scena a Burnley nel 21° turno di Premier League. Riuscirà Fletcher a rimettere in carreggiata una squadra sesta e in cerca di identità? La partita è appena ricominciata, ma lo spogliatoio ora chiede fatti, non parole.

La narrativa resta la stessa: progetto, controllo, poteri del manager. Chi guida davvero a Carrington? Nel decennio post Ferguson il turnover in panchina ha superato i giri di giostra, e l’ennesima sterzata di oggi non farà eccezione. Tocca allo United scegliere una rotta chiara. Perché senza una sola voce tecnica e societaria, ogni modulo – 3-4-2-1 o 4-2-3-1 – rischia di diventare solo una lavagna vuota. E quello dello United, un circo e un ciclo destinato a continuare ancora, e ancora.

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